Il paradiso perduto della Svezia, condannata ai tassi negativi e a una corona debole

La corona svedese continua a perdere quota contro le altre valute, tra cui l'euro, nonostante la Riksbank abbia iniziato ad alzare i tassi. Ecco perché segnala che l'economia scandinava starebbe tutt'altro che bene.

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La corona svedese continua a perdere quota contro le altre valute, tra cui l'euro, nonostante la Riksbank abbia iniziato ad alzare i tassi. Ecco perché segnala che l'economia scandinava starebbe tutt'altro che bene.

Sembra andare tutto bene in Scandinavia, con la Svezia ad essere cresciuta mediamente di quasi il 3% all’anno nell’ultimo quadriennio e in cui il tasso di disoccupazione, pur in ripresa negli ultimi mesi, si attesta al 6,6%, a fronte di un’occupazione del 68%, circa 10 punti superiore all’Italia.

Poi, si guarda all’andamento della corona svedese e s’intuisce che qualcosa forse non va: -15% negli ultimi 5 anni contro l’euro e -1,9% quest’anno, ma con punte del -3,6% toccate solo qualche settimana fa. E dire che la moneta unica si sia indebolita proprio dal 2014, a seguito dell’adozione dei potenti stimoli monetari da parte della BCE. Per comprare un euro, adesso di corone ne servono 10,45, mentre 5 anni fa ne bastavano poco meno di 9. L’indebolimento del cambio, tuttavia, non sta surriscaldando i prezzi interni: l’inflazione si è attestata all’1,9% su base annua nei primi due mesi del 2019, poco sotto il target della Riksbank.

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Contrariamente a quanto si penserebbe, le imprese svedesi non sembrano affatto contente di questo deprezzamento del cambio, pur essendo notoriamente esportatrici. Ciò, in quanto esse stesse sono costrette a importare beni per produrli e rivenderli all’estero, perlopiù ai vicini di Danimarca, Norvegia e Germania. Ben il 70% delle importatrici ritiene che la corona debole abbia conseguenze negative per il proprio business e poche tra le esportatrici pensano che essa abbia un impatto benefico.

Corona e inflazione deboli

Quello che si cerca di capire è come mai l’indebolimento del cambio non stia portando a una ripresa dell’inflazione, nonostante la crescita economica sostenuta di questi anni. Una possibile risposta la fornirebbe la necessità per le imprese di assorbire i maggiori costi alle importazioni per non perdere quote di mercato, consapevoli forse che i consumatori svedesi non sarebbero capaci di pagare prezzi più alti, ma anche perché probabilmente ritengono che si tratti di un fenomeno passeggero. Sta di fatto che il governatore Stefan Ingves ha iniziato di recente a innalzare i tassi, portandoli dal -0,50% al -0,25%.

Difficile, però, che riesca a fare di più. L’economia svedese non sarebbe in grado di sostenere nemmeno tassi azzerati, segnalando, come per gran parte delle economie avanzate, di non essersi “normalizzata” dopo la crisi del 2008-’09.

In effetti, le famiglie svedesi risultano tra le più indebitate al mondo, in relazione al loro reddito disponibile. Le loro esposizioni verso le banche ammontano all’88,5% del pil, in deciso aumento dal 70% di 10 anni fa. I prezzi delle case sono letteralmente esplosi, segnando un drastico +75% dal 2009. A Stoccolma, possono arrivare a servire 11.000 dollari per acquistare un solo metro quadrato di un immobile. E si sarebbe anche fortunati, essendo quasi impossibile trovare un appartamento disponibile. Il paese vive una drammatica bolla immobiliare, alimentata sia da fattori demografici (migrazioni interne verso le grandi città del sud e arrivo di profughi dall’estero), sia dai tassi negativi imposti dalla Riksbank per reagire alle minacce di deflazione negli anni scorsi.

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L’impatto dei profughi in Svezia

Per capire di cosa parliamo, dobbiamo pensare che, su una popolazione residente di appena 9 milioni di abitanti, i richiedenti asilo arrivati nel 2015 furono 163.000. L’ufficio immigrazione stima in 1 milione il numero degli extra-comunitari a cui si potrebbe giungere con i ricongiungimenti familiari e un altro milione arriverebbe da qui al 2025. Sono state e continuano ad essere forti le tensioni sul tema, con il partito anti-immigrati Democratici Svedesi ad avere ottenuto quasi il 18% alle scorse elezioni politiche di settembre, costringendo pezzi di centro-destra e il centro-sinistra a una improbabile ammucchiata per non creare alleanze con loro, facendo restare in carica il premier Stefan Loefven, nonostante le formazioni a lui avversarie abbiano conquistato il 57% dei consensi.

Un immigrato mediamente in Svezia trova lavoro dopo 7 lunghissimi anni dal suo arrivo, durante i quali deve essere mantenuto e istruito. Questa situazione sta divenendo esplosiva, anche perché il fenomeno della bolla immobiliare dimostra come la Riksbank non sia in grado di varare una vera stretta monetaria, altrimenti esporrebbe le famiglie a costi ancora maggiori sui prestiti accesi a tassi variabili o che dovranno man mano essere rifinanziati.

E non puoi accollare una quota crescente di immigrati su un numero di lavoratori, che per ragioni demografiche tende a ristagnare e i cui redditi sono gravati da mutui sempre più onerosi per comprare casa.

Profughi, casa e tassi negativi miscela esplosiva in questo paese

I tassi rimarranno ancora bassi a lungo

Il mercato sembra avere scontato queste condizioni strutturalmente critiche, restando alla larga dalla corona. Certo, se l’inflazione dovesse risalire sopra il target, per Ingves sarebbe probabilmente una vittoria di Pirro, perché da un lato potrebbe finalmente riportare i tassi in territorio positivo, ma dall’altro la “Finansinspektionen” avrebbe il suo bel da farsi per evitare che la stretta faccia esplodere la bolla e finisca per travolgere l’economia. L’adozione delle misure micro-prudenziali negli anni recenti non sembra, infatti, avere funzionato a sufficienza, complici i ritardi colpevoli della politica, intimorita di perdere consenso con l’eliminazione degli incentivi fiscali offerti alle famiglie per l’acquisto di un immobile.

Probabile, poi, che quando Ingves ha alzato i tassi a dicembre, abbia mal calcolato le future mosse della BCE, scontando un rialzo del costo del denaro nell’Eurozona entro l’estate di quest’anno; insomma, avrebbe confidato in un apprezzamento almeno temporaneo della corona, grazie all’anticipo della stretta di Francoforte di alcuni mesi. Invece, si sta verificando lo scenario opposto, ovvero che il rialzo dei tassi nell’unione monetaria si sia già allontanato ad almeno la fine dell’anno, ma con tutto ciò il cambio svedese non ha beneficiato di alcun sollievo, anzi ha continuato a deprezzarsi contro la moneta unica. Sarebbe il segno che gli investitori non ritengano che Stoccolma abbia sufficiente “sovranità” per agire isolatamente in politica monetaria. E ciò aprirebbe il dibattito sulla effettiva capacità della Riksbank di controllare l’inflazione, quando sembra che questa sia sempre più frutto di dinamiche che esulano dal suo operato.

La Svezia ora teme la corona debole

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