Il Pdl fa sul serio: Rotondi è il primo a dimettersi, il Colle è preoccupato

Dalla Santanchè a Schifani si alza il coro: "Siamo tutti al fianco di Berlusconi, non ci sono divisioni". Napolitano parla di "situazione politica inquietante"

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Dalla Santanchè a Schifani si alza il coro:
A nulla sono servite le rassicurazioni di Angelino Alfano ad Enrico Letta. Al di là delle dichiarazioni di rito, il governo delle larghe intese appare sempre più in bilico, spinto verso la caduta dalle voci di dimissioni in massa (Dimissioni Pdl, pressing di Napolitano: “Inquietante minaccia” e PDL pronto a dimissioni di massa se Berlusconi fosse interdettoche arrivano dagli uffici del Pdl. E dalle parole si sta passando ai fatti. Quello del partito ideato da Berlusconi non sembra essere un capriccio di fine estate, ma un chiaro dettame politico da portare avanti nei prossimi giorni.
Ha aperto le danze la Santanchè, con dichiarazioni che aprono ufficialmente lo strappo: “Non ci sono divisioni, siamo uniti con una sola persona e sto andando, personalmente, a consegnare le dimissioni nelle mani del mio capogruppo (Brunetta n.d.r.) che avrà il compito di valutarle. Poi, il quattro ottobre, vedremo cosa succederà: solo Letta conosce il destino del suo governo”.
Via al tam tam di voci, ma anche di fatti concreti. Gianfranco Rotondi, che aveva manifestato la volontà di “dimettersi e non rilasciare frasi di semplice provocazione”, ha firmato le dimissioni. “Sono andato al protocollo della Camera per presentarle e nel frattempo le ho inviate a Silvio Berlusconi”. Di fatto, non sono immediate, dato che andranno discusse in aula e successivamente votate dallo stesso ramo del Parlamento, ma appare chiara la scelta del Pdl di mostrare compattezza ed andare fino in fondo alla vicenda, tant’è che un messaggio di rottura giunge forte e chiaro proprio nel giorno in cui lo stesso Letta aveva considerato “devastanti per il paese” le opere di instabilità, seguito a ruota da Epifani e da tutto il Pd.
Schifani, invece, ha sottolineato l’importanza del leader e della compattezza ritrovata. “E’ormai chiaro che i ministri lavorano in simbiosi con Berlusconi, a tal punto da manifestare la volontà di rimettere le loro deleghe, pubblicamente e non”. In sostanza, il governo è appeso ad un filo fino al 4 ottobre, o forse fino al diciotto, se i tempi tecnici si allungheranno.

La Lega applaude: “Mandiamo a casa Letta”

Gli effetti politici dell’iniziativa non tardano ad arrivare. L’alleato di sempre, la Lega Nord, ha sottolineato con profonda approvazione la disponibilità a staccare la spina. E’lo stesso Roberto Maroni a ribadire la linea del partito. “Anche noi – ha detto – siamo assolutamente favorevoli alla caduta del governo Letta. Ho letto le dichiarazioni degli esponenti Pdl, e dalle loro iniziative mi pare innegabile la volontà di lanciare un segnale politico rilevante. Le dimissioni significano due cose: fine del governo e fine della legislatura. In questo caso, ovviamente, saremmo della partita”. Intanto il capo dello Stato ha rinviato la partecipazione ad un convegno al Senato su De Gasperi. Con un messaggio di scuse inequivocabile inviato alla Fondazione, Giorgio Napolitano ha espresso il proprio disappunto. “Ieri sera è avvenuto un fatto politico improvviso ed istituzionalmente inquietante a cui dedicare la mia attenzione”. La crisi di governo sembra ad un passo.

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