Il panino del McDonald’s da ragione a Trump sull’euro e fa infuriare mezzo mondo

Euro apparentemente sottovalutato contro il dollaro di circa il 25%. Lo svela il "Big Mac Index", ennesima conferma che la BCE rischia di scatenare una guerra dei dazi con l'America di Trump.

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Euro apparentemente sottovalutato contro il dollaro di circa il 25%. Lo svela il

Avete mai sentito parlare del “Big Mac Index”. E’ un indicatore dell’Economist, che sin dagli anni Ottanta cerca di confrontare i prezzi tra paesi diversi, al fine di capire quale sarebbero i loro tassi di cambio reali. Per farlo, utilizza il panino del McDonald’s, il famoso Big Mac, in quanto prodotto in tutti i ristoranti della catena americana grosso modo identicamente. Per quest’anno, si è trovato che un Big Mac nell’Eurozona costa mediamente 4,08 euro, mentre negli USA si vende a 5,74 dollari. Rapportando i due valori, si ottiene che 1 euro dovrebbe acquistare poco più di 1,40 dollari, per cui a questo tasso dovrebbe trovarsi il cambio euro-dollaro, mentre oggi risulta del 25% più basso. In altre parole, il dollaro risulta sopravvalutato del 25% contro l’euro.

E il panino del McDonald’s ci spiega che l’euro non è il problema dell’Italia

Guarda caso, questo è quanto ha perso la moneta unica dal maggio 2014, quando la BCE annunciò che avrebbe sfornato stimoli monetari per centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Il “Big Mac Index” sarà anche pacchiano, impreciso, non esente da critiche, ma segnala un andazzo assai noto sui mercati forex. L’euro si è deprezzato sin troppo per via sostanzialmente della politica ultra-accomodante di Francoforte. E il dollaro si è troppo rafforzato negli ultimi anni, per cui il presidente Donald Trump avrebbe ragione a lamentare un cambio eccessivo per la stessa economia americana, reclamando che l’euro e le altre principali divise si apprezzino.

Ma senza andare così lontano, contro l’euro la moneta più sopravvalutata sarebbe quella emessa ai nostri confini alpini: il franco svizzero, di ben il 43%! E anche in questo caso, il governatore Thomas Jordan avrebbe ragione nel definire il cambio troppo forte e nel mostrarsi da anni intento a intervenire sui mercati valutari all’occorrenza per impedire che l’economia elvetica venga colpita da un mix di stagnazione e deflazione, a causa del crollo delle esportazioni (meno competitive) e dei prezzi dei beni importati.

Trump (e non solo) arrabbiato sull’euro

Viceversa, tre delle principali valute emergenti (rublo, rand sudafricano e rupia indiana) risulterebbero di gran lunga sottovalutate contro l’euro di oltre il 50%. La stessa sterlina inglese dovrebbe apprezzarsi del 10% per portarsi a un cambio reale con la moneta unica. Ma qui, a colpire è stata la Brexit sin dal giugno di 3 anni fa. Restando in Europa, anche la corona svedese e quella norvegese sarebbero sopravvalutate rispettivamente del 17,7% e del 6,2%.

Questi numeri pongono un problema politico nel mondo. L’unione monetaria starebbe cercando di risolvere i suoi problemi interni, scaricandoli al resto del mondo avanzato. La sua economia è trainata dalle esportazioni e per sostenerla, la BCE si trova nei fatti costretta a puntare sull’euro debole, essendo la leva fiscale inesistente a livello centrale, né utilizzabile dai singoli governi, stando agli stessi parametri che gli stati membri si sono assegnati. Non a caso, appena dalla Federal Reserve sono giunti segnali accomodanti, a Francoforte hanno rispolverato ipotesi di ulteriore allentamento monetario, perché se c’è una cosa che l’area non potrebbe tollerare sarebbe un rafforzamento dell’euro in piena stagnazione.

Trump svaluta l’euro per sostenere l’inflazione e Trump è già in guerra con la Germania

Senonché, il Big Mac offrirà a Trump la giustificazione formale per imporre dazi sulle merci europee, partendo dalle auto. Se il cambio euro-dollaro, il principale cross valutario del mondo, non si riesce a farlo risalire con azioni ordinarie di politica monetaria, allora l’America potrebbe decidere di passare alle maniere forti, replicando alla perdita di competitività subita dalla “svalutazione” di fatto della moneta unica con l’imposizione di tariffe. E chi pensa che la questione ruoti tutta attorno alle bizzarrie della Casa Bianca si sbaglia.

Il panino del McDonald’s ci conferma ancora una volta in maniera un po’ divertente che le inefficienze dell’euro non saranno più disposti a pagarle gli altri stati.

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