Il piano di Salvini per mandare a casa il governo, con l’aiuto di Di Maio?

La vittoria in Umbria spinge già Matteo Salvini a prepararsi alle regionali di gennaio in Emilia-Romagna. L'obiettivo consiste nell'abbattere il governo Conte e Luigi Di Maio gli darebbe una mano. Vediamo il retroscena.

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La vittoria in Umbria spinge già Matteo Salvini a prepararsi alle regionali di gennaio in Emilia-Romagna. L'obiettivo consiste nell'abbattere il governo Conte e Luigi Di Maio gli darebbe una mano. Vediamo il retroscena.

Il governo “giallorosso” traballa con la pesante sconfitta accusata dal centro-sinistra in Umbria, che per la prima volta si allargava al Movimento 5 Stelle. I 20 punti di distanza che hanno separato le due coalizioni hanno fatto dire “basta!” al portavoce grillino Luigi Di Maio, il quale di alleanze locali o nazionali con il PD non vuole sentirne più parlare.

Dal canto suo, Matteo Salvini è già al lavoro per portare a casa il risultato dei risultati: la vittoria alle elezioni in Emilia-Romagna, regione “rossa” per antonomasia. Il leader della Lega sa che il governo Conte non reggerebbe un solo istante all’eventuale sconfitta della sinistra anche a Bologna. Sarebbe troppo per Nicola Zingaretti. E al Nazareno suona l’allarme proprio sulle regionali di gennaio, ora che la prospettiva di allearsi con i 5 Stelle sembra essere tramontata.

Anche l’Umbria a destra, alleanza PD-5 Stelle bocciata sul nascere

Il centro-destra compatto candiderà alla presidenza Lucia Bergonzoni. Espugnare l’Emilia-Romagna galvanizzerebbe fin troppo l’elettorato salviniano, di Giorgia Meloni e dello stesso Silvio Berlusconi. Per contro, Di Maio non può più permettersi di perdere. Da qui, il piano B del ministro degli Esteri. Preso atto che una vittoria sarebbe al momento impensabile – l’M5S non ha vinto una sola elezione regionale, nemmeno quando è andato benissimo – almeno servirebbe perdere bene, cioè con percentuali che lascino intravedere un’inversione di tendenza (sopra il 20%). Come? Sganciandosi dal PD e conducendo una battaglia solitaria contro tutti gli altri partiti, tornando alle origini “anti-sistema”.

Quanto credibile risulterà il suo movimento nell’imitare sé stesso del passato lo lasciamo al pensiero di ciascuno, ma il fatto importante di questa eventuale svolta sarebbe che le distanze col PD nel governo si amplierebbero, potenzialmente paralizzando l’azione della maggioranza in Parlamento, già ai minimi termini. E c’è di più: questa strategia spezza in due il fronte anti-salviniano, indebolendolo. Salvini smentisce di essere stato in contatto nelle scorse ore con Di Maio, eppure lo scenario di un riavvicinamento tra i due non riesce ad essere del tutto smentito.

Attenzione, quando diciamo “tra i due”, non intendiamo tra Lega e M5S, bensì tra Lega e quella parte dell’M5S fedele a Di Maio.

Futuro di Di Maio fuori dal Movimento?

Ammesso che questi riuscirà a portare sulle sue posizioni la maggioranza dei gruppi parlamentari contro la volontà di Beppe Grillo e Giuseppe Conte di legarsi stabilmente al PD, dovrebbe assumersi successivamente per intero la responsabilità per l’esito elettorale, che certo al momento non si annuncerebbe trionfante. Il rischio di finire disarcionato sarebbe a quel punto totale. Verissimo, ma l’alternativa sarebbe pagare lo stesso pegno senza avere nemmeno giocato la propria partita, essendogli stata imposta l’alleanza col PD da Grillo. A gennaio, se il centro-destra vincesse in Emilia, Salvini otterrebbe finalmente le elezioni anticipate. E se le perdesse? La testa di Di Maio come portavoce M5S rotolerebbe, ma forse prenderebbe corpo l’ipotesi di una scissione nel movimento tra favorevoli e contrari alla prosecuzione del governo con Zingaretti e Matteo Renzi.

Un Di Maio all’opposizione con una pattuglia di parlamentari decreterebbe ugualmente la fine del governo e nuove elezioni. Sarebbe pronto a presentarsi alle urne in autonomia per la primavera prossima, magari a capo di un movimento meridionale? Su questo forse scommette Salvini, che otterrebbe il risultato non indifferente di ridurre ulteriormente il peso dei 5 Stelle (divisi) nei collegi al sud. E chissà che non stia già concordando persino un’alleanza “di scopo” con Di Maio, concedendogli per la quota maggioritaria un pugno di seggi sicuri per tutelarlo nel caso in cui non riuscisse a superare lo sbarramento del 3% alla Camera. Di follie impensabili ne abbiamo viste tanti nell’ultimo anno e mezzo, questa sarebbe solamente una in più.

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