Il Feeling della Stagnazione

Secondo il Nobel Nouriel Roubini, che ha previsto la grande crisi del 2008, nell'economia globale ci sono le condizioni per una nuova possibile crisi

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Il famoso economista Nouriel Roubini

Di Nouriel Roubini NEW YORK – Nonostante la serie di eventi a bassa probabilità e ad alto impatto che hanno colpito l’economia globale nel 2011, i mercati finanziari hanno continuato a salire tranquillamente fino a circa un mese fa.

Aumento prezzo alimentari

L’anno è iniziato con l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, petrolio e materie prime, dando vita allo spettro di un’alta inflazione. Poi sono scoppiati i tumulti di massa in Medio Oriente, facendo aumentare ulteriormente i prezzi del petrolio. Quindi è arrivato il terribile terremoto del Giappone, che ha fortemente danneggiato sia la sua economia che la catena dell’offerta globale. E poi Grecia, Irlanda e Portogallo hanno perso l’accesso ai mercati del credito, e richiesto pacchetti di salvataggio al Fondo Monetario Internazionale e all’Unione europea.

Ma non è finita qua. Sebbene la Grecia sia stata salvata un anno fa, il piano A è chiaramente fallito. La Grecia richiederà un altro piano di salvataggio ufficiale – o un fallimento dei creditori privati, un’opzione che sta alimentando una forte polemica tra i responsabili politici europei.

Debito Usa

Ultimamente, le preoccupazioni circa l’insostenibilità del deficit fiscale degli Stati Uniti hanno, altresì, provocato aspre lotte politiche interne, che hanno quasi portato a una caduta del governo. Una battaglia simile è ora in corso sul “tetto del debito” degli Stati Uniti che, se irrisolta, comporta il rischio di un default “tecnico” sul debito pubblico americano.

Previsioni crisi economica 2011

Fino a poco tempo fa, i mercati sembravano scontare questi shock; a parte un paio di giorni in cui il panico sul Giappone o il Medio Oriente ha portato a una correzione, hanno continuato la loro marcia verso l’alto.

Ma, dalla fine di aprile, nei mercati azionari globali si è verificata una correzione più persistente, spinta dalle preoccupazioni che la crescita economica negli Stati Uniti e in tutto il mondo stia attraversando un brusco rallentamento.

I dati provenienti dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dalla periferia della zona euro, dal Giappone, e anche dalle economie emergenti, stanno segnalando che una parte dell’economia globale – soprattutto le economie avanzate – possono entrare in stagnazione, se non in una doppia recessione. E’ anche aumentata globalmente l’avversione al rischio, man mano che la politica di dilazione e attesa sulla Grecia sta diventando sempre meno desiderabile, e lo spettro di un crollo disordinato sta diventando sempre più probabile.

Gli ottimisti sostengono che l’economia globale ha segnato solo un “rallentamento.” Aziende e consumatori hanno reagito agli shocks di quest’anno rallentando “temporaneamente” i consumi, le spese in conto capitale e la creazione di posti di lavoro. Ma se le scosse non peggiorano (o le crisi diventano meno acute), la fiducia e la crescita riprenderà nella seconda metà dell’anno, e i mercati azionari faranno un nuovo rally.

Tuttavia ci sono buone ragioni per credere che stiamo vivendo una crisi più persistente. In primo luogo, i problemi della periferia della zona euro sono in alcuni casi dei problemi di insolvenza, non di illiquidità: deficit e debito pubblici e privati di grandi dimensioni e in aumento; sistemi finanziari guasti che devono essere ripuliti e ricapitalizzati; massiccia perdita di competitività, mancanza di prospettive di crescita e aumento della disoccupazione. Non è più possibile negare che i debiti pubblici e/o privati in Grecia, Irlanda e Portogallo dovranno essere ristrutturati.

Crisi Usa 2011

In secondo luogo, i fattori di rallentamento della crescita degli Stati Uniti sono cronici. Questi includono una lenta ma persistente riduzione della leva finanziaria del settore pubblico e privato; i prezzi del petrolio in aumento; debole creazione di posti di lavoro; un altro calo del mercato immobiliare; gravi problemi fiscali a livello statale e locale, e un deficit e un debito insostenibili a livello federale.

In terzo luogo, la crescita economica nel corso degli ultimi due trimestri in media è rimasta stazionaria nel Regno Unito, con un aggravio di austerità fiscale arrivato in un momento in cui l’aumento dell’inflazione sta impedendo alla Banca d’Inghilterra un alleggerimento della politica monetaria. Infatti, l’inflazione può anche costringere la Banca ad alzare i tassi di interesse. E il Giappone sta già scivolando in recessione a causa del terremoto.

Tutte queste economie erano già in crescita anemica e al di sotto del tasso tendenziale, in quanto il processo di deleveraging (riduzione complessiva del debito, ndt) ha richiesto un rallentamento della spesa pubblica e privata al fine di aumentare i tassi di risparmio e ridurre i debiti. E ora, oltre alla sequenza di “cigni neri” che le economie avanzate hanno affrontato quest’anno, gli stimoli monetari e fiscali nella maggior parte dei paesi sono stati rimossi, o lo saranno presto.

Se quello che sta accadendo ora si rivela essere qualcosa di peggio di un temporaneo rallentamento, la correzione del mercato continuerà ulteriormente, con effetti sulla ricchezza privata che indeboliranno ancora la crescita. E, a differenza del periodo 2007-2010, quando gli shock negativi e la crisi del mercato erano contrastati da una maggiore azione politica dei governi, questa volta i politici sono a corto di munizioni, e quindi possono non essere in grado di innescare una reflazione e far ripartire l’economia reale.

Questa mancanza di strumenti di politica economica si riflette nella maggior parte delle economie avanzate nell’adesione a una qualche forma di austerità, per evitare il disastro fiscale. Il debito pubblico è già alto, e molti debiti sovrani sono vicini allo stress, così la capacità dei governi di sostenere le banche attraverso i salvataggi e le garanzie è fortemente limitata. Un altro giro del cosiddetto “quantitative easing” da parte delle autorità monetarie può non essere possibile per l’inflazione in aumento – seppur lento – nelle economie più avanzate.

Se gli ultimi dati economici globali riflettono qualcosa di più grave di un incidente di percorso, ed i mercati e le economie continuano a rallentare, i politici potrebbero ritrovarsi a mani vuote. Se ciò accade, il rischio di una profonda stagnazione o di una vera e propria doppia recessione aumenterebbe sensibilmente in molte economie avanzate.

 

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Credits
Articolo originale: That Stalling Feeling
Sito: Project Syndicate

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