Il lockdown a semaforo ci annuncia una ripresa economica debole nel 2021

Le nuove restrizioni anti-Covid imposte dal governo Conte colpiranno l'economia italiana dopo il rimbalzo nel terzo trimestre. E l'eredità sarà ancora più pesante per l'anno prossimo.

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Regioni Rosse, Gialle e Arancioni: chi potrebbe cambiare fascia il 27 novembre

L’Italia è diventata un grande semaforo. Le regioni sono stante tinte di giallo, arancione e rosso dal governo, che con l’ultimo Dpcm ha così imposto tre livelli di restrizioni anti-Covid sulla base del presunto rischio effettivo corso in ciascuna. Diciamo “presunto”, perché a guardare chi si trovi in giallo e chi in arancione o rosso, viene il sospetto che i 21 criteri individuati dall’esecutivo per imporre lockdown differenziati siano volti a coprire scelte squisitamente politiche, laddove è scarsamente comprensibile che realtà come la Campania con ormai 4.000 contagi al giorno siano stati classificate come a basso rischio (giallo) e altre come la Calabria con una media di 250 siano in stato di massimo allerta (rosso). Pur rapportando alle rispettive popolazioni e tenuto conto dei posti letto disponibili negli ospedali, i conti non tornano.

Ad ogni modo, questa Italia arlecchina ha già i suoi effetti. Le attività commerciali, dove più e dove meno, vengono colpite più di altre. A differenza del lockdown di marzo, quando il governo fermò anche le attività industriali e produttive in generale, stavolta il peso delle chiusure ricade essenzialmente sulla categoria variegata dei commercianti e degli artigiani. Ma sbaglia chi pensa che così la produzione sia in salvo. Chi produce lo fa per vendere, non per ammassare le merci nei magazzini. E se i negozi o sono chiusi del tutto o lo sono in parte della giornata e della settimana e se la circolazione stessa dei cittadini è limitata, a chi vendono?

Con la Nota di aggiornamento al DEF, il governo stima un crollo del PIL per quest’anno del 9%. Dopo il rimbalzo record del 16% nel terzo trimestre, si è persino fatto prendere dall’entusiasmo, ipotizzando uno scenario migliore.

Sarebbe come se giudicassimo in buona salute una persona in coma per un incidente appena subito, guardando la sua foto del giorno prima. Il lockdown a semaforo avrà contraccolpi negativi sul PIL nel quarto e ultimo trimestre dell’anno. La ripresa a V si allontana e se ne paventa una a W, con una nuova caduta dell’economia seguita da una ripresa nei prossimi mesi, speriamo già nel primo trimestre del 2021.

La seconda ondata Covid allontana la ripresa a V e rende probabile lo scenario W

Impatto terrificante su turismo ed export

Scordiamoci rimbalzi del 5-6% o oltre per l’anno prossimo, perché queste restrizioni anti-Covid con ogni probabilità si trascineranno in varie modalità fino alla primavera inoltrata, quando il rialzo delle temperature farà il suo corso e rallenterà i contagi. Il lockdown non “spegne” il virus, ma serve semplicemente ad evitare che troppe persone vi si ammalino e ingolfino gli ospedali, facendoli collassare. Su questo tema, il governo ha grosse responsabilità. Ha sprecato almeno 5 mesi di tregua concessogli dal Covid, cincischiando su Stati Generali, monopattini, bonus vacanze e modello Italia per il mondo. Adesso, siamo con lo stesso tremolio di marzo, con l’aggravante che l’inverno sarà lungo, per dirlo con le parole della cancelliera Angela Merkel.

Un PIL più basso quest’anno e meno alto l’anno prossimo significa, anzitutto, un debito pubblico ancora più elevato sia in valore assoluto che in percentuale. Le entrate fiscali saranno inferiori alle attese nell’intero biennio e la spesa per sostenere i redditi risulterà più alta. Inoltre, il tasso di disoccupazione salirà a livelli ancora più terrificanti, per quanto il governo stia usando l’escamotage del blocco dei licenziamenti, adesso esteso fino al marzo prossimo, al fine di celare la realtà il più possibile. Quando prima o poi i licenziamenti verranno sbloccati – a proposito, Confindustria esiste ancora? – salterà il tappo e rischiamo di ustionarci.

Il divieto di circolazione tra comuni nelle regioni rosse, tra le regioni ovunque e i lockdown europei che nei fatti richiudono le frontiere faranno collassare l’export e particolarmente il turismo in misura ancora maggiore di quanto non sia già avvenuto.

Le compagnie aeree, che a settembre prevedevano un -55% medio nel mondo per l’ultimo bimestre del 2020, adesso stanno rivedendo le stime al -80%. Un intero comparto rischia di chiudere per sempre, di dover essere sostenuto dallo stato e di far esplodere i livelli di debito ulteriormente. Sul mondo del commercio, stendiamo un velo funebre.

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