Il franco svizzero ai minimi contro l’euro da metà gennaio

Il franco svizzero scende ai minimi da metà gennaio, mentre le riserve valutarie della SNB salgono ad agosto di 9 miliardi.

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Il franco svizzero scende ai minimi da metà gennaio, mentre le riserve valutarie della SNB salgono ad agosto di 9 miliardi.

Da quando è stata annunciata dalla banca centrale (Schweizerische National-Bank) la fine della difesa del cambio minimo di 1,20 tra franco svizzero ed euro, il 15 gennaio scorso, la valuta elvetica non era mai stata così debole. Stamane, il rapporto si attestava a 1,0983, pur sempre dell’8,5% in più rispetto ai livelli di inizio anno, ma nettamente al di sotto del picco di 0,9816 raggiunto il 23 gennaio scorso. Dopo la prima fase, successiva alla fine del cambio minimo, caratterizzata dall’intervento della SNB per evitare un eccessivo rafforzamento del franco, il cambio con l’euro si era attestato nel range 1-1,05, ma dalla seconda metà di luglio travalica tale soglia e sosta nel range 1,05-1,10, arrivando in queste ore a testare il limite superiore. Secondo diverse voci diffuse dallo scorso inverno, il cambio informalmente perseguito dal governatore Thomas Jordan sarebbe proprio all’interno dell’attuale banda di oscillazione. Non è casuale, però, che vi sosti solo da alcune settimane, ovvero dopo che è stata apparentemente evitata una volta per tutte l’uscita della Grecia dall’euro.

Economia Svizzera risente del super-franco

  In realtà, hanno contribuito anche altri fattori all’indebolimento del franco svizzero. In primis, l’economia elvetica è in recessione, proprio a causa del forte apprezzamento del cambio contro tutte le altre valute del pianeta, che ha portato a un freno delle esportazioni e alla diminuzione dei già “freddi” prezzi interni, facendo scivolare il paese in una lieve deflazione. Ne sta risentendo poco il mercato del lavoro, anche se ad agosto è cresciuta per la prima volta quest’anno la disoccupazione, portandosi al 3,2% dal 3,1% di luglio. Al contrario, l’Eurozona appare in ripresa, trainata dalla Germania, come hanno dimostrato anche i dati di ieri sul pil nel secondo trimestre. Non si tratta di una crescita robusta, tutt’altro, ma sufficiente ad escludere che la BCE possa varare nuovi stimoli monetari o espandere la portata del “quantitative easing” nei prossimi mesi.

Per quanto ancora vicina allo zero, poi, l’inflazione nell’unione monetaria è pur sempre positiva e Francoforte stima che tenderà progressivamente verso il target.

Riserve Svizzera crescono ad agosto

Ad agosto, il franco ha perso il 2% contro l’euro e poiché nella moneta unica è denominato il 42% delle riserve valutarie, ne è scaturito un aumento dell’1,7% del valore di queste ultime, salite di 9 miliardi di franchi a 540,4 miliardi. In genere, l’aumento delle riserve in valuta straniera segnalano interventi della banca centrale per indebolire il cambio (acquistando euro, dollari, etc.), ma stavolta pare che ciò sia frutto essenzialmente del deprezzamento del franco. Gli analisti si attendono che nel rapporto trimestrale, che sarà reso noto la settimana prossima, la SNB confermi i tassi negativi a -0,75% sui depositi delle banche e di essere pronta a intervenire per impedire un eventuale apprezzamento del cambio.

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