Il Pil cinese rallenta ancora: 9 frenate negli ultimi 10 trimestri

Il Pil cinese ha segnato un +7,5% su base annua, in linea con attese. Nel primo trimestre, la crescita era stata del 7,7%.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Pil cinese ha segnato un +7,5% su base annua, in linea con attese. Nel primo trimestre, la crescita era stata del 7,7%.

Secondo i dati rilasciati dal governo di Pechino, la crescita del pil della Cina nel secondo trimestre dell’anno è stata del 7,5% su base annua, in decelerazione dal +7,7% messo a segno nel periodo di gennaio-marzo.

Si tratta della nona frenata negli ultimi dieci trimestri. D’altronde, anche il dato del primo trimestre era risultato in calo dal +7,9% dell’ultimo quarto del 2012.

In ogni caso, si tratta di un dato in linea con le attese, dopo che il governo aveva avvertito circa una decelerazione dei tassi di crescita, dovuta alla minore domanda estera, che si sta ripercuotendo negativamente sulla produzione e gli investimenti interni. La produzione industriale a giugno ha registrato una crescita dell’8,9%, in calo dal precedente 9,2% di maggio e inferiore al 9,1% del consensus.

Meglio delle attese, invece, è stato il dato sulle vendite al dettaglio, salite del 13,3% a giugno, in accelerazione dal 12,9% di maggio e sopra il consensus, che era per una crescita invariata sul mese precedente. In definitiva, la crescita dell’economia cinese nel primo semestre è stata del 7,6%. Per quest’anno, Pechino ha fissato un obiettivo del 7,5% e se centrato si tratterebbe del tasso più basso degli ultimi 23 anni. Lo stesso governo, tuttavia, aveva affermato ufficialmente che anche un tasso inferiore al 7,5% non sarebbe stato un problema per l’economia. Un’indicazione, volta a orientare il mercato verso la strategia del cosiddetto “soft landing”, l’atterraggio morbido seguito dal nuovo premier Li Keqiang, il quale desidera una decelerazione dei tassi di crescita, facendo dipendere meno quest’ultima dall’export, quindi, dalla congiuntura internazionale, orientandola maggiormente verso i consumi interni.

Ma il paese si trova ad affrontare il grave problema dell’esplosione dei crediti bancari, che si attesterebbero intorno ai 23 trilioni di dollari, il 200% del pil cinese, in seguito alla creazione di una bolla immobiliare, che il governo e la People’s Bank of China stanno cercando di ridimensionare, evitando che scoppi, attraverso una stretta monetaria, i cui esiti, tuttavia, alla fine di giugno hanno lanciato più di un allarme (Banche cinesi in crisi di liquidità. Il governo ordina alla stampa “non parlate di credit crunch”).

Proprio le difficoltà del sistema bancario ostacolerebbero, in questa fase, la trasformazione della Cina da un’economia “export-oriented” a uno stadio più maturo.

Le borse non sembrano preoccuparsi dell’atterraggio cinese, tanto che gli indici asiatici Msci hanno chiuso in rialzo mediamente dello 0,3% (ma Tokyo è chiusa per festività), mentre la Borsa di Shanghai è balzata dello 0,89%. Bene anche Milano, che parte positiva dello 0,6% e con lo spread a 295 punti base (rendimenti decennali al 4,5%).

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Argomenti: Economie Asia

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