Il lockdown di Natale di Conte è una contraddizione senza basi scientifiche

Nuove restrizioni in arrivo per le festività. Si guarda al modello tedesco, ma la realtà è che nel nostro Paese regna la confusione.

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Ammettiamolo: il governo Conte è nella confusione più totale. I messaggi inviati nelle ultime settimane sono troppi e contraddittori tra di loro. Se nella prima ondata dei contagi a marzo, perlomeno vi fu una linea sul “lockdown” nazionale, discutibile, ma pur sempre chiara, stavolta siamo nell’incertezza più assoluta. A novembre, l’Italia venne suddivisa in tre colori sulla base della gravità della situazione sanitaria. La stragrande maggioranza delle regioni finì per ricadere in area arancione o rossa, ma come per magia con l’avvicinarsi delle festività natalizie sono tornate tutte gialle o al massimo arancione.

Per dicembre, il governo Conte ha istituito a decorrere dal giorno dell’Immacolata il cosiddetto “cashback” al 10%: gli acquisti in negozio con carte o app verranno rimborsati per il 10% e fino a un massimo di 150 euro, purché suddivisi in almeno 10 operazioni. Il messaggio è stato evidente: a ridosso del Natale bisogna allentare le restrizioni per consentire all’economia italiana di rianimarsi. E cosa succede non appena gli italiani seguono i suggerimenti dell’esecutivo? I ministri si stracciano le vesti dinnanzi alle scene degli assembramenti nelle vie dello shopping delle grandi città. Chi le definisce una “vergogna”, chi “inaccettabili”. Ne consegue che il governo desidererebbe negozi aperti e vuoti, un “cashback” per finta e un’Italia solo formalmente gialla, ma nei fatti rossa.

Lockdown a Natale: Italia grande zona rossa o arancione, ipotesi al vaglio

E così, sull’esempio della Germania (ma l’Italia non era un “modello per tutto il mondo”?), Roma adesso ha allo studio nuove restrizioni per il periodo di Natale, anzi principalmente per i giorni festivi e prefestivi che vanno dal 21 dicembre al 6 gennaio.

Anzitutto, gli spostamenti. Ridicolo limitarli all’interno del proprio comune di residenza, perché se sto a Roma posso muovermi per decine di chilometri, se risiedo a Roccafiorita dovrò limitarmi a percorrere qualche centinaio di metri a piedi. E così, ecco la soluzione apparentemente escogitata dal governo, che accentuerebbe il parossismo del legislatore: spostamenti fino a un massimo di 30 km, ma solo tra comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti.

Assurdità mascherate da scienza

Per farvi capire, se sto a 100 metri da un altro comune, non potrò andare a fare visita a un parente o un amico, mentre se risiedo in un piccolo comune, potrò spostarmi di 30 km, a patto di recarmi in un altro piccolo comune. Roba da cretini, non c’è da credere che questa Italia sia erede e depositaria del diritto romano. Siamo alla stupidità più assoluta. Non sarebbe semplice fare come in Francia, dove gli spostamenti sono consentiti fino a tot km dal luogo di residenza? I controlli risulterebbero più agevoli ed efficaci: se stai a Nettuno e ti trovo a Napoli, evidentemente hai superato il limite dei km di spostamento consentiti e ti becchi una multa.

C’è, poi, la questione del coprifuoco. Ad oggi, non si può uscire dopo le ore 22. Il governo medita di anticipare il divieto alle ore 18 o alle 20 nei giorni festivi e prefestivi, per capirci il 24, 25, 26 e il 31-1 e il 5-6 gennaio. Tutto, ovviamente, con negozi aperti e ristoranti chiusi. A nessuno viene il dubbio che limitare gli orari di uscita spingerebbe le persone a concentrare le loro passeggiate in un arco temporale ristretto, accrescendo il rischio di assembramento? Lo stesso dicasi per il divieto di spostamento tra comuni: quale sarebbe il problema di recarsi a 100 km di distanza? Gli assembramenti non si creano sulla base del tragitto percorso, ma stando gli uni accanto agli altri, magari perché impossibilitati a muoversi oltre. Se vivo in una città di 30 mila abitanti, anziché recarmi ovunque volessi, dovrò al massimo passeggiare insieme a tutti i miei concittadini nelle poche vie disponibili del comune, aumentando il rischio di contagi.

Infine, perché vietare gli spostamenti tra regioni? Fatto salvo che non ci saranno cenoni, che i ristoranti resteranno chiusi e che gli impianti sciistici non potranno aprire, quale problema vi sarebbe nel consentire a un romano di andare in Toscana o a un emiliano di volare fino in Sicilia? Misteri di un governo che sembra aver perso del tutto il lume della ragione e si ripara dietro presunti criteri scientifici per mascherare la perdita della bussola. L’economia ringrazia. O quel che ne resta.

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