Il “Manifesto della moda” per rilanciare il “made in Italy”

Il piano de Il Sole 24 Ore per far tornare il Paese all’avanguardia della moda e dell’industria manifatturiera: dagli investimenti in infrastrutture e turismo alla politica fiscale, dalla solidarietà di sistema alla internazionalizzazione e al talent scouting.

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Il piano de Il Sole 24 Ore per far tornare il Paese all’avanguardia della moda e dell’industria manifatturiera: dagli investimenti in infrastrutture e turismo alla politica fiscale, dalla solidarietà di sistema alla internazionalizzazione e al talent scouting.

La settimana della moda che si sta concludendo a Milano è stata per gli addetti ai lavori anche l’occasione per riflettere sulle strategie per rilanciare l’industria manifatturiera italiana e una serie di settori annessi. Proprio in quest’ottica si inserisce il Manifesto della moda, un documento de Il Sole 24 Ore al quale hanno contribuito personaggi del calibro di Giorgio Armani, Patrizio Bertelli (Prada), Ferruccio Ferragamo, ma anche Federico Ghizzoni (UniCredit), Manfredi Catella (Hines Italia), Mario Boselli (Camera nazionale della moda italiana), l’oncologo Umberto Veronesi, Claudio Marenzi (Sistema Moda Italia), Enrico Cucchiani (Intesa Sanpaolo), Rossella Jardini (Moschino), Patrizia Moroso (Moroso) e Vittorio Grigolo, il tenore che ieri sera (domenica 22 settembre) si è esibito al Teatro alla Scala di Milano.

 

«Proprio dal Teatro alla Scala deve ripartire il Made in Italy, dallo stesso simbolo che Alcide De Gasperi scelse, il 9 dicembre del 1946, per parlare di sviluppo e di riscatto del Paese» spiega il direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano. Ma se Milano e il Paese intendono davvero tornare all’avanguardia dello stile e dell’industria manifatturiera, e quindi giocarsela alla pari con le nuove multinazionali del lusso e le altre capitali della moda, allora servono scelte strategiche capaci di stimolare la creatività e l’artigianato artistico, ma anche il sostegno degli enti territoriali e una nuova politica di sviluppo per il settore.

 

Di seguito le principali proposte contenute nel Manifesto della moda.

 

Colmare il gap delle infrastrutture e investire su territorio e turismo

Cultura ed entertainment possono essere le chiavi per invogliare i giovani stilisti esteri a lavorare in Italia. Per farlo occorre però rendere il capoluogo lombardo più ospitale, migliorandone l’immagine e la vivibilità a prescindere dagli eventi della moda e in previsione di Expo 2015. Ecco perché «la parola d’ordinespiega Mario Boselli della Camera nazionale della moda italianadeve essere “migliorare l’accoglienza”. Ne abbiamo parlato col Comune, suggerendo iniziative che potrebbero essere chiamate “Enjoy Milano”. Servono provvedimenti specifici quali il prolungamento degli orari della metropolitana e dei mezzi pubblici, un sito multilingue per i visitatori, con informazioni relative a hotel, ristoranti, musei e intrattenimento». Solo così sarà possibile catturare quei milioni di turisti che sognano di visitare il Paese e acquistare il Made in Italy.

 

«La moda – annota Patrizio Bertelli (Amministratore delegato del Gruppo Prada) – è uno degli aspetti principali del turismo e deve combinarsi con il massimo dei servizi su collegamenti, alberghi, ristoranti, caffè, locali notturni, musei. Almeno nella settimana della moda, la città dovrebbe essere viva fino a mezzanotte, aprendo i cortili dei più bei palazzi storici».

 

Incentivi e riduzione del cuneo fiscale per restare competitivi

Il 90% del settore della moda è dominato da aziende di medie, piccole e piccolissime dimensioni. Per attirare nuovi capitali italiani ed esteri, Il Sole 24 Ore suggerisce una politica di incentivi e di riduzione del cuneo fiscale. Queste misure, seppure convenzionali, faciliterebbero il reperimento di fondi da investire in ricerca e sviluppo, permettendo così ai designer nostrani di primeggiare in un mercato fortemente competitivo.

 

Solidarietà di sistema e accesso al credito

Sempre secondo Il Sole 24 Ore, spetta alle imprese leader assumersi la responsabilità di mantenere vivo e dinamico il settore, promuovendo la cosiddetta solidarietà di sistema. «Un corretto flusso finanziario può garantire il rilancio dell’intera filiera, inclusa la tutela delle eccellenze artigianali made in Italy. Una filiera più forte – spiegano gli autori del Manifesto della moda – può rappresentare un’enorme occasione anche per gli istituti bancari». Tra le banche più attive su questo fronte si segnala UniCredit, la quale ha recentemente lanciato un’iniziativa che ha come obiettivo quello di offrire alle aziende del settore una gamma di prodotti e di finanziamenti finalizzati alla crescita dell’export, ma anche servizi di consulenza per quanto concerne acquisizioni, alleanze strategiche e private equity.

 

Indirizzare il Made in Italy verso i mercati emergenti

Il Manifesto della moda ritiene inoltre strategico catapultare anche le aziende più piccole sui mercati internazionali, facilitandone l’accesso alle fiere sulle principali piazze mondiali. L’obiettivo è quello di contrastare la contrazione della domanda interna indirizzandosi sempre più attivamente verso i mercati emergenti del Centro-Est Europa, dell’Asia e del Sud America.

 

Talent scouting e formazione del personale

La proposta firmata da Il Sole 24 Ore auspica, infine, lo stanziamento di maggiori risorse a favore della formazione delle future leve nel campo della moda. Secondo Fabrizio Onida dell’Università Bocconi, è opportuno rivedere la scuola dell’obbligo, introducendo anche in Italia il cosiddetto “sistema duale”, una formula mista di formazione scolastica già presente in altri Paesi e in grado di «avvicinare i giovani alle imprese già dagli ultimi anni di liceo».

 

 

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