Il governo Conte trema sul MES, lo sgambetto di Berlusconi: voterà contro

Il voto in Parlamento sul MES non vedrà l'appoggio di Forza Italia, che si è detta contraria alla riforma dell'Eurogruppo. La maggioranza "giallo-rossa" rischia di sfaldarsi.

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Il 9 dicembre approda in Parlamento la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), uscita fuori dall’Eurogruppo di questo lunedì. E già c’è una presa di posizione eclatante, quella di Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia si è detto contrario e, pertanto, non sosterrà in Aula quella che giudica essere una riforma contraria agli interessi dell’Italia per due motivi particolarmente: il primo, perché le votazioni del Fondo salva-stati saranno a maggioranza e potenzialmente ciò implica il rischio che i soldi versati dall’Italia finiscano altrove; secondariamente, perché l’Europarlamento non avrà alcun potere di controllo e la Commissione sarà ridotta a un ruolo “notarile”.

Poco prima era arrivato l’altolà di Matteo Salvini: “chi vota il MES non sarà compagno di strada della Lega”. Fatto sta che a pochi giorni dal voto compatto del centro-destra a favore del quarto scostamento di bilancio del governo, quando sembrava che la linea berlusconiana dialogante con la maggioranza “giallo-rossa” avesse preso il sopravvento, ecco essere arrivato una indietro tutta, probabilmente tattica, dell’ex premier. Con il suo “no”, non soltanto evita la rottura dell’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia, ma finisce per stanare il Movimento 5 Stelle, che fino a ieri confidavano proprio nel voto favorevole di Forza Italia per tenere assieme capre e cavoli, cioè la loro opposizione al MES e il sostegno all’esecutivo.

Grillini in rivolta contro il governo

Si sa che nelle chat di partito alcuni parlamentari grillini avrebbero inveito contro il “sì” del premier Giuseppe Conte a una riforma che vede da sempre contrario l’M5S. La parte più movimentista e vicina ad Alessandro Di Battista potrebbe votare contro o fare mancare il proprio sostegno, magari uscendo dall’Aula al momento del voto.

A quel punto, l’avallo alla riforma da parte dell’Italia sarebbe a serio rischio. E senza l’OK di Roma non ci sarebbe alcuna riforma.

L’M5S potrebbe compattarsi attorno a una mediazione tentata da Luigi Di Maio, in base alla quale il movimento voterebbe a favore del MES, ma al contempo escluderebbe sin da principio il suo utilizzo da parte dell’attuale governo. Una posizione pragmatica, che avrebbe, tuttavia, strascichi non solo tra i parlamentari, quanto soprattutto tra una base sempre più delusa dalla mutazione genetica dei vertici.

Il MES non è tema su cui Conte potrà inciampare. Se la riforma venisse bocciata, il suo governo cesserebbe di esistere un attimo dopo. Se passasse con i voti determinanti di alcuni parlamentari dell’opposizione, rimarrebbe in sella, ma politicamente sarebbe un segnale di estrema debolezza, anche perché risulterebbe molto difficile spiegare agli elettori pentastellati che uno dei principali atti di politica economica ed estera della maggioranza si regga sul sostegno di un gruppetto di berlusconiani.

Certo, la caduta dell’esecutivo dovrebbe essere arginata dall’unico vero obiettivo di PD e grillini, vale a dire l’elezione del prossimo capo dello stato a inizio 2022. Serve arrivare al semestre bianco, durante il quale le Camere non possono essere sciolte e che decorrono sei mesi prima della scadenza dell’attuale mandato di Sergio Mattarella. Bisogna stringere i denti fino alla fine del prossimo luglio. Fino ad allora, solo un incidente molto serio e imprevisto frantumerebbe definitivamente la maggioranza. Che sia il MES?

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