Il futuro del mercato dell’auto elettrica: quali effetti sulla occupazione e chi potrebbe perderci

Il futuro dell'auto elettrica è legata non solo agli incentivi ma anche all'approvvigionamento dell'energia.

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Il futuro dell'auto elettrica è legata non solo agli incentivi ma anche all'approvvigionamento dell'energia.

Il tema delle auto elettriche alla luce dei nuovi possibili incentivi per acquistare veicoli ibridi, elettrici o a metano, con tutte le conseguenze “negative” per chi, invece, decide di acquistare auto ad alimentazione tradizionale, è ancora caldo. Oltre alle proteste dei costruttori, non in ultimo la lettera di Fca e degli investimenti in Italia come abbiamo visto nell’articolo L’ecotassa sulle auto non piace ad Fca: ecco perchè sono a rischio gli investimenti in Italia si parla anche dell’approvvigionamento di energia.

Gli investimenti futuri e il dubbio sull’approvvigionamento dell’energia

Sappiamo che entro il 2025 la diffusione dell’auto elettrica dovrebbe essere arrivata al 25% dunque per coprire una fetta ancora più importante dovranno passare altri 10 anni. Nel frattempo ci si chiede se la produzione energetica sarà in grado di provvedere al fabbisogno senza ricorrere ai combustibili fossili come fa notare anche un recente articolo di motor1.com.

La paura fondamentale resta quella dei blackout qualora molte auto, alla stessa ora, vadano a ricaricare l’auto. Con i picchi di richiesta, infatti, non sono da escludere anche se Volkswagen, quando ha annunciato le sue auto a basso costo, ha confermato che con 1 milioni di auto elettriche circolanti la richiesta di energia elettrica aumenterebbe dello 0,5%. Un numero in costante crescita, visto che soltanto nel nostro paese nel 2030 potrebbero essere 5 milioni.

Resta comunque il fatto che il futuro sarà delle auto elettriche. Volkswagen ha deciso di investire 44 miliardi di euro nello sviluppo delle piattaforme elettriche. Secondo un’interessante analisi di Giuseppe Berta sul Fatto Quotidiano le conseguenze potrebbero non essere non troppo rosee per l’occupazione. Grandi colossi come la casa tedesca che punterebbe alla conversione tecnologica avrebbe bisogno di risorse ingenti non semplici da reperire se non una razionalizzazione dei costi ossia il taglio del personale.

Il problema dell’occupazione

L’esempio lampante arriva da General Motors che ha annunciato il taglio di 14.700 posti negli Usa. Il montaggio dell’auto elettrica necessita di meno attività rispetto a quelle tradizionali, ha fatto notare Berta, e questo significa che molte figure andranno a sparire. È anche vero, però, che la scomparsa di alcuni profili significa la creazione di altri. C’è poi da dire che in Europa siamo ancora in ritardo per la produzione delle auto elettriche. Insomma come in tutte le cose nuove che potrebbero davvero cambiare il mercato è ovvio aspettarsi vantaggi e svantaggi. Da un lato l’ambiente che verrebbe finalmente salvaguardato dall’altro il problema dell’occupazione, che non è neppure detto che nel futuro rimanga davvero un problema se saranno introdotte nuove figure.

Nel frattempo Davide Crippa, sottosegretario allo sviluppo economico in occasione del convegno “I nuovi scenari della mobilità elettrica: upgrading tecnologico, potenzialità ed impatti mobilità” di Enea a Roma ha dichiarato all’Ansa che: “Siamo riusciti a far parlare tutti di mobilità elettrica, in una settimana” ma quello che viene detto in questi giorni sulla necessità di fare prima l’infrastruttura e poi eventualmente mettere in piedi degli incentivi e’ un tema sbagliato. Siamo convinti che, con 10mila auto che andiamo ad incentivare all’anno, suddivise per 8mila comuni e quindi 1,1 auto a comune, e’ evidente che non e’ un impatto che stravolge la mobilita’ del Paese ma un messaggio chiaro di dove vuole andare un governo per la mobilità del futuro”. Parlando delle colonnine di ricarica ha poi chiarito: “diventa fondamentale dare un messaggio anche al consumatore che c’e’ anche questa possibilità e così immaginando di far partire un percorso di informazione per cui i cittadini potranno iniziare a farsi i conti in tasca sui loro percorsi urbani”.

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