Il dramma dei negozi che chiudono in Italia: continua la crisi del commercio

Numeri da capogiro per la chiusura dei negozi in Italia: nel 2019 hanno chiuso anche 26mila bar e ristoranti.

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Negozi aperti

Si torna a parlare del dramma dei negozi che chiudono ogni anno in Italia. In soli 10 anni hanno chiuso i battenti 70mila negozi. I centri storici hanno subito un drastico calo dei negozi al dettaglio presenti con un -15,3% al Sud. I dati arrivano dall’Ufficio studi di Confcommercio che ha cercato di fotografare la situazione dei negozi, ancor prima dell’arrivo della pandemia da coronavirus.

Il dramma dei negozi che chiudono

Ad oggi, in base al report in oggetto, il 27,1% degli aumenti riguardano le imprese straniere. Alcuni comuni, in particolare, poi, hanno visto un vero e proprio declino. Parliamo, secondo i dati, di Perugia, che ha visto un calo del 14,3%, Ancona con il -13,7%, Gorizia con il -13,1% e Siracusa con il 13%. Il problema, insomma, comincia a diventare di una certa rilevanza. Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli “C’è bisogno di un piano nazionale per la rigenerazione urbana, per migliorare la qualità della vita dei residenti e per rendere i centri storici sempre più attrattivi“. A pesare, ovviamente, il commercio elettronico che ha contribuito a fare una concorrenza spietata ai negozi fisici portando a molte chiusure. 

Il caso di bar e ristoranti

Non sembrano solo i bar e ristoranti a soffrire. Solo nel 2019 hanno chiuso anche 26mila bar e ristoranti e sembra strano visto che la ristorazione nel nostro paese raggiunge 46 miliardi di euro come termine di valore aggiunto mentre le famiglie italiane spendono 86 miliardi. Nonostante tutto hanno chiuso i battenti 26mila imprese. Il punto della situazione è stato fatto durante un incontro della Fipe in cui hanno partecipato anche lo chef Carlo Cracco e il sottosegretario allo Sviluppo economico Alessia Morani.

Il problema sembra girare intorno alla qualità e la formazione, in Italia molto spesso a mancare sono le competenze tanto che, secondo Andrea Illy, presidente di Illycaffè, i locali spagnoli sono nettamente superiori e quelli che chiudono sono di “avventurieri”. Sembra essere concorde anche Alessia Morani che sul tema ha ribadito l’importanza di fare un lavoro profondo, soprattutto sulla formazione”.

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