Il Milan riparte da Elliott, ora Leonardo punta sul calciomercato estivo

La nuova stagione del Milan riparte da Elliott, il fondo americano che punta a valorizzare il blasone rossonero con investimenti cospicui. Ma le sanzioni UEFA restano.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La nuova stagione del Milan riparte da Elliott, il fondo americano che punta a valorizzare il blasone rossonero con investimenti cospicui. Ma le sanzioni UEFA restano.

La vittoria del Milan dinnanzi al Tribunale di appello sportivo di Losanna, che ha riammesso il club rossonero in Europa League, ha rimescolato le carte di questa calda estate calcistica italiana, mettendo via Aldo Rossi dinnanzi alla necessità di rafforzarsi sul piano della rosa per non sciupare l’occasione di dimostrare il proprio livello nelle gare continentali. E così, se fino a pochi giorni fa a Milanello si parlava quasi solo di vendere, adesso l’attenzione si sposta sul calciomercato estivo, che sarà gestito da Leonardo, richiamato in società come direttore tecnico per porre rimedio al disastro della breve stagione cinese. Marco Fassone è stato licenziato “per giusta causa”, essendo venuto meno il rapporto di fiducia che lo legava alla società.

Milan riammesso in Europa League, ma niente bomber?

Molteplici gli errori: essersi allungato il contratto nel pieno della tempesta finanziaria che ha colpito il Milan; avere cercato di trovare un acquirente per Yonghong Li; essere stato responsabile di un bilancio disastroso e avere fallito nell’obiettivo di incrementare i ricavi in Cina, che pure rappresentavano l’ossatura del nuovo corso cinese. Questione di ore, forse di qualche giorno, e a lasciare sarà inevitabilmente l’altro volto del fallimento: quel direttore sportivo Massimiliano Mirabelli, che con il calciomercato estivo nel 2017 spese la bellezza di 230 milioni di euro per fare un gigantesco buco nell’acqua.

Elliott ha nominato l’altro ieri la nuova dirigenza milanista, essendo ormai proprietario del 99,7% della Rossoneri Lux Sports, la holding con cui Li aveva rilevato il club meneghino. Paolo Scaroni, ex ad Enel ed Eni, è diventato presidente del cda del Milan. Frank Tuil, la cui presenza a Losanna per il fondo avrebbe agevolato la riammissione in Europa League, è diventato consigliere di amministrazione. E così via. Rispetto alla previsione di 50 milioni messi a disposizione per sostenere la continuità aziendale, si parla adesso di 150 milioni, denaro che verosimilmente servirà per compiere qualche colpaccio con il calciomercato.

A caccia del bomber

Leonardo si è messo subito al lavoro e sarebbe in trattative con l’ad Juve, Giuseppe Marotta, per prendere Gonzalo Higuain, l’attaccante argentino cedibile dai 50 milioni in su. Se l’operazione non andasse in porto, le antenne verrebbero drizzate su Alvaro Morata, attualmente in rosa con il Chelsea. In cambio serve effettuare una qualche cessione di rilievo, come quella di Leonardo Bonucci al PSG, anche se il difensore ex bianconero vorrebbe restare con la permanenza in Europa League. E Gigio Donnarumma? Sarebbe, in teoria, anch’egli cedibile, anche perché alla società serve liquidità con cui finanziare gli acquisti. E a seconda che venga ceduto l’uno o l’altro, in cassa entrerebbero da quasi 40 a un massimo di 60 milioni. Nel caso del portiere napoletano, plusvalenza pura, che per la stagione in corso abbellirebbe il bilancio, innalzando i ricavi.

Higuain e Morata nel mirino del calciomercato rossonero

Sempre il Milan sarebbe sulle tracce di Karim Benzema, attaccante del Real Madrid. Obiettivo: dare a Rino Gattuso un bomber che segni quella trentina di reti a stagione con cui rafforzare il reparto offensivo, vero punto debole della mini-era cinese. Tuttavia, l’euforia di questi giorni non dovrebbe nemmeno farci dimenticare che il club rossonero è e resta sotto le sanzioni UEFA. Quali saranno lo decideranno i giudici, ma tra le possibilità vi sono: il congelamento dei premi incassati nella stagione passata con la partecipazione all’Europa League; la limitazione della rosa a 22 giocatori; la limitazione del monte-ingaggi e l’obbligo per una o più sessioni di chiudere il calciomercato in pareggio o in attivo; quasi certamente, il disavanzo dovrà stringere dai 75 milioni del 2017-’18 ai 30 milioni per il 2018-’19, centrando il break-even già dal 2019-’20.

I numeri in sé non sarebbero proibitivi da centrare, ma i livelli di partenza appaiono molto deboli. Nel 2016-’17, il Milan ha chiuso la stagione con un fatturato di appena 180 milioni di euro, praticamente un terzo rispetto ai livelli della Juventus e alla pari con la massa salariale del club bianconero. Insomma, parliamo della seconda squadra più blasonata d’Europa, ma che presenta bilanci mediocri. E i cinesi hanno fatto sprecare un anno prezioso per rimetterli in carreggiata.

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Argomenti: Economia nel pallone

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