Il modello Cipro sarà applicato alle banche di Italia e Spagna?

Dijsselbloem precisa e spiega cosa intende per modello Cipro mentre Francia e Spagna vanno sulle barricate. Attesa per la riapertura delle banche dell'isola prevista per domani

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dijsselbloem precisa e spiega cosa intende per modello Cipro mentre Francia e Spagna vanno sulle barricate. Attesa per la riapertura delle banche dell'isola prevista per domani

Il salvataggio di Cipro continua a scuotere l’Eurozona, anche se nella mattinata di oggi i mercati sembrano rifiatare un pò. Il pomo della discordia sono diventate le parole del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ministro olandese e filo-germanico, che all’indomani del raggiungimento dell’accordo per il salvataggio dell’isola aveva indicato nel piano un modello Cipro valido per tutta l’Eurozona. Gli investitori hanno letto tra le sue parole la volontà di adottare lo stesso modello per economie come Italia e Spagna, alle prese con problemi di bilancio, toccando i loro depositi bancari. Ieri, Dijsselbloem ha voluto spiegare il senso delle sue parole, spiegando che si riferisse alla convinzione che si starebbe diffondendo in Europa, per cui i creditori delle banche dovranno essere coinvolti nelle perdite, in caso di difficoltà, evitando che siano i contribuenti a pagare i danni delle cattive gestioni degli istituti. Un principio di libero mercato, fortemente sostenuto dal fronte del Nord, ossia da Germania, Olanda, Lussemburgo, Austria e Finlandia, ma avversato con fermezza dal resto dell’Area Euro, che teme un effetto contagio. L’intervento del governatore della Banca di Francia, Benoit de Couré, è stato significativo in tal senso, quando ha dichiarato senza mezzi termini che “Dijsselbloem ha torto” e che “Cipro non è un modello”. Linea condivisa dal premier spagnolo Mariano Rajoy, che incontrando sempre ieri il presidente francese François Hollande, ha espresso il convincimento che Cipro sia un caso unico e irripetibile in Europa, dettato dal suo grado di eccessiva iper-finanziarizzazione dell’economia.  

Crisi di Cipro: attesa per la riapertura delle banche

Il problema è che adesso si teme il peggio per la repubblica del Mediterraneo. Le banche di Cipro dovrebbero riaprire domani, a quasi due settimane dalla chiusura imposta dalla Banca Centrale di Cipro. Per evitare che si realizzi una corsa agli sportelli per ritirare i risparmi, il governo di Nicosia oggi approverà alcune norme per il controllo dei capitali. Tra queste, il limite massimo quotidiano ai prelievi di 100 euro per i correntisti di Laiki Bank e di 120 euro per quelli di Bank of Cyprus.  

Prelievo forzoso conti correnti Cipro: le nuove indicazioni del governo

Il ministro dell’Economia, Michalis Sarris, ha chiarito ieri che per i depositi sopra i 100 mila euro presso la Laiki Bank, il secondo istituto dell’isola e che sarà posto in liquidazione, ci sarà un “haircut” fino all’80%, mentre sopra la stessa cifra presso la Bank of Cyprus, la tagliola oscillerà tra il 30 e il 50%. Con la conseguenza che gli investitori russi, tra oligarchi e banche, i quali hanno qui depositato circa 31 miliardi di dollari, potrebbero portare tutti i loro risparmi in altri paradisi fiscali, rappresentando il 40% dei depositi sopra i 100 mila euro dell’isola. Un pasticcio, quello di Cipro, che rischia di costare caro a Mosca, le cui banche sono esposte verso le imprese di Nicosia per circa 60 miliardi di dollari. Un immenso flusso di denaro, che potrebbe non tornare più in patria, qualora la recessione cipriota dovesse salire a doppia cifra. Il piano prevede anche la chiusura di Laiki e il trasferimento dei suoi depositi sotto i 100 mila euro, insieme a 9 miliardi di asset attivi, alla Bank of Cyprus, la quale dovrà ricapitalizzarsi e in attesa della cui operazione nemmeno i depositi garantiti potranno essere ritirati. E le restrizioni ai movimenti dei capitali all’interno di un’unione monetaria sarebbero una contraddizione in terminis, secondo Guntram Wolff del Bruegel Institute, per cui solo una disponibilità della BCE a finanziare illimitatamente le banche di Cipro consentirebbe all’isola di fare a meno in futuro di tali misure.  

Fuga di capitali da Cipro, il rischio ora si chiama esodo banche di Cipro

Controlli o meno, difficilmente il deflusso dei capitali sarà fermato. Fino alla settimana precedente all’approvazione del piano di bailout erano stati 20 miliardi gli euro portati via dagli istituti ciprioti dall’inizio dell’anno, una somma pari a circa il 120% il pil. Solo un’unione bancaria potrebbe fermare la tendenza di ciascuno stato dell’Eurozona a fare da sé in ambito creditizio e, soprattutto, la piega pericolosa per la quale sono considerate meno solide le banche appartenenti a quegli stati con debito sovrano a maggiore rischio. Ma in Europa non s’intravede alcuna unione bancaria e nessuna concreta realizzazione di unione fiscale. A Bruxelles regna solo la confusione e questo potrebbe innescare un moto inquietante per la stabilità finanziaria del Vecchio Continente, specie se da domani si dovessero verificare a Cipro i temuti assalti agli sportelli. A rischiare di più sono gli istituti di Italia e Spagna, in cui i grossi capitali potrebbero già avere iniziato a defluire verso l’estero.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa