Il governo Renzi è ora senza maggioranza su riforme ed economia. Saranno mesi difficili

Il governo Renzi potrebbe subire un indebolimento della sua azione sulle riforme e in economia, dopo lo "strappo" con Forza Italia sull'elezione del nuovo capo dello stato. L'esecutivo è adesso senza una vera maggioranza in Parlamento.

di , pubblicato il

La partita sul Quirinale si è conclusa con un successo strepitoso per il premier Matteo Renzi, che nel giro di poche ore è riuscito nel capolavoro politico di ricompattare il Partito Democratico, mettendo a tacere la minoranza interna, ad aggregare attorno al nuovo capo dello stato la sinistra, ad attirare a sé una trentina di dissidenti del Movimento 5 Stelle e di ricacciare nell’angolo l’ex premier Silvio Berlusconi, uscito umiliato e sconfitto politicamente e umanamente, nonché isolato e mal sopportato all’interno del suo stesso partito, ormai non più credibile come leader della coalizione di centro-destra. Eppure, il paradosso tutto italiano vuole che la forza di Renzi si traduca in un indebolimento del suo governo. Ad oggi, l’esecutivo ha potuto fare il bello e il cattivo tempo in Parlamento e nel dibattito pubblico, grazie al sostegno di Forza Italia sul terreno delle riforme e a un atteggiamento più che benevolo anche su tutto il resto. Al Senato, come sappiamo, il governo Renzi non avrebbe avuto alcuna maggioranza sul “Jobs Act” o altri provvedimenti economici e non avrebbe potuto fare passare nemmeno l’Italicum, la nuova legge elettorale prevista dal Patto del Nazareno.   APPROFONDISCI – Riforme a rischio, ecco perché l’elezione di Mattarella non dovrà rassicurare i mercati  

Fine delle riforme?

Ora, però, tutto questo potrebbe non esserci più. Che voglia o meno la persona di Silvio Berlusconi, il grosso del suo partito è intenzionato a non cedere più alle posizioni di Renzi, rivelatosi poco affidabile come controparte. Si vocifera che una trentina di parlamentari di Forza Italia potrebbe passare alla Lega Nord di Matteo Salvini, che vola nei sondaggi, mentre smottamenti in vista sono evidenti anche in Ncd, il partito del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alleato di governo del PD del premier. Con parte della stessa maggioranza in uscita e un’opposizione che tornerà probabilmente a fare quello che dovrebbe, Renzi non avrà più la possibilità di farsi dare dalla destra ciò che la sinistra non gli potrebbe offrire – le riforme istituzionali e dell’economia – salvo tornare a sinistra per compattare il partito per gli appuntamenti ufficiali.   APPROFONDISCI – La tentazione impossibile di Renzi: sforare il deficit. Padoan: non se ne parla   Le liberalizzazioni, le privatizzazioni, la riforma della Pubblica Amministrazione, della scuola, delle istituzioni il taglio della spesa pubblica e la riduzione delle tasse sono tutti temi che adesso dovrà negoziare solamente con l’ala sinistra del suo partito, ostile in maniera crescente alle politiche di austerità dell’Europa, tanto da essersi schierata con Alexis Tsipras a ridosso delle elezioni in Grecia.

Certo, Renzi potrebbe anche avvantaggiarsi personalmente di questo indebolimento del governo, presentandosi a Bruxelles come l’unico reale sostenitore delle riforme chieste dalla Commissione europea, senza alternative in patria, stretta da una sinistra anti-austerity e una destra non più collaboratrice.

Elezioni anticipate?

Ma senza numeri, specialmente al Senato, non potrebbe restare a lungo in balia degli umori di Pippo Civati, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e altri, rischiando o di dovere cedere il passo a un nuovo esecutivo o ad elezioni anticipate. Nel primo caso, sorge il dubbio che non vi sia alcuna maggioranza possibile, né sarebbe più tentabile la carta del governo tecnico, che non godrebbe dell’appoggio di nessuna delle tre coalizioni presenti in Parlamento. Le stesse elezioni anticipate sarebbero un fallimento quasi scontato, dato che l’Italicum entrerebbe in vigore solo dal settembre del 2016 e subordinatamente all’approvazione delle riforme istituzionali, in particolare, abrogazione del Senato elettivo. Restando così le cose, si tornerebbe a votare con un sistema proporzionale puro e nemmeno se il PD riprendesse il 40,8% ottenuto alle elezioni europee dell’anno scorso, avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi, nemmeno lontanamente i numeri attuali.   APPROFONDISCI – S&P blinda Renzi e avverte: rating a rischio se in Italia vincono gli euro-scettici   L’elezione di Sergio Mattarella quale nuovo presidente della Repubblica ha rappresentato uno “strappo” fortissimo tra il premier e il suo principale oppositore, scuotendo gli equilibri apparentemente solidi su cui si reggeva l’attuale stabilità politica. Aggiungiamo che dall’8 marzo, Silvio Berlusconi tornerà ad essere libero, senza le limitazioni nei movimenti e negli orari che ha subito nell’ultimo anno e che hanno ridotto la sua agibilità in politica. Per essere ancora più chiari: Mattarella al Quirinale potrebbe essere stato l’apice della forza di Matteo Renzi, ma da oggi potrebbe già essere iniziata una fase calante del governo, che nei prossimi mesi dovrà affrontare le osservazioni e le ire dell’Europa su conti pubblici e riforme con le spalle “scoperte”, non godendo più della benevolenza di tutte le opposizioni.   APPROFONDISCI – Prove di resistenza per il governo Renzi su crisi, Europa e dissenso interno  

Argomenti: