Il PD resta a caccia di colpevoli, niente elaborazione del lutto e rinvio dei problemi

L'assemblea del PD non ha sciolto alcuno dei nodi post-elettorali. Congresso rinviato a febbraio e Maurizio Martina eletto segretario pro tempore. Il Nazareno non decide, perché non ha una linea su nulla.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'assemblea del PD non ha sciolto alcuno dei nodi post-elettorali. Congresso rinviato a febbraio e Maurizio Martina eletto segretario pro tempore. Il Nazareno non decide, perché non ha una linea su nulla.

La lunga attesa per l’assemblea nazionale del PD di sabato scorso è andata delusa. Chi si aspettava un punto di svolta per il Nazareno e l’intera politica italiana ha dovuto assistere a uno spettacolo raccapricciante, caratterizzato da insulti, toni sopra le righe e la ricerca spasmodica di capri espiatori per la dura sconfitta elettorale subita il 4 marzo scorso. Del resto, per capire che dal palco dell’Hotel Ergife di Roma sia stato suonato il “de profundis” di quel che fu il partito-sistema al governo, basterebbe partire dagli esiti dell’assise: Maurizio Martina eletto segretario pro tempore e congresso rinviato al febbraio dell’anno prossimo. Il PD ha deciso di non decidere e probabilmente in cuor suo spera che da qui a ridosso delle elezioni europee possa trovare un nuovo uomo forte con cui risalire la china. Se le premesse sono quelle che abbiamo visto sabato, la notte sarà ancora più buia per il partito di Matteo Renzi, che continua a gestire la sua creatura da finto “senatore semplice di Scandicci”.

La crisi del PD? La spiega Calenda, ecco perché è irreversibile 

Proprio Renzi è stato al centro della scena, inveendo sul palco contro la minoranza interna – “continuerete a perdere” – e persino contro il successore a Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni, quando ha spiegato che “non è con l’algida sobrietà che si riesce a far sognare un popolo”. Insomma, per l’ex premier fiorentino la sconfitta del PD sarebbe stato tutto un fatto di scarso calore mediatico, non di contenuti. Al termine del suo discorso, metà platea si alza in piedi tributandogli una standing ovation (felice di avere incassato una sconfitta dopo l’altra?), l’altra metà resta seduta. Questa è la rappresentazione più autentica del PD, un partito che resta unito sul nulla. Da una parte, il solito “correntone” di sinistra alla ricerca di una rielaborazione della linea politica in versione socialisteggiante, ma senza idee pratiche spendibili. Dall’altra, l’establishment renziano, che vorrebbe fare dei democratici una sorta di area centrista in stile neo-Dc, nella speranza che prima o poi la marea “populista” si ritragga e che si possa tornare al governo restando immobili. Non è finita. Resta uno sparuto gruppetto di personalità delle istituzioni, che non sa che pesci pigliare. Parliamo dei Gentiloni, dei Marco Minniti, anti-populisti ma non popolari, ovvero privi di consenso persino tra la loro base.

Il PD ha rinviato il Congresso tra 7 mesi, perché oggi come oggi non saprebbe chi vincerebbe la corsa per la segreteria. C’è Nicola Zingaretti a scalpitare per diventare il nuovo leader del partito, ma l’unica formula capace di esprimere è l’allargamento dei confini della maggioranza all’area di sinistra. Un po’ poco per sperare di ribaltare le sorti di un Nazareno morente, ma di questi tempi a molti basta e avanza. Anche perché l’idea della coalizione larga rassicura quanto immaginano che il PD possa con un nuovo segretario de-renzizzato aprire un canale di dialogo con il Movimento 5 Stelle, quando dovesse cadere il governo penta-leghista.

Partito senza bussola, offerta politica inesistente

In questo PD non c’è ancora l’elaborazione del lutto, a distanza di 4 mesi abbondanti dalle elezioni. La lite interna riguarda i colpevoli, non le colpe. Nessuno all’Ergife si è alzato in piedi, è salito sul palco e ha spiegato le ragioni per cui da partito-perno della Seconda Repubblica, il PD si sia trasformato in una formazione residuale e apparentemente prossima all’estinzione. L’autocritica non fa parte del modus operandi del Nazareno, se è vero che Martina si è presentato con la maglietta rossa, aderendo alla campagna di sensibilizzazione sui migranti, probabilmente ignorando che una delle ragioni della sconfitta politica del suo partito è stata l’incapacità di offrire agli italiani soluzioni rassicuranti proprio sui tema dell’immigrazione e della sicurezza e che contestare la politica del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, con ridicole accuse di razzismo può sì aggregare qualche consenso tra quanti non vedano di buon occhio l’attuale governo a trazione leghista, ma sulla base di un sentimento di pura ostilità, non certo dell’adesione a proposte concrete.

Ecco la vera ragione della sconfitta del PD e perché la Lega di Salvini è primo partito

Fare un’analisi di questo PD appare un esercizio quasi velleitario. Non esiste una linea politica, bensì solo uno scontro interno tra quanti credono di avere perso per lo spostamento troppo a destra di Renzi e la sua proverbiale antipatia e quanti, al contrario, ritengono che le colpe siano da addossare all’assenza di carisma di chi ha gestito il governo dopo Renzi. Per capire che parliamo del vuoto cosmico basterebbe rileggersi il tweet con cui Martina inaugurava la sua reggenza poche settimane fa, promettendo la “lotta al liberismo”, con ciò svelandoci due fatti clamorosi: che questo governo di Lega e 5 Stelle sarebbe liberista e che il PD sia contrario al liberismo. Per fortuna, nessuno chiederà mai conto al Nazareno delle sue esternazioni post-elettorali, semplicemente perché non valgono più nulla. Parliamo di un partito che sente che il terreno gli è franato da sotto i piedi e cerca di reagire sparandola più grossa possibile, anche a costo di smentire sé stesso su qualsivoglia tema. Se Renzi & Co non hanno ancora abbandonato la baracca, è solo per i sondaggi impietosi sull’eventuale formazione centrista a cui darebbero vita. Insomma, nessuno ha la forza per scindere l’atomo e tutti si ritrovano costretti a restare appassionatamente uniti in un partito, che unito lo era stato negli anni passati solo sulla gestione del potere. Quella che inizia a mancare come l’aria!

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana