Il petrolio tra i ghiacci li ha resi ricchi e già sono diventati “green”

Il petrolio in Norvegia ha creato una ricchezza impensabile fino a qualche decennio fa. E lo stato scandinavo oggi è diventato leader della svolta "green", le auto elettriche la fanno da padrone.

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Il petrolio in Norvegia ha creato una ricchezza impensabile fino a qualche decennio fa. E lo stato scandinavo oggi è diventato leader della svolta

Quando alla fine degli anni Sessanta nel Mar Artico furono trivellati i primi pozzi di petrolio, nessuno mai immaginava che avrebbe portato così tanta fortuna alla Norvegia. E quando nel 1994 si diede vita a un fondo sovrano alimentato dai proventi del petrolio e con l’obiettivo di tutelare le future generazioni, nemmeno il più grande sognatore e ottimista di tutto lo stato scandinavo osava pensare che la sua entità sarebbe arrivata alla stratosferica cifra di oltre 10.000 miliardi di corone norvegesi, qualcosa come 1.087 miliardi di dollari, 2,5 volte il pil.

Il primo deposito risale solamente al 1996 e nel frattempo ha generato un ritorno annuo medio del 5,9%.

Secondo il capo del Norges Bank Investment Management, Yngve Slyngstad, di fatto il responsabile del fondo, “è come se avessimo scoperto il petrolio per la seconda volta”. L’ente impiega i suoi proventi per quasi il 70% in azioni di tutto il mondo, per il 28% in obbligazioni e per il restante 2,7% sul mercato immobiliare. Di recente, ha annunciato che non investirà più nei titoli dell’industria petrolifera, segnalando la volontà di attuare una svolta “green”, apparentemente in netta contraddizione con la provenienza dei propri stessi capitali.

Ma non è ipocrisia. La Norvegia guarda al futuro e già risulta leader mondiale nella difesa dell’ambiente. Nella prima metà di quest’anno, il 55% delle auto vendute è stato di tipo elettrico, quando ancora nel 2013 si era fermi al 6%. Le auto a diesel hanno inciso solamente per il 17% e ormai rappresentano meno di un terzo del totale in circolazione. Dal 2025 in avanti, la vendita di auto a combustione non sarà più consentita. L’elettrico diventerà l’unico modello possibile.

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Svolta “green” e trivellazioni record

I norvegesi non stanno incontrando difficoltà a svoltare, grazie a una sapiente politica di incentivi fiscali. Per non parlare del fatto che, grazie al petrolio, siano tra i più ricchi al mondo con un pil pro-capite che l’anno scorso ha sfiorato gli 82.000 dollari. E si tratta di un’economia virtualmente senza debito pubblico, visto che le dimensioni del fondo sovrano lo surclassano e fanno sì che la Norvegia disponga di assets pubblici positivi per un controvalore pari al 175% del pil.

Includendo i debiti del settore privato, non si arriva a un indebitamento complessivo del 100%.

Sbaglia chi pensa, però, che le trivellazioni stiano diminuendo nel Mar Artico. Quest’anno, saranno 130 i pozzi attivi, di cui 55 a scopo esplorativo, record dal 2008. Perché va bene essere “green”, ma più questa bambagia dura, meglio è per gli stessi norvegesi. Sul piano politico esistono grosse divisioni tra una sinistra sempre più ostile alle trivellazioni e una destra favorevole a salvaguardare la prima industria nazionale.

Il caso norvegese si mostra agli antipodi, non solo geograficamente parlando, rispetto a quello del Venezuela. Caracas, che pure dispone delle più ingenti riserve di petrolio al mondo, non solo non è stata in grado di generare ricchezza per le future generazioni, ma neppure per quelle presenti, avendo trasformato l’oro nero in una disgrazia con tanto di miseria dilagante e di crisi economica senza eguali nel mondo. I norvegesi sono riusciti, invece, a darsi un futuro sicuro in appena un paio di decenni.

Dove investe in Italia il fondo sovrano più ricco al mondo?

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