Il Portogallo abbandona l’austerità, ma Krugman invita alla prudenza

Fine dell'austerità in Portogallo, dove il nuovo governo di sinistra inizia a tagliare le addizionali Irpef e ad alzare il salario minimo. Tensioni tra socialisti e comunisti.

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Fine dell'austerità in Portogallo, dove il nuovo governo di sinistra inizia a tagliare le addizionali Irpef e ad alzare il salario minimo. Tensioni tra socialisti e comunisti.

A poche settimane dall’ottenimento dell’incarico di premier, il socialista Antonio Costa cerca di tenere fede alla promessa di porre fine alle politiche di austerità, rese necessarie negli anni scorsi per salvare il Portogallo dalla crisi del debito sovrano. Il governo, composto solo da ministri socialisti, ma che si regge in Parlamento sui voti di altri 3 partiti di sinistra (quello comunista, il Blocco di Sinistra e i Verdi), ha annunciato un piano per eliminare l’addizionale sui redditi da lavoro del 3,5%. Poiché non era possibile farlo in toto, Costa ha previsto la sua integrale cancellazione per i redditi fino a 7.000 euro, mentre per quelli compresi tra i 7.000  i 20.000 euro sarà tagliata all’1%, all’1,75% tra i 20.000 e gli 40.000 euro, al 3% tra i 40.000 e gli 80.000 euro. Rimarrà del tutto, invece, per i redditi superiori agli 80.000 euro, ossia per circa 12.000 famiglie, si stima. Ma il leader comunista Joao Oliveira, però, minaccia di non votare il provvedimento, se le misure economiche saranno gestite solamente dal Partito Socialista. Gli altri 2 partiti dell’inedita coalizione lusitana hanno annunciato il loro voto favorevole. In particolare, il Blocco di Sinistra si mostra soddisfatto per il recepimento dei criteri di progressività del taglio. L’operazione comporterà un costo per il Tesoro di Lisbona di 430 milioni di euro, che per quanto sostenibile, si pone in contrasto con l’obiettivo perseguito dal precedente esecutivo di abbassare il rapporto deficit/pil sotto il 3%. E non si tratta dell’unica misura in contraddizione con le politiche degli ultimi anni, attuate dal centro-destra dell’ex premier Pedro Passos-Coelho: dall’1 gennaio, il salario minimo sarà innalzato di 25 euro a 530 euro mensili.

       

Paul Krugman invita alla prudenza sul salario minimo

La proposta di Costa dovrebbe essere contemperata da un taglio dello 0,75% al 23% dei contributi previdenziali a carico delle imprese, relativamente ai dipendenti che percepiscono il salario minimo. I rappresentanti delle imprese e del settore commerciale non si mostrano soddisfatti, puntando a ottenere maggiori sgravi e temendo che la misura possa accrescere il costo del lavoro.

E intervenendo a una conferenza a Lisbona, il Premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, ha invitato nei giorni scorsi il governo alla prudenza sul punto, sostenendo che pur essendo da sempre favorevole all’innalzamento del salario minimo, egli tema che così il Portogallo possa perdere competitività. Il tasso di crescita attesa per l’anno prossimo è stato rivisto in calo dalla banca centrale di Lisbona, che evidenzia come ancora Lisbona non abbia inviato alla Commissione europea alcuna legge di bilancio per il 2016. Mediamente, però, l’economia dovrebbe espandersi dell’1,5% all’anno nel biennio 2015-2016. Anche se le ragioni restano controverse, Costa ha potuto ereditare dal predecessore un tasso di disoccupazione all’11,5%, che per quanto elevato, è la metà di quello ancora esistente nella confinante Spagna o in Grecia, meno del 17% di 2 anni fa.  

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