Il fallimento del sistema Italia in un grafico: Facebook vale più di tutta Piazza Affari

La capitalizzazione in borsa del principale social network del mondo vale più di tutte le società quotate a Milano, un segno evidente dell'irrilevanza della finanza tricolore nel contesto globale.

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La capitalizzazione in borsa del principale social network del mondo vale più di tutte le società quotate a Milano, un segno evidente dell'irrilevanza della finanza tricolore nel contesto globale.

Il declino economico dell’Italia si rispecchia integralmente in borsa. Nell’ultimo decennio, Piazza Affari è rimasta letteralmente ferma e rispetto al periodo pre-crisi resta su valori più che dimezzati. In termini assoluti, attualmente l’indice FTSE Mib, che ospita le 30 principali società quotate a Milano, capitalizza sui 610 miliardi di euro, sostanzialmente quanto la sola Facebook, che al Nasdaq sfiora i 700 miliardi di dollari. In rapporto al pil di fine 2019, la borsa italiana incide per poco più di un terzo, quando all’inizio del millennio arrivò a toccare il 50%. Cinque anni fa, a fronte dei 650 miliardi dell’indice italiano, il social capitalizzava ancora meno di un quarto. E quando l’FTSE Mib toccò gli 800 miliardi a inizio 2018, la creatura di Mark Zuckerberg saliva a 550 miliardi di dollari.

Il trend negativo degli indici azionari non è percepito come un grosso problema tra la popolazione italiana, causa anche la scarsa diffusione ad oggi dei titoli finanziari tra le famiglie. Eppure, esso è la spia di un’economia malata. Il valore in borsa di una società rispecchia le aspettative future del mercato sui suoi profitti. Quando questi vengono percepiti in rialzo, le azioni salgono; se vengono percepiti in calo, esse arretrano. Nel tempo, alcuni comparti cedono il passo ai nuovi, perché l’economia non resta mai ferma, si evolve insieme al mondo.

L’impatto sul sistema delle imprese

In generale, però, se un’economia cresce, dovrebbe fare altrettanto la capitalizzazione delle sue aziende, mentre in Italia sta accadendo che la borsa tutt’al più ristagni, rispecchiando la totale assenza cronica di crescita. Il numero stesso delle aziende quotate è assai basso, appena 375 a fine 2019, solo il 10% in più rispetto al 2007.

In altre parole, il mercato valuta poco le società italiane, evidentemente non percependone alcuna prospettiva positiva. E poiché a quotarsi sono relativamente poche aziende, il grosso del sistema imprenditoriale resta in balia di quello bancario per l’accesso ai capitali.

Ricordiamoci, infatti, che la borsa serve per far fluire i capitali dagli investitori alle società e ha effetti positivi sull’efficienza gestionale, sulla trasparenza dei bilanci e sulla capacità delle aziende di rifinanziarsi a bassi costi e tramite una struttura del capitale quanto più adeguata possibile (mix tra capitale di rischio e debito). E come in un circolo vizioso, peggio il mercato valuta il sistema Italia, minore la propensione delle aziende a quotarsi in borsa e più difficile l’accesso ai capitali, con conseguente ampliamento del solco con le concorrenti estere sul piano dei costi. Anche così continuiamo a perdere competitività sui mercati internazionali.

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