Il discorso di Mattarella a Capodanno è stato minaccioso verso il governo Conte

L'avvertimento implicito del capo dello stato al governo Conte si cela nel lungo discorso pronunciato nell'ultimo giorno dell'anno e che sintetizza le preoccupazioni del Quirinale per una maggioranza senza bussola.

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L'avvertimento implicito del capo dello stato al governo Conte si cela nel lungo discorso pronunciato nell'ultimo giorno dell'anno e che sintetizza le preoccupazioni del Quirinale per una maggioranza senza bussola.

Il lungo discorso del presidente Sergio Mattarella rivolto agli italiani per la fine dell’anno è stato all’insegna della concretezza. Nessun riferimento al mutato e mutevole quadro politico, mentre diversi sono stati i temi toccati dal capo dello stato e che riguardano la “carne viva” del Bel Paese, dalle crisi industriali al divario nord-sud, dalla mancanza di lavoro a casi irrisolti come sull’ex Ilva. Ed è vero che sia stato fatto appello a riscoprire maggiore fiducia verso noi stessi e le potenzialità dell’Italia, ma al contempo è arrivato forte il monito a far sì che le decisioni che servano giungano “efficaci e tempestive”.

Mattarella ha scelto di parlare direttamente di alcuni dei problemi che affliggono la Nazione, un po’ sostituendosi a un governo Conte con tutta evidenza allo sbando. In effetti, quell’appello ad assumere decisioni che vadano incontro alle esigenze concrete dei cittadini sembra quasi un avvertimento lanciato all’indirizzo di Palazzo Chigi e della sua sempre più fragile maggioranza che lo sostiene in Parlamento: “o fate o il Quirinale valuterà le alternative”. Quali? Le elezioni anticipate. Sì, perché sebbene il presidente della Repubblica non possa essere ascritto al partito del voto subito, del resto nemmeno lo si può considerare esponente di quel mondo del tirare a campare.

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Gennaio da incubo per governo Conte

E il 2020 per il governo Conte si apre come una strada lastricata da ostacoli quotidiani. Da ieri, in assenza di correzioni in Parlamento, è scattata la tragica riforma sulla prescrizione, che nei fatti rischia di tradursi in processi infiniti e ancora più numerosi da celebrarsi presso i tribunali d’Italia.

PD e Italia Viva non la condividono, ma il Movimento 5 Stelle ne sta facendo questione d’identità: nessuno la tocchi, altrimenti fine della maggioranza. E i numeri al Senato si assottigliano per il governo, dopo che diversi esponenti hanno annunciato l’addio proprio al gruppo dei 5 Stelle, tra cui clamorosamente l’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, anche se questi continuerà a sostenere l’esecutivo. Espulso, poi, Gianluigi Paragone per le sue invettive quotidiane contro le capriole pentastellate.

Entro il 12 gennaio vi sarà tempo per almeno un quinto dei componenti di una Camera per presentare le firme con cui chiedere l’indizione del referendum costituzionale confermativo del taglio dei parlamentari. Sotto Natale, il PD aveva annunciato il raggiungimento del quorum dei 64 senatori. Sarebbe una tecnica dilatoria per impedire che la riforma entri in vigore automaticamente. Per fare cosa? Guadagnare tempo e, intanto, magari andare ad elezioni anticipate con 230 deputati e 115 senatori in più da eleggere. Converrebbe sotto sotto a tutti, compresi i grillini, in caduta libera nei sondaggi.

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Slalom tra Consulta e regionali

Il 15 gennaio, poi, la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sulla legittimità del referendum elettorale presentato dalla Lega e che punta all’abrogazione della quota dei seggi assegnata con il metodo proporzionale. L’eventuale via libera della Consulta farebbe scattare la celebrazione del voto in primavera, per evitare il quale la stessa maggioranza potrebbe far saltare il banco, optando per il male minore. Una legge elettorale interamente maggioritaria, infatti, assegnerebbe al centro-destra un vantaggio enorme ai nastri di partenza.

Infine, il 26 gennaio. Si vota in Emilia-Romagna e Calabria. Se il centro-destra vincesse, specie a Bologna, il governo Conte sarebbe politicamente finito. I sondaggi segnalano un testa a testa avvincente tra i due candidati principali emiliani. E l’M5S, a differenza dell’Umbria, presenta un proprio uomo, pur accreditato di percentuali miserrime.

Insomma, tanti gli scossoni possibili in poche settimane e tutti danno l’idea di un governo senza una rotta tracciata nemmeno per il breve termine, che campa alla giornata e che punta a questo o quell’episodio favorevole per reggersi in piedi.

Il presidente Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ha fatto intendere di non apprezzare affatto questo modus operandi e, in assenza di un esecutivo del tutto funzionante, ha voluto egli stesso stilare l’elenco delle priorità programmatiche per i prossimi mesi. E dopo gli applausi scroscianti arrivategli, in particolare, dai banchi della maggioranza, qualcuno nel governo starà iniziando a capire l’antifona: il Quirinale non tollera più espedienti per tirare a campare e alla minima occasione si tiene pronto a sciogliere il Parlamento.

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