Il Made in Italy vola oltre i livelli pre-Covid

Robusto incremento per gli articoli di abbigliamento, ultimo settore a ripartire e ora in grado di riportare in terreno positivo il bilancio del 2021

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Robusto incremento per gli articoli di abbigliamento, ultimo settore a ripartire e ora in grado di riportare in terreno positivo il bilancio del 2021

Il Made in Italy oltre i livelli pre-Covid. Lo scatto dei prodotti 100% italiani va ben oltre il solo rimbalzo statistico. Dopo il periodo affossato dalla pandemia il recupero è corale, con punte massime in Cina (primo paese a subire gli effetti del lockdown) ma robuste anche in Europa, a partire dai nostri primi mercati di sbocco, Germania e Francia, in entrambi i casi in crescita di oltre il 30%. Robusto è l’incremento per gli articoli di abbigliamento, ultimo settore a ripartire e ora in grado di riportare in terreno positivo il bilancio del 2021. In calo le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici.

Su base annua, le esportazioni crescono verso tutti i principali paesi partner; i contributi maggiori riguardano le vendite verso Germania (con un aumento del 30,6%), Francia (+39,0%), Spagna (+37,4%), Svizzera (+35,7%) e Paesi Bassi (+51,6%). Nel primo trimestre del 2021, la crescita tendenziale dell’export (+4,6%) è dovuta in particolare all’incremento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+13,7%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+8,5%), autoveicoli (+22,3%) e apparecchi elettrici (+14,9%).

La stima del saldo commerciale a marzo 2021 è pari a +5.190 milioni di euro (era +5.701 a marzo 2020). Le vendite di macchinari e metalli – registra l’Istat – forniscono il contributo più ampio (oltre 9 punti percentuali) al forte incremento tendenziale delle esportazioni. Anche la crescita su base annua dell’import, più marcata di quella dell’export, interessa in modo generalizzato tutti i settori.

Ma a nominarsi regina dell’export è anche la pasta con numeri da record. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sui dati Istat dalla quale si evidenzia che mai così tanta pasta italiana è stata consumata sulle tavole mondiali. Con la pandemia – sottolinea la Coldiretti – gli Stati Uniti sono diventati i maggiori consumatori mondiali di pasta italiana, fuori dai confini nazionali.

Grazie a un aumento record del 40% che consente il sorpasso su Francia (+4%) e Germania (+16%) ma corre anche la Gran Bretagna (+19%) nonostante la Brexit. Rilevante è la crescita negli altri continenti con un aumento del 39% in Australia mentre in Asia – continua la Coldiretti – si registra un balzo aumento in Giappone (+16%) e in Cina (+23%).

Un trend favorito anche dall’interesse nato pure all’estero per la pasta certificata 100% italiana – continua la Coldiretti – grazie all’etichettatura di provenienza delle materie prime sulle etichette degli alimenti che ha portato nel febbraio 2018 all’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nella pasta e ha spinto le principali industrie alimentari a promuovere delle linee produttive con l’utilizzo di cereale interamente prodotto sul territorio nazionale. Un fenomeno che ha coinvolto quasi tutti i principali marchi del Belpaese.

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