Il disgelo tra Cuba e USA ha una causa ben precisa: la crisi del Venezuela

L'allentamento dell'embargo USA contro Cuba ha una radice ben precisa: il crollo dell'economia in Venezuela, che sussidia Cuba con il petrolio semi-gratuito.

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Dopo 55 anni, Cuba e USA tornano ad allacciare relazioni diplomatiche, dopo che il presidente Barack Obama ha annunciato l’allentamento dell’embargo contro “la Baia dei Porci”. I rapporti tra il regime di Raoul Castro, fratello del leggendario dittatore Fidel, in carica dal 1959 fino al 2008 come capo di stato, e Washington potrebbero normalizzarsi, tanto che Obama non ha escluso una sua futura visita sull’isola.

Non sarà facile avere il via libera del Congresso alla fine dell’embargo, visto che Cuba fu inserita nel 1982 dall’amministrazione Reagan nella lista dei paesi “terroristi”. I Repubblicani controllano Camera e Senato e hanno già annunciato battaglia totale per evitare che le dichiarazioni della Casa Bianca si trasformino in realtà. E anche qualche Democratico di origini cubane ha storto il naso all’iniziativa, come il senatore del New Jersey, Robert Menendez, solitamente vicino alle posizione del presidente.

Cosa cambia

Aldilà della diatriba politica, che si preannuncia infuocata, l’allentamento dell’embargo comporterà novità finora ritenute clamorose: le imprese USA potranno esportare sull’isola materiale per le costruzioni e potranno costruire infrastrutture per le telecomunicazioni. Le banche americane potranno aprire conti con le banche cubane e i cubani residenti in America potranno inviare a Cuba rimesse fino a 8.000 dollari all’anno dal limite dei 2.000 di oggi. Gli americani potranno anche usare sull’isola carte di credito e bancomat, mentre potranno portarsi a casa i famosi sigari fino a un valore di 100 dollari, cosa finora vietata. Allo stesso tempo, il settore privato cubano potrà esportare verso gli USA materiali per l’agricoltura e per le piccole imprese. A beneficiare da questo cambio di rotta di Washington sarà quasi esclusivamente la piccola Cuba, che potrà aspirare ad aumentare le esportazioni, seppure limitatamente ad alcuni beni, verso la prima economia mondiale e allo stesso tempo potrà fare più affari con i turisti americani, mentre molte famiglie potranno ricevere legalmente rimesse maggiori dai loro cari in America. Ma come mai questo atto di apparente “bontà” dell’amministrazione Obama? Cosa si nasconde dietro l’annuncio di ieri? E’ noto come il presidente Castro stia cercando di modernizzare l’economia cubana, ancora legata a un socialismo vecchio stampo, che nega la libera iniziativa, la proprietà privata dei mezzi di produzione e persino di una casa o di un’auto, nonostante alcune misure liberalizzatrici.

L’isola è al collasso, mentre rischia la catastrofe, se il Venezuela smettesse di venderle a il petrolio quasi gratis.   APPROFONDISCI – Il Venezuela venderà Citgo? Possibile stop ai sussidi a Cuba e alla benzina quasi gratis In Venezuela la crisi sta peggiorando per l’FMI. Gli aiuti petroliferi a Cuba sono a rischio  

La fine di Petrocaribe

La politica estera di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro ora consiste nel creare una rete estesa di paesi amici del socialismo bolivariano, attraverso il piano Petrocaribe. Tramite di esso, ogni anno Caracas esporta verso una dozzina di paesi dell’America Latina petrolio a prezzi politici e il cui onere ricade sul bilancio statale venezuelano per ben 44 miliardi di dollari nel solo 2013, pari al 10% del pil. Cuba è il maggiore beneficiario di questa politica, usufruendo di petrolio gratuito per circa 5 miliardi di dollari all’anno. In cambio, L’Avana invia nel Venezuela 50.000 funzionari tra militari e personale medico, il cui mantenimento è, però, notevolmente meno oneroso dei mancati introiti di Caracas.   APPROFONDISCI – Con la crisi in Venezuela rischia anche l’economia di Cuba   Tuttavia, questa politica di aiuti generosi ai paesi amici sembra giunta al capolinea. Con il crollo delle quotazioni del greggio, il Venezuela sta vivendo una fase ancora più tragica della sua crisi economica e finanziaria. Il suo bilancio è già gravato da un deficit del 16% del pil, ma che potrebbe salire vertiginosamente, dato che il petrolio rappresenta il 95% delle esportazioni venezuelane e nel paese mancano del tutto i dollari per importare qualunque bene. Da qui, la prevedibile interruzione di Petrocaribe, finora negata da Maduro, ma che realismo vuole arrivi presto. Senza l’oro nero di Caracas, Cuba potrebbe esplodere, ora che nemmeno la Russia finanzia la sua economia e che il crollo del rublo dimostra che da Mosca non ci saranno certamente aiuti. La mossa dell’America sembra arrivata al momento opportuno e mirata ad approfittare della debolezza di Venezuela e Russia, sempre meno di aiuto a Cuba. Per forza di cose, Castro dovrà rassegnarsi a uno sviluppo trainato dagli investimenti americani.   APPROFONDISCI – Cuba apre agli investimenti esteri per slegarsi dal Venezuela di Maduro?

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