Il popolo delle partite IVA fa litigare 5 Stelle, Renzi e governo: maggioranza a rischio

Luigi Di Maio avverte il premier Giuseppe Conte sulla manovra: "senza il Movimento 5 Stelle non c'è governo". E' altissima tensione nella maggioranza sulla legge di Bilancio per il 2020. E anche Matteo Renzi minaccia l'esecutivo.

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Luigi Di Maio avverte il premier Giuseppe Conte sulla manovra:

Tutti contro tutti nella maggioranza dopo il varo della legge di Stabilità per il 2020 al Consiglio dei ministri di una settimana fa. Il premier Giuseppe Conte è intervenuto ieri con toni durissimi per avvertire che “la manovra non si cambia” e “chi non fa squadra è fuori”, mandando un messaggio molto chiaro al suo ministro degli Esteri e portavoce del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, quando ha detto di essere entrato a Palazzo Chigi grazie a un partito (l’M5s) che ha gridato “onestà, onestà” e che, quindi, “sulla lotta all’evasione fiscale non si torna indietro”.

Parole come pietre, che hanno indisposto moltissimo Di Maio e quasi portato alla rottura tra i due, tanto che nella serata di ieri il premier avrebbe inviato un messaggio di scuse ai leader della maggioranza.

Cosa sta succedendo? Possiamo riassumerla così: varata la manovra, Di Maio e Matteo Renzi si sono resi conto di quanto risulti impopolare nel Paese, specie tra le partite IVA, duramente colpite da provvedimenti come il tetto al contante, l’obbligo del POS e il ritorno al regime analitico sotto i 65.000 euro. Per questo, hanno deciso di passare all’attacco, fiutando un presunto asse tra il premier e il PD, esplicitamente rimproverato dai 5 Stelle, che pure sarebbero il partito di riferimento di Conte.

Di Maio si mostra critico sull’abbassamento drastico del tetto al contante da 3.000 a 2.000 euro per i prossimi 2 anni e a 1.000 euro dal 2022, chiedendo anche che l’obbligo del POS venga rivisto o accompagnato dall’azzeramento delle commissioni bancarie. Inoltre, i 5 Stelle sono perplessi per l’abbandono del regime forfetario a favore delle partite IVA sotto i 65.000 euro di ricavi annui, invocando che vengano preservati almeno coloro che fatturino non oltre 30.000 euro per evitare che siano gravati da maggiori incombenze fiscali con il ritorno al regime dei minimi vecchio stampo.

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Renzi e Di Maio in lotta contro il loro governo

Dal canto suo, Renzi non rinuncia a chiedere la fine di quota 100 sulle pensioni, sostenendo che costi 7 miliardi di euro in 3 anni e che sia semplicemente uno spot di Matteo Salvini per fingere di avere risolto il problema dei pensionati.

L’ex premier dalla Leopolda di questo fine settimana appena trascorso ha proposto di lasciare invariata la pressione fiscale, tagliando la spesa pubblica di 2 miliardi di euro, evitando di imporre nuove tasse sullo zucchero e balzelli vari. Ma su quota 100 l’M5S non vuole compiere passi indietro, essendo stata una sua bandiera, oltre che della Lega, sotto il governo precedente.

Se Renzi avverte Conte che attende la manovra in Aula, Di Maio è su tutte le furie e minaccia nemmeno più velatamente la fine della maggioranza giallorossa. Che la legge di Stabilità sarebbe stata difficile lo si sapeva, ma che sarebbe stata impastata su nuovi balzelli e tutti ai danni del ceto medio è diventato rischioso sia per le speranze di crescita di Italia Viva, che nei sondaggi effettivamente resta al palo, sia per quelle di recupero dei consensi perduti di un M5S, che punta vistosamente ad accreditarsi in questa maggioranza come un riferimento per le partite IVA, salvo non possederne alcuna vocazione “storica”.

La manovra non si cambia, almeno non nei suoi punti caratterizzanti, anche se modifiche in Parlamento restano possibili per smussare gli angoli e ammorbidirne la portata tra il variegato mondo del lavoro autonomo. Il punto è che questo governo ha perso per strada il ceto medio e rischia di essere percepito come una replica ancora meno popolare dei governi Prodi, che non portarono mai fortuna ai loro azionisti. Di Maio è consapevole che se quando era alleato con la Lega doveva spostarsi a sinistra per bilanciare l’azione di governo, adesso deve spostarsi a destra per impedire al PD di fare l’asso piglia-tutto, scontrandosi con lo stesso Renzi, che già di per sé di sinistra ha pochissimo.

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