Il mercato teme il giorno del giudizio per i BTp, rischio rating “spazzatura”

In discesa i rendimenti dei BTp oggi sotto il 3% per la scadenza a 10 anni. Sarebbe il segnale che il mercato teme il peggio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In discesa i rendimenti dei BTp oggi sotto il 3% per la scadenza a 10 anni. Sarebbe il segnale che il mercato teme il peggio.

E’ stata una giornata positiva per i titoli di stato italiani. I rendimenti dei BTp a 10 anni sono scesi dal 3,035% di ieri al 2,96% del tardo pomeriggio odierno, con lo spread BTp-Bund per la medesima scadenza a stringere a 264 punti base dai 273 di ieri. E i biennali sono passati dall’1,16% all’1,07%. Cos’è accaduto per indurre a tale ottimismo gli investitori? L’agenzia di rating Moody’s ha annunciato ieri sera che rivedrà il giudizio sui bond sovrani tricolori a dopo la presentazione della legge di Stabilità per il 2019 da parte del governo, ossia al più tardi entro la fine di ottobre, sospendendolo proprio in relazione al contenuto della prossima manovra finanziaria dell’esecutivo.

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Moody’s ha ad oggi un rating “Baa2” per i nostri BTp, solo due gradini al di sopra del primo livello “non investment grade”, noto in gergo anche come “junk” o “spazzatura”. Se la reazione di oggi sui mercati è stata così positiva, evidentemente gli investitori temono un eventuale declassamento prima o poi da parte delle principali agenzie fino al punto di non ritorno, visto che un rating “spazzatura” per i nostri titoli equivarrebbe a una fuga dei fondi di investimento dall’Italia e alla impossibilità per la BCE di acquistarli con il “quantitative easing”, così come di riceverli in garanzia da parte delle banche come collaterale per ottenere prestiti.

Per essere chiari, se le principali agenzie (S&P, Moody’s e Fitch) declassassero i nostri bond a un livello “non investment grade”, la domanda si ridurrebbe notevolmente per il nostro debito negoziato sul mercato secondario, il quale resterebbe sostanzialmente in balia dei fondi speculativi e, per quel che conta, degli umori delle famiglie italiane. Inutile dire che un simile scenario implicherebbe un’esplosione dei rendimenti e la perdita di accesso ai mercati finanziari da parte del nostro governo. Sarebbe l’atto iniziale di un commissariamento certo da parte delle istituzioni europee, se non di scenari ancora più estremi.

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Argomenti: bond sovrani, Crisi del debito sovrano, rendimenti bond, Spread