Il Fondo Monetario consiglia all’Italia di chiedere aiuto sul debito pubblico

L'FMI sostiene la necessità di fare ancora più debiti per uscire dalla "trappola di liquidità", ma avverte quelli che erano già molto indebitati prima del Covid.

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L'Italia deve chiedere

E’ allarme “trappola di liquidità globale” per il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il capo economista Gita Gopinath segnala come il 60% dell’economia mondiale si trovi oggi con tassi d’interesse sotto l’1%, tra cui il 97% delle economie avanzate. E, addirittura, in un quinto si hanno tassi negativi. Dunque, essendo il costo del denaro già bassissimo, la politica monetaria non potrà più fare granché per stimolare l’economia globale. Invece, potrà fare ancora qualcosa la politica fiscale, specie in un contesto come quello attuale, in cui il moltiplicatore della spesa si mostra molto più elevato.

In sintesi, l’FMI ritiene che gli stati debbano fare ancora più debiti per uscire dalla crisi e non si mostra, in generale, preoccupato per la loro sostenibilità. L’istituto di Washington spiega che i tassi d’interesse resteranno inferiori a quelli di crescita delle economie post-Covid, per cui i debiti sovrani e corporate potranno essere ripagati. Ma nota che esistono due eccezioni: i paesi che già prima del Covid avevano debiti alti e prospettive di crescita basse e quelli che hanno debiti “insostenibili”. Ai primi consiglia di chiedere “supporto finanziario”, ai secondi di procedere a una ristrutturazione. A entrambi, di varare riforme strutturali per aumentare le entrate fiscali e tagliare la spesa pubblica improduttiva.

Va da sé che tra i primi vi sia l’Italia. Nel 2019, avevamo un rapporto debito/PIL del 135%, oltre il 50% più alto della media dell’Eurozona. E, soprattutto, rispetto al 2007, l’anno precedente alla crisi finanziaria mondiale, la nostra economia risultava più piccola di oltre il 4%. Il tasso di crescita media nel quinquennio 2015-2019 è stato di appena lo 0,9% e saremmo cresciuti sotto l’1% persino quest’anno senza il Covid.

Non possiamo avere dubbi, quindi, che l’appello dell’FMI sia stato indirizzato anche a noi, per non dire principalmente a noi, unica economia del G7 a versare in simili condizioni.

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Cosa c’è dietro all’appello all’Italia

Cosa significa “supporto finanziario”? Nell’esperienza ormai quarantennale dell’istituto, quando uno stato rischia il default, alza bandiera bianca e gli chiede aiuto. Il fondo glielo concede dietro il rispetto di precise misure di politica economica da implementare e noti nel gergo dei detrattori come “Washington Consensus”. L’FMI è intervenuta anche a favore della Grecia con i due piani di sostegno del 2010 e del 2012, mentre ha deciso di non partecipare al bail-out del 2015. Tuttavia, le dimensioni dell’Italia sarebbero tali da non rendere con ogni probabilità possibile un eventuale esborso dell’FMI, né la peculiare condizione geopolitica del nostro Paese richiederebbe mai un simile approccio.

Piuttosto, il supporto finanziario di cui parla l’FMI sarebbe europeo. La UE dispone già di un apposito fondo per salvare gli stati in crisi, pur incapiente per l’eventuale sostegno all’Italia. Si chiama MES, acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilità. E similmente al Washington Consensus, anche il MES chiede riforme in cambio di aiuti. L’Italia è socia del MES con un capitale versato di 14,5 miliardi, ma non ha alcuna intenzione di sottoporsi nei fatti a un “commissariamento” di Bruxelles. Tant’è che il premier Giuseppe Conte resiste alle sirene di quanti nella sua maggioranza (PD e Italia Viva) vorrebbero che facesse richiesta dei fondi sanitari del MES, i quali risultano essere erogati senza condizioni, se non quella che le somme vengano impiegate “indirettamente o direttamente” a favore della sanità.

L’FMI sembra associarsi a queste pressioni, cercando di persuadere Roma a sottoporsi a un qualche meccanismo di sostegno finanziario sovranazionale per incrementare le proprie probabilità di riuscire a riformarsi e a rendere sostenibile il debito pubblico.

In realtà, nel medio periodo il problema non si porrebbe, in quanto la BCE terrà i tassi a livelli azzerati fino a quando l’Eurozona non sarà del tutto uscita dall’emergenza Covid e dalla crisi economica. E l’Italia è in buona compagnia di altri paesi fiscalmente in disordine, tra cui Francia e Spagna. Ma nel medio-lungo termine, a meno che Francoforte non opti per un sostegno a tempo indeterminato ai debiti sovrani nell’area, il tema della sostenibilità torna centrale. Senza crescita, l’Italia non potrà permettersi di detenere un debito al 150-160% del suo PIL. E per crescere dovrà fare riforme, quelle che gli ultimi 30 anni hanno dimostrato che non siamo in grado di varare da soli.

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