Il petrolio a $80 redistribuisce ricchezza nel mondo e l’Asia paga il costo maggiore

Il petrolio a 80 dollari redistribuisce ricchezza dai consumatori ai produttori. Soffre la Cina, gode il Medio Oriente. E l'America beneficia anche dal caro greggio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il petrolio a 80 dollari redistribuisce ricchezza dai consumatori ai produttori. Soffre la Cina, gode il Medio Oriente. E l'America beneficia anche dal caro greggio.

Petrolio ormai a un soffio dal toccare gli 80 dollari al barile. Il Brent perlomeno si attesta a 79,54 dollari mentre scriviamo, con il Wti a puntare i 72 dollari per un barile. Si tratta dei livelli di prezzo più alti da 3 anni e mezzo. Ieri, vi avevamo spiegato in questo articolo Perché il boom delle quotazioni nuove meno all’economia americana, che grazie alla crescita esplosiva della produzione e delle esportazioni, l’impatto del caro petrolio sugli USA è molto meno negativo oggi di solo qualche anno fa. Adesso, grazie anche ai dati forniti da Reuters, siamo in grado di comprendere meglio come il quasi +80% messo a segno dalle quotazioni petrolifere in appena 11 mesi redistribuisca ricchezza tra le regioni del pianeta. Chiaramente, partiamo da un assunto: a guadagnare dal rincaro delle quotazioni sono le economie produttrici nette, ovvero quelle che estraggono più greggio di quanto ne consumino. Viceversa, a patire sono le consumatrici nette, quelle che mostrano una domanda superiore all’offerta.

Da questo punto di vista, la regione del mondo con il maggiore gap tra domanda e offerta è l’Asia-Pacifico. Nel 2016, consumava intorno a 35 milioni di barili al giorno sui 100 milioni totali nel mondo, producendone appena 7,5 milioni. In sostanza, la domanda quasi quintuplica l’offerta locale. La Cina, in particolare, sembra un’economia affamata di energia, grazie ai suoi tassi di crescita del pil, che per quanto in rallentamento, continuano a triplicare o anche quadruplicare i ritmi delle economie avanzate. Ebbene, ad aprile ha importato la media di 9,6 milioni di barili al giorno. A questi prezzi, trattasi di una bolletta intorno ai 760 milioni al giorno e pari a ben 280 miliardi all’anno. In tutta la regione, poi, con il caro-barile si spenderà su base annua sui 1.000 miliardi di dollari, circa il doppio rispetto al biennio 2015-2016. Dunque, un paio di centinaia di miliardi di dollari in più rispetto anche solo allo scorso anno, ricchezza che si trasferisce in altre aree del pianeta. Quali?

La regione che produce di più e relativamente consuma di meno è il Medio Oriente. Qui, grazie al peso dell’Arabia Saudita, prima esportatrice di greggio al mondo, si producono sui 32 milioni di barili al giorno e se ne consumano meno di un terzo, ovvero sotto i 10 milioni. Dunque, qui si hanno almeno 23 milioni di barili quotidianamente disponibili per essere esportati nel resto del mondo, qualcosa pari a circa 670 miliardi annualizzati. Di questi, un terzo nella solo regno saudita. E anche l’Africa complessivamente è un produttore netto, ma qui sono molto bassi sia i valori delle estrazioni che dei consumi, per cui il gap si mostra positivo per il continente di appena 4,5 milioni di barili al giorno. Infine, il Sud America, che riesce a produrre nel complesso qualche mezzo milione di barili al giorno in più di quanto ne abbia bisogno per soddisfare la domanda interna.

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Cosa accade nelle varie regioni del mondo

Il boom delle quotazioni, pertanto, favorisce di gran lunga il Medio Oriente e, in misura minore, l’Africa e appena il Sud America. Viceversa, danneggia moltissimo l’Asia-Pacifico, Cina per prima. Restano Europa&Eurasia e Nord America. La prima regione, inclusiva della Russia, produce poco meno di quanto consuma, all’incirca sui 17-18 milioni di barili al giorno. Ma non facciamoci ingannare: senza la produzione russa, l’Europa crollerebbe a meno di 7 milioni e, peraltro, trattasi di estrazioni concentrate quasi esclusivamente nel Mare del Nord, ossia in Norvegia e al largo delle coste scozzesi. Dunque, con qualche eccezione, l’Europa resta un continente prettamente consumatore netto di petrolio. L’intera regione pagherebbe, ai prezzi attuali, una bolletta annuale di oltre mezzo trilione di dollari, circa 200 in più rispetto al 2016, anno in cui il Brent quotò mediamente a poco più di 45 dollari. Rispetto ad allora, però, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 7%, stando ai dati odierni, sebbene nelle ultime settimane abbia registrato un brusco ripiegamento da 1,25 a 1,18, amplificando gli effetti dei rincari, dato che il greggio si paga in dollari.

E il Nord America? Consuma sui 25 milioni di barili al giorno, circa 7 in più di quanto ne estrae. Almeno, questa la situazione nel 2016, ultimo anno disponibile per le stime Reuters. Tuttavia, la produzione americana è salita a 10,5 milioni di barili quotidiani, anche se i consumi si attestano a livelli quasi doppi, in area 20 milioni. E gran parte delle importazioni nette USA si hanno da Canada e Messico, per cui la ricchezza resta sostanzialmente nell’area, ben integrata anche sul piano economico, grazie al NAFTA, l’accordo di libero scambio siglato nel 1994 e che l’amministrazione Trump sta rinegoziando con i partner per spuntare condizioni migliorative per l’economia americana.

E bisogna considerare un aspetto non meno importante per valutare l’impatto del caro petrolio sulla redistribuzione della ricchezza nel mondo. Gli stati produttori trasformano i surplus commerciali petroliferi in riserve valutarie, investendole perlopiù in dollari, ovvero detenendo Treasuries e azioni di società USA. Ciò si traduce in un beneficio per l’economia americana, che può più di altre godere di rendimenti sovrani calmierati dagli afflussi di capitali esteri e di una Wall Street costantemente molto liquida. In pratica, i petrodollari sauditi, russi, norvegesi, etc., finiscono per ridurre i costi del debito a carico dei contribuenti americani e per accrescere il valore delle azioni a stelle e strisce. Ciò accade, in parte, anche sul mercato europeo, ma con intensità assai minore.

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Argomenti: Economie Asia, economie emergenti, Petrolio, quotazioni petrolio