Il Financial Times loda il governo Renzi: è riformista, aperto agli investitori stranieri

Giudizio lusinghiero del Financial Times sull'apertura del governo Renzi agli investimenti stranieri. Ora il test sulle banche. L'Istat conferma, però, che i conti pubblici non starebbero andando così bene.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Giudizio lusinghiero del Financial Times sull'apertura del governo Renzi agli investimenti stranieri. Ora il test sulle banche. L'Istat conferma, però, che i conti pubblici non starebbero andando così bene.

Un giudizio davvero positivo per il governo Renzi da parte di uno dei maggiori quotidiani finanziari al mondo, il Financial Times, che definisce l’esecutivo italiano “riformista”, sottolineando come le ultime operazioni finanziarie, come quella dei cinesi di Chem-Cina con Pirelli e di Net-a-porter con Yoox, non siano state bloccate dal governo, a differenza di quanto era avvenuto in passato sotto i governi Prodi e Berlusconi, quando i due premier bloccarono rispettivamente la cessione di Telecom Italia all’americana AT&T e quella di Alitalia alla francese Air France, dimostrando di essere aperto agli investitori stranieri. Il FT cita “uno dei più grandi presidenti di società italiane operanti all’estero”, il quale avrebbe dichiarato con sorpresa che il premier Matteo Renzi sarebbe solito prendere il telefono e chiedere: “Cosa posso fare per aiutarvi?”. Si tratta, spiega il quotidiano, di un tratto distintivo positivo dell’attuale governo, che è atteso adesso al test della riforma delle banche popolari, il cui esito dimostrerà il tasso realmente riformatore di Palazzo Chigi.   APPROFONDISCI – Financial Times: Renzi cambi le regole UE o l’Italia esca dall’euro   Il quotidiano riporta anche di un incontro a porte chiuse avvenuto presso l’Ambasciata italiana a Londra, dove un  gruppo di investitori avrebbe individuato nella libertà al mercato concessa sul settore bancario la maggiore volontà riformatrice del governo Renzi. Dunque, la City sarebbe schierata dalla parte del nostro esecutivo, dopo anni di polemiche con la precedente gestione dell’economia sotto i governi Berlusconi, ma anche di Romano Prodi.

La grana dei conti pubblici

Uno dei veri test che il premier dovrà affrontare riguarda il risanamento dei conti pubblici, che l’Istat ha confermato oggi essere meno positivi di quanto non s’immagini. Il rapporto deficit/pil nel 2014 si è chiuso al 3%, esattamente sulla soglia massima consentita dal Patto di stabilità. Se il dato era grosso modo atteso, esso evidenzia un lieve peggioramento dal 2013, quando si era chiuso con un disavanzo del 2,9%.   APPROFONDISCI – L’Europa darà 4 mesi di tempo al governo Renzi su deficit e riforme, ecco cosa rischiamo   Affatto positivo è stato il dato sull’ultimo trimestre del 2014, conclusosi con un avanzo primario al 2,4% del pil, l’1,2% in meno dello stesso periodo dell’anno precedente, frutto di un aumento della spesa del 2,6% del pil su base annua. Complessivamente, il 2014 si è chiuso con una spesa pubblica in aumento dello 0,8% al 51,1% (dal 50,9% del 2013) e un aumento delle entrate dello 0,6% al 48,1% (dal 48% del 2013). Il profilo riformista del governo Renzi deve ancora mostrare i suoi frutti in uno dei terreni più scivolosi per l’economia italiana, il consolidamento dei conti pubblici. Una grossa mano la sta dando la BCE con il suo QE, che sgrava lo stato con riferimento al pagamento degli interessi sul debito di nuova emissione, ma ad oggi è mancata una vera sterzata autonoma a Roma.   APPROFONDISCI – Debito pubblico, grazie a Draghi risparmiati 8 miliardi in 3 mesi: deficit/pil verso il 2%?

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Argomenti: avanzo primario, Debito pubblico italiano