Il migliore compromesso per la produttività? 3 ore al giorno per 3 giorni alla settimana

Secondo l’istituto australiano con sede a Melbourne, il numero ottimale di ore lavorative sarebbe 25 ore alla settimana.

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Non lo scopriamo di certo oggi che c’è una profonda differenza di visione tra il concetto di produttività delle aziende e quello degli impiegati. Il divario è rimasto tale anche in questi ultimi anni, nonostante diverse ricerche scientifiche abbiano confermato come la linea da seguire preveda meno ore e meno giorni di lavoro, se si vuole ottenere una produttività maggiore. Sì, ma quanto?

La ricerca del Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research

Secondo l’istituto australiano con sede a Melbourne, il numero ottimale di ore lavorative sarebbe 25 ore alla settimana. Dunque, se teniamo conto del classico schema di 8 ore come giornata lavorativa intera, avremmo 3 giorni alla settimana di lavoro. La ricerca del Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research si è basato sulla verifica della memoria, il livello di concentrazione e la velocità con cui si elaborano le informazioni. Alla base di ciò, i ricercatori hanno appurato che le ore settimanali di lavoro ideali siano 25.

L’esempio dell’Olanda

Se tutto questo appare come semplice utopia, un qualcosa cioè di irrealizzabile, è perché non si conosce la situazione all’estero. Basta ad esempio andare in Olanda, dove troviamo una legge avvalendosi della quale i lavoratori riescono a ottenere un part-time. Non solo, perché l’86% delle impiegate donne con figli ha scelto di adottare la settimana lavorativa di 4 giorni, seguite dal 12% dei lavoratori uomini.

Lo studio di VoucherCloud in Inghilterra

Il discorso non si discosta poi così tanto se ci trasferiamo in Inghilterra. Uno studio condotto dal portale VoucherCloud ha chiesto ai lavorativi per quante ore si sentissero produttivi durante la giornata. La risposta è sorprendente: 2 ore e 53 minuti. Ma allora, ci si domanda, che cosa si fa nel resto delle cinque ore? In testa l’attività sui social e la lettura delle notizie, ma anche il fumo, consumare qualche snack e parlare con i propri colleghi del più e del meno.

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