La Svizzera sta svalutando il franco? -4% da inizio luglio.

Il franco svizzero ha perso in 3 mesi il 4% contro l'euro, mentre le riserve valutarie della SNB sono cresciute. Una semplice coincidenza?

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Il franco svizzero ha perso in 3 mesi il 4% contro l'euro, mentre le riserve valutarie della SNB sono cresciute. Una semplice coincidenza?

Da oltre 2 mesi e mezzo ormai, il franco svizzero si attesta sopra il tasso di cambio di 1,05 contro l’euro, avendo anche sfondato a settembre la soglia di 1,10 per la prima volta dall’annuncio della fine del cambio minimo, avvenuto il 15 gennaio scorso ad opera della Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera. Fino ad allora e sin dal settembre del 2011, il cambio tra la valuta elvetica e la moneta unica non poteva scendere sotto 1,20. Rispetto all’inizio dell’anno, quindi, il franco resta apprezzato di oltre il 9%, ma la pressione rialzista si starebbe attenuando, o almeno è quello che sembra verificarsi a leggere i dati sul cambio. In effetti, che dietro all’indebolimento vi sia il possibile intervento della SNB c’è più di un dubbio: se a maggio le sue riserve valutarie erano diminuite di 4,7 miliardi di franchi e a giugno di altri 1,5 miliardi, a luglio sono aumentate di ben 15,8 miliardi e ad agosto di 9. E ancora a settembre sono cresciute di altri 1,5 miliardi a 541,5 miliardi.

Riserve Svizzera in crescita da luglio

Poiché l’aumento del le riserve potrebbe riflettere, oltre che l’ingresso spontaneo di valuta straniera per l’afflusso di capitali o per le esportazioni nette, anche gli acquisti della SNB, è probabile che il governatore Thomas Jordan si sia deciso quest’estate di passare dalle parole ai fatti e di indebolire il franco nel range 1,05-1,10, che ufficiosamente era trapelato in primavera essere il nuovo obiettivo dell’istituto. Ma fino alla metà abbondante di luglio, il cambio sostava sotto tale soglia, mentre da allora ha perso il 4% e si è portato a ridosso di 1,10. Oltre che all’intervento della SNB, va detto che la tempistica dell’indebolimento gioca in favore di un’altra interpretazione.

Fungendo da bene rifugio, il franco ha iniziato a perdere quota, quando si sono allentate le tensioni nell’Eurozona, grazie all’accordo raggiunto in extremis il 13  luglio scorso tra la Grecia e gli altri partner dell’unione monetaria, che ha impedito l’uscita della prima dall’area euro. E se a settembre si è raggiunto l’apice dell’indebolimento, da allora il cambio ha riguadagnato qualcosa, forse in seguito alla convinzione degli investitori che la BCE sarà costretta a varare nuovi stimoli monetari per impedire un ritorno alla deflazione dell’Eurozona.

Niente tassi negativi per capo-economista SNB

Di nuovi stimoli si era parlato anche a proposito della SNB, anche se mercoledì il capo-economista dell’istituto, Kurt Schiltknecht, ha avvertito sull’impatto avverso dei tassi negativi sui risparmi, le pensioni e i cittadini, spiegando come la banca centrale elvetica si sarebbe concentrata nei mesi scorsi solo sulle esportazioni, dimenticando il resto. Ma non esiste solo l’export, ha dichiarato, perché i tassi negativi rappresentano una tassa e la politica monetaria ha semmai a disposizione altri strumenti. La Svizzera ha evitato la recessione, registrando un lieve calo del pil solo nel primo trimestre, ma riuscendo a crescere nel secondo, nonostante fosse il periodo in cui avrebbe dovuto iniziare a risentire maggiormente del super-franco. Nonostante il calo delle esportazioni, il 2015 dovrebbe chiudere in crescita, mentre i prezzi resterebbero in calo fino all’anno prossimo, risalendo di poco superiore allo zero solo tra 2 anni. Resta il fatto che nel terzo trimestre, le riserve della SNB sono aumentate di 26,3 miliardi (+5,1%) e allo stesso tempo il franco ha perso il 4% contro l’euro. Semplice coincidenza?      

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