Il lockdown arriverà anche senza imposizione del governo, ecco perché

Il boom dei contagi mette in allarme il consulente del governo, Walter Ricciardi, che invoca la chiusura totale delle grandi città. Ma le restrizioni stanno avvenendo in maniera del tutto naturale.

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Regioni Gialle, Arancioni e Rosse, nuovi divieti e chiusura strade e piazze

Il consulente del governo per la gestione dell’emergenza Covid, Walter Ricciardi, ha invocato la chiusura totale delle grandi città, dichiarando che fosse stato per lui avrebbe imposto il lockdown a Napoli già due settimane fa. E lo stesso varrebbe per Genova e Torino, oltre che per Milano. Il timore, spiega, riguarda la troppa gente che ancora va in giro, aumentando le probabilità di contagio. A ieri, gli attualmente positivi in Italia sono arrivati a quasi 600 mila, cioè circa un italiano su 100 risulta aver il virus in corso.

Poiché il numero dei nuovi contagiati, al netto dei guariti, nelle ultime due settimane sale al ritmo di oltre 23 mila unità al giorno, di questo passo da qui a Natale avremo quasi un altro milione di nuovi italiani costretti all’isolamento domiciliare o, nei casi più gravi, al ricovero in ospedale, a fronte di qualcosa come 250 mila guarigioni. Dunque, altri 750 mila persone impossibilitare ad andare a lavorare o studiare e finanche bisognosi di cure, cioè di assistenza da parte di uno o più componenti del nucleo familiare.

Questi numeri ci segnalano come il lockdown dell’Italia – ma lo stesso discorso varrebbe per il resto d’Europa – arriverebbe nei fatti. Piano piano, tutta l’economia si fermerebbe anche senza l’imposizione di ulteriori restrizioni da parte del governo, per il semplice fatto che il numero degli attualmente positivi diverrebbe massa critica, tale da impedire ad aziende, attività commerciali, uffici (pubblici compresi) e scuole di aprire. Per non parlare dei disagi che milioni di famiglie vivranno, specie nelle grandi città, dove le piccole dimensioni delle abitazioni rendono poco possibile la convivenza tra un soggetto malato, pur asintomatico, e uno o più soggetti sani.

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Verso il lockdown in tutta Italia

Ed ecco che Ricciardi ha anticipato nei fatti il vero piano del governo Conte, mettendoci nella sua invocazione della chiusura totale quel pathos di terrore che serve per destare allarme tra i cittadini e affievolirne le resistenze. Il “semaforo” giallo-arancione-rosso che ha colorato la cartina dell’Italia dalla scorsa settimana non solo non è mai stato il piano ultimo con cui l’esecutivo vorrebbe affrontare la questione; da domani, ad esempio, oltre a Sicilia e Puglia saranno arancioni anche Liguria, Toscana, Umbria, Abruzzo e Basilicata. Addirittura, la Campania è candidata direttamente per la zona rossa.

Una volta che gran parte degli abitanti dello Stivale si trova in uno stato di lockdown simile a quello del marzo scorso, il passaggio per una chiusura totale dell’Italia sarebbe questione di giorni. Del resto, al governo importa di non ritrovarsi col cerino in mano per non essere tacciato di avere provocato un nuovo disastro economico. Il premier Giuseppe Conte sa che psicologicamente gli italiani sono stanchi e meno ben disposti rispetto alla primavera scorsa, anche perché gli addebitano la cattiva gestione della fase post-lockdown. Serve, quindi, che la chiusura assuma le sembianze di un atto obbligato e conseguente alle misure insufficienti adottate dalle regioni per frenare i contagi.

Gli stessi 21 criteri individuati dagli esperti del Comitato tecnico-scientifico per assegnare a ciascuna regione il colore più idoneo alla propria condizione sono volutamente numerosi e neppure del tutto noti al grande pubblico per una ragione specifica: devono gettare fumo negli occhi alla popolazione, mascherando di scientificità decisioni prettamente politiche. Nessuna ragione è stata a fondamento dell’inserimento della Campania tra le regioni gialle, quando dal giorno dopo si è speculato negli stessi ambienti istituzionali che rischi di essere trasformata in rossa. Conte usa la scienza a suo piacimento, celando scelte finanche arbitrarie e tese a limitare il dissenso tra la popolazione e i disagi nelle regioni “amiche”, le sole cinque ormai amministrate dal centro-sinistra.

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