'Il Pil USA cresce meno del previsto. Bernanke cambierà idea sulla riduzione del QE 3?

Il Pil USA cresce meno del previsto. Bernanke cambierà idea sulla riduzione del QE 3?

La frenata dei consumi Usa impatta sul PIL americano che è cresciuto meno delle attese nel primo trimestre. Paradossalmente i mercati potrebbero guardare con sollievo a questa notizia

di , pubblicato il
La frenata dei consumi Usa impatta sul PIL americano che è cresciuto meno delle attese nel primo trimestre. Paradossalmente i mercati potrebbero guardare con sollievo a questa notizia

Il pil Usa è cresciuto dell’1,8% su base annua, meno del 2,4% del consensus e di quanto fosse stato stimato nella seconda lettura. Il dato è stato diffuso dal Dipartimento del Commercio USA e indica un’accelerazione della crescita, rispetto al +0,4% dell’ultimo trimestre del 2012, ma comunque inferiore alle aspettative e alla seconda lettura. In particolare, i consumi Usa (pari ai due terzi del pil ) sono cresciuti del 2,6%, meno del 3,4% inizialmente stimato, anche se più del +1,8% del trimestre precedente. Deboli anche gli investimenti lordi fissi, cresciuti solo dello 0,4%, mentre nella seconda lettura era stato diffuso un più ottimistico +2,2%. Bene, invece, le spese per investimenti nell’edilizia, aumentate del 14%, contribuendo alla crescita dell’economia americana per l’ottavo trimestre di fila.

Paradossalmente, la lettura più debole degli indicatori macroeconomici degli USA rappresenta un sospiro di sollievo per i mercati finanziari. La scorsa settimana, infatti, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, aveva preannunciato il possibile allentamento entro l’anno del piano di allentamento monetario, noto come “quantitative easing 3” e che consiste nell’acquisto di asset pubblici e privati per 85 miliardi di dollari al mese. Lo stesso aveva anche palesato la possibilità che il piano sia interrotto tra circa un anno. Il ragionamento di base del governatore consisteva proprio nel rafforzamento dell’economia reale americana, come dimostrato dalla divulgazione degli ultimi indici. Adesso, però, i piani dell’istituto potrebbero subire una frenata, perché la strategia del “wait and see” implica che la Fed si muova sulla base del trend effettivo di volta in volta captato dai dati, sebbene lo scenario di un allentamento nel futuro prossimo e poi dell’interruzione del QE3 resti tutto in piedi.

A cambiare saranno i tempi. Se fino a qualche ora fa si pronosticava un abbassamento a 65 miliardi di dollari da ottobre in poi, per arrivare a uno stop entro il giugno 2014, adesso la tempistica potrebbe slittare di qualche mese, sempre che la lettura del secondo trimestre non confermi lo stato più debole delle attese dell’economia americana, nel qual caso si potrebbe rinviare anche di diversi mesi la fine degli stimoli monetari.

 

Tassi Fed: si allungano i tempi per la stretta

Se è vero quanto sopra detto, anche l’avvio di una stretta monetaria sui tassi potrebbe arrivare più tardi del previsto. Non più dalla metà del 2015, come ad oggi pronosticato, ma possibilmente più in là nel corso dello stesso anno.

E proprio questo scenario più morbido potrebbe rinvigorire nel breve i mercati finanziari, dando ossigeno anche ai bond pubblici europei, i quali non a caso, forse, mostrano qualche segno di miglioramento in queste ore, con lo spread a dieci anni tra BTp italiani e Bund tedeschi tornato sotto i 300 punti base.

 

Argomenti: