Italia più competitiva grazie al Jobs Act e sale nelle classifiche del WEF (ma non in tutte)

Grazie al Jobs Act e alle riforme sul mercato del lavoro, l'Italia risale posizioni nella classifica dei Paesi più competitivi stilata dal World Economico Forum, ma c'è ancora molto da fare.

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Grazie al Jobs Act e alle riforme sul mercato del lavoro, l'Italia risale posizioni nella classifica dei Paesi più competitivi stilata dal World Economico Forum, ma c'è ancora molto da fare.

L’Italia scala posizioni e cavalca l’onda dell’ottimismo promossa da Matteo Renzi: tutto merito delle riforme e più in particolare del Jobs Act, anche se il World Economic Forum avverte che bisogna fare di più per quanto riguarda l’efficienza del mercato del lavoro. Fatto sta che nella classifica mondiale 2015-2016 l’Italia si piazza in 43esima posizione, scalando così ben 6 posizioni nella lista dei Paesi più competitivi del mondo. Certamente il podio è ancora lontano, ma la scalata, si augura il governo, è solo un inizio, un simbolo di una ripresa che, seppur lenta e graduale, esiste. Il WEF ha analizzato anche l’efficienza del mercato del lavoro e anche qui saliamo di posizione: se l’ultima rilevazione ci dava in fondo alla classifica, oggi siamo al 126esimo posto, su 140 Paesi. Non un dato che ci fa saltare dalla sedia, ma comunque un nuovo inizio e uno stimolo a continuare sulla strada delle riforme allo scopo di migliorare la produttività, che resta comunque tra le più basse in Europa.   Andiamo molto peggio per ciò che riguarda la burocrazia, visto che ci piazziamo in 139esima posizione, ma meglio su altri campi: dalle infrastrutture all’educazione primaria e alla salute (26esima posizione) fino alla dimensione del mercato (12esima posizione). Risaliamo qualche posizione – e forse qui non ce lo aspettavamo – nel campo dell’innovazione, ricerca e sviluppo, e nel settore delle PMI. Il WEF però ci mette ancora in allarme: bisogna continuare la strada delle riforme e fare molto di più per quello che riguarda il mercato del lavoro, a cominciare dagli incentivi e dal fisco (137°), dal rapporto tra produttività e retribuzione (131°) , così come nel bilanciamento di licenziamenti e assunzioni (132°).   Il WEF premia tra i Paesi più competitivi la Svizzera, sul gradino più alto del podio, seguita da Singapore e USA. Fuori dal podio, ma più competitivi, la Germania e l’Olanda, mentre restano stabili Giappone e Hong Kong. In fondo alla top ten troviamo invece due Paesi scandinavi, Finlandia e Svezia, e Regno Unito. Spicca all’11esimo posto la Norvegia, mentre la Russia è solo 45°. Fatto sta, sottolinea il WEF, che stando alle ultime rilevazioni l’Europa del Sud è decisamente migliorata accorciando così l’enorme distanza che la separava dal Nord Europa. Spostandoci sul fronte delle economie emergenti, invece, troviamo la Cina in 29esima posizione, mentre l’India risale la china, conquista 16 posizioni e si piazza al 55esimo posto. La Turchia perde posizioni e si ritrova al 51esimo posto, e lo stesso il Brasile che risulta 75esimo.

Ed è proprio l’ago dei Paesi emergenti a far preoccupare, le sfide incerte di fronte a una nuova normalità dove la mancanza di crescita e l’elevato tasso di disoccupazione stanno frenando la loro avanzata: tra queste economie, solo l’India rappresenta una considerevole eccezione.

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