'Il perché degli “spread di valutazione” delle agenzie di rating

Il perché degli “spread di valutazione” delle agenzie di rating

Nonostante l’impasse del Congresso su budget e debito, le agenzie di rating americane non sembrano (per il momento) intenzionate a declassare gli Stati Uniti. In questo breve articolo Stefano Fugazzi farà un po’ di luce sulla situazione americana ma anche sulle principali anomalie e contraddizioni del rating di agenzia.

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Nonostante l’impasse del Congresso su budget e debito, le agenzie di rating americane non sembrano (per il momento) intenzionate a declassare gli Stati Uniti. In questo breve articolo Stefano Fugazzi farà un po’ di luce sulla situazione americana ma anche sulle principali anomalie e contraddizioni del rating di agenzia.

Immaginiamoci l’ondata di declassamenti e la “tempesta perfetta” sui mercati se fosse stato il nostro Parlamento, e non il Congresso statunitense, a mostrare qualche tentennamento sulla legge di stabilità e sullo sforamento del deficit. E invece le cosiddette “sorelle del rating” (Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s) si sono ben guardate dall’usare il pugno di ferro contro l’amministrazione Obama sull’impasse politica dei bilanci federali e dell’innalzamento del tetto del debito.

 

APPROFONDIMENTI – Shutdown e tetto del debito, prove di trattativa in Usa

 

Per comprendere a fondo i motivi di questo “spread di valutazione” occorre fare un po’ di luce sulle principali anomalie e contraddizioni del rating di agenzia e quindi porsi alcune domande la cui risposta non è sempre scontata.

 

Primo quesito. Perché le agenzie di rating seguono molto attentamente le vicende italiane ed europee ma non quelle statunitensi?

La risposta è meno complicata di quanto molti commentatori specializzati vogliano farci credere. La spiegazione sta nella normativa bancaria di riferimento. Negli Stati Uniti, la terra natia delle “tre sorelle del rating”, nessuna banca adotta alla lettera le predisposizioni di Basilea 2 e 3 e di conseguenza nessuno “prende sul serio” le agenzie di rating. Questo perché la Sezione 939A del «Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act 2010» (meglio noto come Dodd-Frank Act) richiede alle autorità federali di vigilanza di rimuovere ogni riferimento ai rating del credito, mentre le regole “europee” di Basilea 2 e Basilea 3 utilizzano le valutazioni d’agenzia per calcolare le ponderazioni di alcuni tipi di asset.

 

APPROFONDISCI: Disarmare le agenzie di rating con un Dodd-Frank Act europeo

 

Il Dodd Frank spiega solamente una delle tante delle incongruenze del rating.

Un paio di altre anomalie, e la lista non è definitiva, diverranno evidenti rispondendo ai seguenti quesiti.

 

Secondo quesito. Qual è il rating creditizio del debito sovrano statunitense? «AAA» oppure «AA-»?

Terzo quesito. Quale investimento secondo voi offre maggiori garanzie?  Un debito sovrano statunitense – che ha alle spalle il pieno supporto dell’economia più grande al mondo – oppure un’obbligazione strutturata sui mutui subprime?

Per quanto riguarda il secondo quesito, entrambe le risposte (Tripla A e «AA-») sono corrette mentre nel caso del terzo si potrebbe tranquillamente scommettere qualche dollaro su “il debito sovrano statunitense” anche se l’agenzia di rating S&P potrebbe non essere del tutto d’accordo con voi.

Secondo l’agenzia del gruppo McGraw-Hill, infatti, una cartolarizzazione subprime potrebbe meritarsi un bel 10 in pagella («AAA») mentre il molto meno “esotico” debito statunitense deve “accontentarsi” di un 9 e mezzo («AA-»).

 

Tripla A, «AA-»… Fermi tutti. Che cos’è un rating?

Il rating è un giudizio che viene espresso da un’agenzia sulle capacità di una società (o di uno Stato) di onorare i propri debiti. Più alto è il rating assegnato a un debito, maggiori sono le probabilità che il soggetto emittente sia in grado di onorare gli impegni presi nei confronti dei creditori. Un debito contraddistinto da una Tripla A presuppone che le probabilità di adempimento siano molto alte e marginalmente superiori rispetto a quelle di un’esposizione valutata «AA-».

 

Rating USA: i motivi dello “spread di valutazione” tra S&P e le altre “sorelle del rating”

Il merito creditizio assegnato a un’impresa (o uno Stato) si poggia anche su valutazioni qualitative. A incidere sul giudizio complessivo sono pertanto una serie di criteri non monetari quali stabilità politica (o del management societario), quadro regolatorio, tasso di corruzione etc.

Molto spesso l’interpretazione di questi elementi portano due soggetti, nel nostro caso le agenzie di rating, ad effettuare una diversa valutazione circa la solvibilità immediata e futura di un emittente.

Può quindi succedere, come si è poi effettivamente verificato nell’agosto del 2011, che un evento creditizio giustifichi il declassamento degli Stati Uniti da parte di S&P (e della cinese Dagong che valuta con una «A» il debito di Zio Sam, nda) ma non da parte di Fitch e Moody’s.

 

I soggetti privati pagano per richiedere un rating, gli Stati no.

Archiviata la questione dello “spread di valutazione” tra le agenzie di rating, ora occupiamoci dell’altra grande anomalia riportata nella risposta al terzo quesito. Proviamo quindi a spiegare al lettore il perché l’agenzia S&P ritiene meno affidabile il debito dell’economia numero uno al mondo rispetto alle obbligazioni strutturate sui mutui subprime, ossia quella stessa tipologia di investimenti che – pur essendo stata nel 2007 alla base di una delle più gravi recessioni dai tempi della Grande Depressione – possono ancora (in alcuni casi) fregiarsi della Tripla A.

Molteplici sono i motivi alla base di questa “incongruenza di valutazione”. Tra le tante vale davvero la pena ricordarne una in particolare: solitamente è l’emittente privato, a fronte del pagamento di una commissione, a richiedere all’agenzia un rating creditizio mentre per quanto concerne i debiti sovrani il pagamento di questo servizio è assai infrequente. E siccome a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, allora si può tranquillamente “speculare” (sic.) che sulla valutazione espressa da una società di rating possa anche influire la presenza (o l’assenza) di un ritorno economico.

 

RATING E DINTORNI: APPROFONDISCI  

L’impatto delle revisioni dei giudizi delle agenzie di rating sui bond sovrani

Bond sovrani: come reagiscono i mercati azionari alle variazioni di rating?

 

 

STEFANO FUGAZZI

Dello stesso autore è disponibile il saggio “Idee per l’Italia: abbattere il debito pubblico per restituire allo Stato la sovranità in politica economica”. Per maggiori informazioni si prega visitare: http://www.amazon.it/dp/1291426280/ref=tsm_1_fb_lk


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