Il nuovo patto tra Renzi e Berlusconi sull’affare Mediaset-Telecom

Patto tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sull'operazione Mediaset-Telecom. Il centro-destra ha altre poche settimane di vita, dopo le elezioni amministrative non esisterà più.

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Patto tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi sull'operazione Mediaset-Telecom. Il centro-destra ha altre poche settimane di vita, dopo le elezioni amministrative non esisterà più.

Che il giorno delle primarie del PD in numerose città italiane, tra cui Roma, Canale 5, la rete ammiraglia di Mediaset, abbia accolto in pieno pomeriggio domenicale il premier Matteo Renzi per un’intervista a tutto campo e senza contraddittorio, difficilmente potrà essere considerata una coincidenza. Mentre la sera prima, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, divertiva il pubblico di “C’è Posta per Te”, ritrovandosi protagonista (suo malgrado?) di una gag ai limiti della decenza, l’altro ieri ci pensava Barbara D’Urso a costruire attorno al premier quell’aura di difensore indefesso dell’Italia schiacciata dalla burocrazia, dalle troppe cose che non vanno, come le numerose incompiute. Ormai, Forza Italia è ridotta a numeri da irriducibili in Parlamento, mentre nei sondaggi è stabilmente quarto partito, dietro al Carroccio nel centro-destra. La sua opposizione alla Camera, al Senato e nel paese è inesistente. Se ne sono accorti da tempo gli elettori, che hanno preferito in larga parte disertare ogni voto successivo alle scorse elezioni politiche o riversarsi sul Carroccio.

Il Renzusconi è tornato?

Sta di fatto, che se qualcuno pensava che tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi non ci sarebbe stato più alcun rapporto di fiducia personale dopo la crisi esplosa con l’elezione del presidente della Repubblica 13 mesi fa, è andato deluso. Il patto del Nazareno non esisterà più, ma non per questo i 2 contraenti avranno interrotto ogni canale di comunicazione. Rispetto all’accordo di 2 anni fa, in parte palese, in parte ignoto al pubblico, però, stavolta tra l’ex premier e l’attuale inquilino di Palazzo Chigi si punta a una sorta di tregua per finalità del tutto diverse dalla politica. In questi giorni, starebbe prendendo corpo il sogno perseguito da almeno un decennio dalla famiglia Berlusconi, ossia un’integrazione con Telecom Italia, il colosso della telefonia fissa e anche mobile, dato che controlla TIM, da cui ha di recente preso persino il nome per l’intero gruppo.

       

L’affare Mediaset-TIM

Sono in corso contatti tra il patron di Vivendi, il finanziere bretone Vincent Bollorè, e i vertici del Biscione, nel tentativo di siglare un accordo commerciale per l’integrazione delle attività relative alle pay tv. Parliamo di Mediaset Premium e Canal Plus, che insieme darebbero vita a una piattaforma digitale di portata europea. Sappiamo che Mediaset ha bisogno come il pane di rilanciarsi, dato il flop della campagna abbonamenti, nonostante abbia l’esclusiva triennale per la Champions League. Vero è che formalmente il numero degli abbonati sarebbe stato più che raggiunto, ma a colpi di promozioni a prezzi stracciati, che non potranno coprire il costo enorme dell’ottenimento all’asta dei diritti, pari a 660 milioni di euro.

Berlusconi e la finta opposizione al governo Renzi

Direte, ma che c’entra tutto questo con il patto “segreto” tra Renzi e Berlusconi? La storia si complica, perché Vivendi è anche il primo azionista di Telecom Italia con circa il 23% del capitale. L’ex monopolista risulta, quindi, controllato dallo stesso potenziale partner di Mediaset. Non è un mistero che Bollorè, così come Cologno Monzese, punti a un’integrazione tra i contenuti digitali della pay tv e i servizi di Telecom-TIM, in modo da creare un colosso delle telecomunicazioni dalle potenzialità enormi. Ad oggi, il sogno di casa Berlusconi si è sempre infranto per l’ingombrante presenza in politica del capofamiglia, che certamente da premier non avrebbe potuto permettersi di acquisire uno degli assets più rilevanti del mercato azionario italiano senza provocare le ire delle opposizioni e di una fetta importante di opinione pubblica. E nemmeno nelle vesti di leader dell’opposizione gli risulterebbe facile una simile operazione. Il conflitto d’interesse diverrebbe immediatamente materia di scontro tra le coalizioni.

     

Elezioni amministrative saranno la fine del centro-destra

Dunque, Mediaset e Telecom potranno siglare un accordo o persino fondersi, dando vita a un assetto nuovo nel panorama delle telecomunicazioni, a patto che ciò non desti scalpore. Questo implica 2 cose: che Silvio Berlusconi resti nell’ombra e che il governo non gli sia ostile. E a loro volta, queste implicazioni ne contengono altre 2: l’ex premier dovrà non solo rinunciare a fare realmente opposizione al governo Renzi, ma dovrà ingraziarselo, mettendogli a disposizione proprio le sue reti televisive, che presto potrebbero iniziare una nuova era con l’affaire Telecom-TIM. Un governo ostile all’integrazione potrebbe, ad esempio, stimolare l’authority Antitrust ad occuparsi del caso o varare una qualche norma contraria alle partecipazioni incrociate tra società del settore televisivo e quelle delle telecomunicazioni. Sono numerosi e variegati i possibili bastoni, che Renzi potrebbe mettere tra le ruote di Berlusconi, finendo per fare saltare l’operazione. Ecco, quindi, che per ragioni di bottega, il patto del Nazareno è tornato, ma se all’inizio del 2014 riguardava la vita politico-istituzionale del nostro paese, adesso mira solo a salvaguardare le imprese dell’uno, in cambio della mancata opposizione al governo dell’altro. Ne segue che il centro-destra perderà un po’ ovunque le elezioni amministrative di primavera, non perché gli italiani siano così innamorati del PD renziano, ma a causa del fatto che contro di esso non troveranno schierati da nessuna parte candidati di peso.        

Sconfitta ricercata ovunque da Berlusconi e vittoria regalata ai renziani

Il caso di Roma è eclatante: il centro-destra aveva le carte in regola almeno per aspirare di arrivare al ballottaggio, ma alla fine ha ripiegato su una candidatura (volutamente) debole, quella di Guido Bertolaso, regalando con almeno 3 mesi di anticipo la vittoria al PD, che dovrà fare di tutto per perdere contro il Movimento 5 Stelle. Lo stesso è accaduto a Milano e a Napoli, dove sono stati individuati nomi poco competitivi, in modo da far vincere l’avversario senza nemmeno competere.

Attenzione: questo è il gioco di Silvio, non dei suoi alleati, che ne subiscono le mosse, consapevoli che l’alternativa sarebbe la rottura definitiva con Forza Italia e un isolamento dorato, confidando forse un po’ troppo ingenuamente che tra le ansie dell’ex premier vi sia quella di ricostruire il centro-destra. Al più tardi a giugno, invece, questi sarà morto e sepolto dal “pactum sceleris” del Renzusconi.    

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