Il dilemma di Gilead: fare soldi con la cura del Coronavirus o prezzi moderati?

Farmaco remdesivir risultato efficace per la cura del Covid-19. L'autorizzazione della Food & Drug Administration aprirebbe la strada a un business globale per Gilead, che adesso inizia a pensare al prezzo da imporre.

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Farmaco remdesivir risultato efficace per la cura del Covid-19. L'autorizzazione della Food & Drug Administration aprirebbe la strada a un business globale per Gilead, che adesso inizia a pensare al prezzo da imporre.

All’inizio di maggio, la Food & Drug Administration ha rilasciato l’autorizzazione all’uso emergenziale del remdesivir per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19, il primo passo per ottenere la piena autorizzazione alla commercializzazione del farmaco, nel caso fosse trovato efficace per la cura del virus e non nocivo per la salute. A produrlo è la società farmaceutica Gilead, le cui azioni in borsa non a caso quest’anno segnano un aumento di quasi il 20%. In aprile, un gruppo di pazienti sottoposti al trattamento a Chicago ha esitato risultati positivi e con tempi di guarigione inferiori a quelli a cui era stato sottoposto un farmaco placebo, mentre i tassi di mortalità sono risultati inferiori per quei pazienti che erano stati intubati in terapia intensiva.

Scommettere sulla cura del Coronavirus con le obbligazioni Gilead

Gilead aveva sperimentato senza successo il remdesivir per la cura del virus dell’epatite C. Adesso, potrebbe passare alle cronache, forse anche alla storia, come l’azienda che ha immesso in commercio il farmaco per curare il Coronavirus. Prima ancora di compiere questo passo, speriamo il più presto possibile, i suoi dirigenti si trovano ad affrontare un dilemma per niente facilmente risolvibile: approfittare dell’occasione della vita per fatturare tanti zero o vendere il farmaco a prezzi accessibili ai più.

Nel caso in cui la fase avanzata di sperimentazione si concludesse positivamente, Gilead sarebbe in grado già entro l’anno di produrre remdesivir per qualche milione di pazienti negli USA, avendo già donato al governo americano 1,5 milioni di dosi per la cura dei positivi al Coronavirus. Ogni trattamento richiede dagli 11 ai 15 giorni di tempo, per cui le dosi da produrre sarebbero tantissime e già l’azienda ne sta aumentando la produzione.

I costi sinora sostenuti per la ricerca ammontano a 1 miliardo di dollari. Se il trattamento venisse venduto a diverse centinaia di dollari, ipotizzando che nel 2021 Gilead fosse in grado di produrre dosi per curare almeno qualche altro milione di pazienti, entro la fine dell’anno prossimo avrebbe coperto integralmente i costi.

Il dilemma di Gilead sul prezzo

Ma nessuna azienda produce per vendere a prezzo di costo, per cui dovremmo supporre che Gilead tenda a fissare un prezzo che sfiori il migliaio di dollari per trattamento. Esso risulterebbe inaccessibile ai più, in assenza di una qualche forma di copertura sanitaria pubblica. E il gruppo americano Lower Drugs Price Now (“Abbassate I Prezzi dei Farmaci Adesso”) sta facendo girare una petizione per chiedere al Congresso di includere il remdesivir, nel caso in cui dovesse risultare efficace per la cura del Coronavirus, nella lista dei farmaci con prezzi “equi e ragionevoli”.

Gilead avrebbe un’opportunità ghiotta di imporre al mercato prezzi elevati, in assenza di una immediata concorrenza nel mondo. Così facendo, incasserebbe finanche miliardi di dollari, ricavando profitti elevati. D’altra parte, il fattore reputazionale non va sottovalutato. Se le opinioni pubbliche avvertissero che la società stesse facendo affari in misura sproporzionata su una pandemia che affligge il mondo, la sua immagine ne verrebbe screditata irreparabilmente. E in un’ottica di business futuro non sarebbe un bel guadagno. Anzi, perderebbe di efficacia persino la sua azione di lobbismo nei riguardi della politica americana, perché difficilmente un governo, un partito o anche solo un Congressman vorrebbe associare il proprio volto a una società percepita come un “avvoltoio” ai danni dei malati.

Per contro, i costi vanno coperti e non è detto che si abbia tutto questo tempo a disposizione per farlo. La domanda di remdesivir verosimilmente resterebbe elevata fino alla scoperta di un vaccino, i cui tempi sono ad oggi oscuri, sebbene si parli di fine anno o primi mesi dell’anno prossimo.

Dunque, bisogna battere il ferro finché è caldo, altrimenti si rischia di rimetterci denari. Va detto, però, che i costi di ricerca erano stati sostenuti per la cura dell’epatite C, rivelatasi inefficace. Dunque, andrebbero calcolati tra le spese che sarebbero state ammortizzate comunque dalla società, la quale ogni anno impiega diversi miliardi per varie ricerche.

Quale prezzo per il farmaco anti-Coronavirus?

Quindi, quale sarebbe il prezzo giusto per il farmaco anti-Coronavirus? Il gruppo no-profit Institute for Economic and Clinical Review stima che dovrebbe attestarsi da 390 a un massimo di 4.500 dollari per ciascun trattamento di 10 giorni. Esso valuta a zero i costi di ricerca e sviluppo del farmaco per il discorso sopra accennato, prendendo in considerazione la curva del costo marginale, cioè il costo sostenuto per la produzione di un’unità aggiuntiva. Il range dipende dagli effetti del remdesivir. Se esso curasse la malattia senza ridurre la mortalità tra i pazienti, dovrebbe aggirarsi sui 390 dollari, ma se si scoprisse che, oltre a curare il Coronavirus, riuscisse persino ad allungare la vita dei pazienti trattati, il prezzo che Gilead potrebbe permettersi di imporre sarebbe di circa 4.500 dollari, relativamente basso per un farmaco con queste qualità.

Se ci pensiamo, tutti saremmo disposti a pagare qualcosa di più, se ci dicessero che un farmaco ci allunghi la vita, oltre a curarci un malanno. Certo, il costo sarebbe proibitivo per gran parte delle tasche, ma l’intervento pubblico o di soggetti privati lo ridurrebbe o finanche coprirebbe del tutto. Se in Europa sarebbero verosimilmente i sistemi sanitari ad accollarselo, in America le compagnie di assicurazione si mostrerebbero ben disponibili a pagare per incrementare la longevità e gli anni di salute dei pazienti, risparmiando così per curarli o per i casi di morte.

Presto per dire se il remdesivir lo troveremo in farmacia per sconfiggere il Covid-19, ma se così fosse tra qualche mese, non abbiamo idea di quanto costerebbe. E Gilead sta già valutando come uscirne da vincitore su profitti e immagine.

 Dovremmo sperare che riesca nel difficile equilibrio, altrimenti il rischio che i governi finiscano per imporre un calmieramento dei prezzi (vedasi le mascherine in Italia) sarebbe elevato ovunque. E questo disincentiverebbe in futuro qualsivoglia società farmaceutica dal fare ricerca, fiutandosi l’impossibilità di remunerare adeguatamente la propria attività e di finire persino sotto processo mediatico con contraccolpi per la propria immagine. E senza ricerca, ci esporremmo a rischi costanti per la salute.

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