Il genocidio culturale: l’altra propaganda dell’ISIS

Quali finalità nascondono gli atti di barbarie commessi dagli estremisti dell'ISIS alla cultura irachena? Il genocidio culturale come propaganda è destinato a fallire?

di Daniele Sforza, pubblicato il
Quali finalità nascondono gli atti di barbarie commessi dagli estremisti dell'ISIS alla cultura irachena? Il genocidio culturale come propaganda è destinato a fallire?

Il Museo di Mosul, i resti dell’antica città di Nimrud, le Mura di Ninive, le testimonianze ancora vive dell’antica città di Hatra: queste sono solo alcune tra le vittime del genocidio culturale perpetrato dall’ISIS. Cancellare la Storia per insediare un nuovo culto, una nuova ideologia basata sulle leggi della religione. Forse quelli sopraccitati sono nomi che non vi dicono nulla, ma pensate se qualcuno danneggiasse la Barcaccia (ops, già fatto) o scrivesse il proprio nome su un pezzo del Colosseo (ops, già fatto anche questo) o ancora distruggesse l’Arco di Costantino. Il genocidio culturale dell’ISIS è un’altra forma di propaganda che si affianca a quella minacciosa e virale che serpeggia sui social e sui siti hackerati delle organizzazioni politiche e delle istituzioni europee e internazionali.  

Crimini di guerra (culturali)

L’Unesco ha dichiarato tali distruzioni come “un crimine di guerra” e ora teme che le barbarie possano arrivare anche ad altri patrimoni dell’umanità come Cirene o Leptis Magna in Libia. La distruzione della cultura irachena da parte dell’ISIS verte nella direzione estremista di distruggere tutto ciò che riconduce al paganesimo, anche se questo è stato superato e resta solo come testimonianza storico-culturale. Eppure c’è solo questo dietro l’inciviltà sterminatrice che sta preoccupando il governo iracheno, l’Unesco e la comunità internazionale? Per alcuni, i recenti atti di barbarie non sono altro che una risposta diretta alle sconfitte più fresche inflitte allo Stato Islamico da parte dell’esercito iracheno con il sostegno degli Stati Uniti. Per altri ancora, le distruzioni nascondono una seconda finalità dai risvolti economici: rivendere al mercato nero statuette, monete e altre vestigia che gli estremisti pescano dai loro atti di barbarie.  

Propaganda fallimentare?

Eppure, la distruzione delle radici di una civiltà fungono anche da altro mezzo di propaganda, meno sociale (più diretto verso gli europei e gli americani) e più radicato nelle fondamenta del Paese iracheno. Cancellare ogni traccia della Storia e sostituirla con altre radici, quelle più fragili dell’ideologia dello Stato islamico; disegnare una macchia indelebile sul territorio per affermare la propria presenza, minacciata dalle recenti ritirate; forse uno degli ultimi atti di una guerra così frammentaria e confusa di cui risulta difficile vederne la fine, pur sapendo che è all’orizzonte. Peccato per quella sottile nebbia che ci impedisce di vederlo, quell’orizzonte.

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Argomenti: ISIL-ISIS - Stato Islamico