Il governo Renzi rinvia il pareggio di bilancio al 2017. Ecco i tre anni di fallimenti politici

Nonostante l'Italia si fosse impegnata a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, adesso il governo intende chiedere un rinvio al 2017. E il deficit non è atteso in calo nemmeno per l'anno prossimo.

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L’Italia cambia verso. Bisogna vedere se la direzione sia quella giusta. Lo slogan con cui il premier Matteo Renzi è entrato a Palazzo Chigi non sembra portargli bene. Da quando è diventato capo del governo, gli indici economici per l’Italia sono cambiati di male in peggio. Se ad aprile, nel Def (Documento economico e finanziario), si stimava una crescita del pil dello 0,8% per quest’anno e dell’1,3% per il 2015, adesso le previsioni sono abbastanza grigie. Per il 2014, in linea con la media delle stime indipendenti, il pil è ora atteso dal Tesoro a -0,2 o -0,3%, mentre il segno più dovrebbe tornare l’anno prossimo, ma non si hanno ancora indiscrezioni sulle attese dell’esecutivo. Il deficit è rivisto anch’esso in peggioramento: dal 2,6% del pil concordato con la Commissione, salirà al 2,8%. In realtà, sarebbe al 3%, il tetto massimo previsto dal Patto di stabilità, se non ci fosse stato il nuovo metodo di calcolo del pil, che aggiungendo le attività illegale come droga e prostituzione, ha accresciuto sulla carta la ricchezza annua prodotta dagli italiani di 59 miliardi di euro. E’ probabile, poi, che il deficit si mantenga vicino al margine del 3% anche l’anno prossimo, quando sarebbe dovuto scendere all’1,8%.   APPROFONDISCI – Renzi trova 3 miliardi grazie alla magia sui conti pubblici. Vediamo cosa cambia   La vera novità delle ultime ore è, però, un’altra: il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, avrebbe intenzione di chiedere alla Commissione europea un rinvio dei tempi per raggiungere il pareggio di bilancio. L’Italia assicurerebbe (con quale credibilità residua?) che nel 2016 ci sarà il “close to balance”, ossia che si avvicinerà al pareggio, mentre quest’ultimo sarebbe raggiunto nel 2017, il tutto con un anno di ritardo rispetto agli accordi attualmente in vigore. Dalla sua, l’Italia ha il caso della Francia. Il governo di Manuel Valls ha annunciato il terzo rinvio per la discesa del deficit sotto il 3% del pil, ora atteso nel 2017. Tuttavia, la traiettoria del nostro debito pubblico, complice una crescita nominale del pil bassissima e, addirittura, forse pure negativa, è allarmante. Nonostante con i nuovi metodi di calcolo del pil, il debito è sceso sotto il 128%, la sostanza non muta.   APPROFONDISCI – La Francia annuncia la beffa: deficit al 3% solo nel 2017. I conti pubblici peggiorano  

Di rinvio in rinvio

Quel che è più incredibile è che, in teoria, l’Italia avrebbe dovuto raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.

Vi ricordate la famosa lettera della BCE nell’agosto del 2011 inviata al governo Berlusconi? Ebbene, tra i punti c’era anche la richiesta di un bilancio in pareggio entro 2 anni. La manovra finanziaria messa in campo quell’estate dall’allora ministro Giulio Tremonti non soddisfò Bruxelles, tanto che a novembre il governo fu costretto alle dimissioni. Da allora, hanno scorrazzato a Palazzo Chigi Mario Monti, Enrico Letta e ora Matteo Renzi. Il risultato è che il deficit è passato dal 3,9% del 2011, al 3% del 2012, stessa percentuale del 2013 e nei fatti anche di quest’anno. In altri termini, l’Italia avrebbe dovuto correggere in 24 mesi i suoi conti pubblici di una sessantina di miliardi di euro, mentre la correzione effettiva è stata di appena 15 miliardi. Un quarto del totale. Questo è quanto sono riusciti a fare un governo tecnico praticamente senza opposizione, un governo di larghe intese dalla maggioranza inizialmente bulgara e un esecutivo di sinistra allargato e con una opposizione (quella di Forza Italia) abbastanza benevola, per non dire compiacente.   APPROFONDISCI – Draghi richiama Renzi sul risanamento dei conti pubblici. Manovra correttiva?    

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