Il governo Conte mette Berlusconi con le spalle al muro al sud

Silvio Berlusconi non sta azzeccando più una sola mossa politica. Forza Italia di allontana dai propri elettori e con l'opposizione al governo Conte rischia di franare ancora di più al sud.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi non sta azzeccando più una sola mossa politica. Forza Italia di allontana dai propri elettori e con l'opposizione al governo Conte rischia di franare ancora di più al sud.

Fiducia incassata con ampio margine al Senato dal premier Giuseppe Conte, che ieri sera ha potuto contare su 171 sì, superando nettamente i 117 contrari e i 25 astenuti. E da questa legislatura esordisce una novità che riguarda il regolamento di Palazzo Madama: così come alla Camera, le astensioni varranno non più come voto contrario. Dunque, per i gruppi e i senatori a vita esistono maggiori margini a disposizione per orientarsi in fase di dichiarazione di voto. Comunque sia, il governo si appresta in queste ore a bissare il successo tra i deputati e potrà così già da stasera operare nel pieno delle sue funzioni. Le opposizioni, sostanzialmente ridotte ai soli PD e Forza Italia, hanno ribadito il loro scetticismo su quello che hanno definito un libro dei sogni, notando come le promesse del contratto di governo siano prive ad oggi di coperture finanziarie.

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Se ai democratici l’opposizione all’esecutivo sarà facile, non lo stesso potrà dirsi per gli azzurri. Il loro alleato della Lega è socio del governo e Matteo Salvini è insieme a Luigi Di Maio il vice-premier, oltre che ministro dell’Interno. Se questo film lo si era già visto a parti inverse, quando Forza Italia sostenne i governi a guida Mario Monti prima ed Enrico Letta dopo, la differenza non secondaria consiste stavolta nel fatto che il Carroccio non sia più junior partner della coalizione di centro-destra, anzi ne rappresenta la guida. Non solo ha ottenuto più voti degli alleati alle elezioni politiche di marzo, ma stando ai sondaggi più che doppierebbe i consensi di Forza Italia, forse persino li triplicherebbe.

La campagna al sud di Salvini

Domenica, Salvini si è recato in Sicilia come prima visita da ministro dell’Interno. Dopo avere tenuto un comizio a Catania per sostenere il candidato sindaco del centro-destra, l’azzurro Salvo Pogliese, ha fatto tappa a Pozzallo, dove ha sede un hot spot per immigrati. Qui, ha incontrato vari rappresentanti politici locali, tra cui il governatore Nello Musumeci, con cui ha siglato quello che è stato ribattezzato il “patto del tonno”. Sostegno reciproco sul piano delle azioni di governo ed elettorale, in vista delle europee dell’anno prossimo. Nonostante i rapporti tra Musumeci e Salvini non siano stati idilliaci in questi primi mesi di amministrazione siciliana, i due hanno convenuto sulla necessità di tenere unita l’alleanza e di rafforzare l’asse.

La Sicilia è solo l’emblema di quanto starebbe per accadere in tutto il sud. Forza Italia viene ormai insidiata piuttosto apertamente dalla Lega nell’unica area d’Italia in cui ancora può esibire consensi alle urne nettamente superiori a quelli del Carroccio. Salvini ha iniziato a penetrare elettoralmente anche sotto Roma, ma è evidente che non disponendo ancora qui di una classe dirigente radicata, i rapporti di forza restino sbilanciati in favore degli azzurri. Sì, ma per quanto? Forza Italia è una realtà in pieno disfacimento da anni. Proprio l’isola, da granaio di voti si è trasformata in una sorta di croce per Silvio Berlusconi, che ha visto conquistare tre mesi fa dal Movimento 5 Stelle tutti i seggi assegnati con l’uninominale, quando nel 2001 era stato lui a fare l’en plein con il famoso 61 a 0. Che quei tempi siano remoti non c’era ombra di dubbio, ma i segnali si fanno preoccupanti per l’ex premier, visti i movimenti in atto all’Assemblea regionale, dove pare che la nuova coppia Musumeci-Salvini sia pronta ad accogliere i forzisti in fuga.

Se la Lega probabilmente darà vita a una spietata campagna acquisti nel Meridione e tutta ai danni degli alleati, il resto lo farebbe proprio Forza Italia con la decisione di restare all’opposizione del governo Conte, andando contro gli umori di gran parte della propria base, la quale si schiera, invece, favorevolmente con il nuovo esecutivo penta-leghista. E qui, i malumori potrebbero arrivare proprio dal sud. Questo governo viene percepito dall’opinione pubblica come tutore degli interessi ignorati per decenni dalla Seconda Repubblica, ovvero proprio del sud e delle sue problematiche. Paradossale che possa sembrare, essendo Salvini il numero due dell’esecutivo, così è. Come farà Forza Italia ad accreditarsi e rilanciarsi tra gli elettori meridionali, quando formalmente farà opposizione al “loro” governo?

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Forza Italia rischia ancora al sud

Del resto, se ad Arcore si ragionasse in termini di espansione del consenso, non si potrebbe che ripartire dal sud, un territorio che la Lega sta iniziando solo in questi mesi a conoscere in maniera approfondita. E su quali basi Forza Italia riuscirebbe ad allargare la base elettorale qui? Se puntasse sui temi assistenziali, per quello ci stanno già pensando i due partiti al governo; se rafforzasse la sua immagine di partito liberale sui temi economici, rischierebbe di fare un buco nell’acqua tra una popolazione alle prese con svariate impellenze, una tra tutte il lavoro. E comunque, il fattore credibilità resta cruciale: con i dirigenti che si ritrova e dopo avere trascorso complessivamente 11 anni al governo, difficile che i forzisti riescano a convincere il sud sulla opportunità di concedere loro un’ulteriore chance, specie facendo opposizione a una Lega, che utilizzerà ogni strumento dalle stanze dei bottoni per consolidare la propria immagine di formazione nazionale.

Anche in risposta al discorso di ieri di Conte, il gruppo azzurro al Senato ha ribadito la solita solfa sul giustizialismo e il pauperismo presenti, a suo dire, nel programma di governo. Per carità, temi di tutto rispetto, ma non sembra che in Italia vi siano orde di cittadini ad avvertire simili emergenze. Forza Italia non ha un più un menù convincente e popolare da esibire e l’ancoraggio strumentale all’Unione Europea non fa che allontanare gli elettori già delusi, nonché parte di quelli che ancora a marzo l’hanno votata. Sarebbe stato un colpo di teatro geniale, se l’ex premier avesse votato la fiducia al governo Conte, pur vittima di palesi veti e persino insulti da parte del Movimento 5 Stelle. Avrebbe segnalato agli italiani di volare alto, di agire nell’esclusivo interesse della Nazione e di non tenere alle poltrone. La sua immagine ne sarebbe uscita consolidata e i grillini avrebbero ricevuto uno schiaffo morale pubblico.

Certo, il rischio di lasciare l’opposizione al solo PD avrà giocato un suo ruolo nell’atteggiamento tenuto sin qui da Forza Italia, ma anche la volontà ormai ossessiva di mostrarsi autonomi dagli alleati sta trasformando quello che un tempo è stato il vero partito anti-establishment d’Italia in una baracca di rancorosi parlamentari attratti dal passato. E dopo i ballottaggi delle comunali tra due domeniche, saranno parecchi i movimenti in Parlamento e presso gli enti locali in favore della Lega e ai danni di Berlusconi. Basta sentire parlare il governatore ligure Giovanni Toti per capire che gli azzurri già oggi non esistono più come gruppo unito.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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