Il destino della Grecia è nelle mani dei finlandesi? Ecco l’incubo che attende Tsipras

La Grecia dovrebbe temere il cambiamento di governo in Finlandia, dove il nuovo ministro delle Finanze potrebbe essere molto meno incline ai salvataggi pubblici e agli aiuti europei.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia dovrebbe temere il cambiamento di governo in Finlandia, dove il nuovo ministro delle Finanze potrebbe essere molto meno incline ai salvataggi pubblici e agli aiuti europei.

Accordo sì, accordo no. La Grecia raggiungerà un compromesso con i creditori europei? L’Eurogruppo erogherà ad Atene a maggio almeno una tranche dei 7,2 miliardi stanziati il 20 febbraio scorso? Mentre l’intero pianeta guarda a Bruxelles per scrutare i possibili passi avanti dell’infinito negoziato sulle riforme in cambio di aiuti, in pochi stanno avendo l’accortezza di volgere lo sguardo verso la capitale che potrebbe avere davvero in mano il destino del popolo greco: Helsinki. Tre settimane fa, i finlandesi sono andati a votare e il governo conservatore del premier uscente Alexander Stubb è stato bocciato. A vincere è stato l’ex imprenditore Juha Sipila, a capo del partito centrista, passato all’opposizione nell’ultima fase della legislatura precedente. Il Partito dei Finlandesi, prima chiamato Veri Finlandesi, guidato da Timo Soini e contrario alle politiche di salvataggio delle banche e degli stati con i soldi pubblici, ha riscosso un buon quasi 18% e potrebbe adesso essere nominato ministro delle Finanze, un ruolo ricoperto generalmente nel paese da un esponente del partito alleato di quello più grande nella maggioranza.   APPROFONDISCI – Elezioni Finlandia: bocciata l’austerità di Stubb, la destra anti-euro sarà l’ago della bilancia  

Un “falco” alle Finanze in Finlandia?

Il ministro delle Finanze finlandese siede come tutti gli  altri suoi 18 colleghi dell’Eurozona nell’Eurogruppo e deciderà, quindi, se erogare o meno gli aiuti alla Grecia e se accettare la lista delle riforme promesse dal governo Tsipras. Soini ha già dichiarato dopo le elezioni che la musica cambierà in Finlandia e che sarà seguita una politica in Europa diversa da quella finora intonata dalla sinistra. Sarà molto difficile immaginare che il Partito dei Finlandesi, orgogliosamente anti-bail-out, possa sottoscrivere un terzo salvataggio in favore dei greci, ormai considerati il simbolo del lassismo nel Sud Europa. Certo, non è detto che sarà Soini ad assumere l’incarico di nuovo ministro delle Finanze, in quanto potrebbe essergli assegnata una posizione meno in vista in Europa. Ma il bello è che a contendergli la poltrona di gestore dei conti pubblici è niente di meno che l’ex commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, che lasciò un anno fa l’incarico, dopo le elezioni europee, per permettere all’allora premier Jyrki Katainen di essere nominato al suo posto fino alla  formazione della nuova Commissione europea, di cui è uno dei 4 vice-presidenti.   APPROFONDISCI – Aumento Iva 22% deciso dall’Europa: il diktat di Rehn all’Italia  

Torna l’incubo Rehn per Atene?

Rehn è noto per le sue posizioni di “falco dell’austerità”. Il suo viso è noto agli stessi italiani, politici e semplici cittadini, che negli anni passati hanno più di una volta inveito contro le sue dichiarazioni profondamente ortodosse sul rispetto dei target fiscali e della stabilità dei conti pubblici. Se fosse il nuovo ministro delle Finanze, Rehn darebbe un’impronta al suo ruolo nei consessi europei e difficilmente accetterebbe passivamente di accettare nuovi prestiti e un terzo salvataggio in favore di Atene, anche perché il governo di cui farebbe parte, in ogni caso, sarebbe sostenuto sempre dalla destra anti-euro. Certo, avendo già ricoperto un ruolo importante in Europa negli anni difficili della crisi finanziaria, Rehn avrebbe un profilo più istituzionale dentro l’Eurogruppo, non è probabile che si abbandoni a “show” anti-Varoufakis o a posizioni isolate. Tuttavia, la sostanza non muta moltissimo: che sia lui o Soini il nuovo ministro delle Finanze di Helsinki, la Grecia vedrà i sorci verdi per ottenere nuova liquidità. E per quanto la Finlandia contribuisca solo  per il 2% agli aiuti, il suo sì sarebbe determinante, perché i salvataggi sono decisi all’unanimità. Inoltre, potrebbe fungere da catalizzatore per altri governi conservatori del Nord Europa, dove il malcontento per gli aiuti apparentemente infiniti erogati alla Grecia è elevato, partendo proprio dalla Germania di Angela Merkel, in cui il partito anti-euro Alternativa per la Germania avanza di elezione in elezione e ruba consensi al centro-destra della cancelliera.   APPROFONDISCI – Commissione UE, i conti pubblici li sorveglierà ancora la Finlandia?

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Argomenti: Crisi Eurozona