Il debito pubblico italiano cresce nell’Eurozona il triplo del pil e ci condanna sulla strada di Atene

La crescita del debito pubblico italiano ha surclassato quella del pil dall'uscita della precedente recessione, mentre nel resto dell'Eurozona l'economia è cresciuta a ritmi più che doppi rispetto al debito. Ecco i numeri che condannano l'Italia.

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La crescita del debito pubblico italiano ha surclassato quella del pil dall'uscita della precedente recessione, mentre nel resto dell'Eurozona l'economia è cresciuta a ritmi più che doppi rispetto al debito. Ecco i numeri che condannano l'Italia.

Debito pubblico italiano a quota 2.322 miliardi di euro alla fine del dicembre scorso, in aumento di oltre 5 miliardi rispetto al precedente calcolo dell’Istat. E nei primi due mesi del 2019, lo stock risulta cresciuto di altri 41,7 miliardi, seppure per l’accumulo di disponibilità liquide da parte del Tesoro, come tipicamente avviene in ogni prima parte dell’anno. Su base annua, al 28 febbraio scorso segnava un aumento di ben 70 miliardi.

L’economia italiana è entrata in recessione “tecnica” nella seconda metà del 2018, registrando due contrazioni congiunturali consecutive del pil. Questo rende lo scenario ancora più complicato, perché nell’ultimo quinquennio, approfittando del timido ritorno alla crescita, l’Italia era riuscita a malapena a stabilizzare il suo rapporto debito/pil.

I numeri ci dicono che nel quadriennio 2015-2018, il debito pubblico italiano sia cresciuto di quasi 185 miliardi di euro, mentre il pil di soli 132,2 miliardi. In termini percentuali, il primo ha segnato il +8,6%, il secondo il +8,15%. In sostanza, il debito ha continuato a crescere leggermente di più del pil, per cui il rapporto tra le due grandezze è di poco aumentato, portandosi al 132,4% alla fine dello scorso anno. Dunque, abbiamo prodotto più debiti che ricchezza, questo è il succo di queste cifre. Nell’intera Eurozona, le cose non sono andate così. Il pil nell’area è salito nello stesso periodo di oltre 1.431 miliardi, mentre il debito si è fermato a +650 miliardi, anche se per quest’ultimo mancano i dati definitivi dell’ultimo trimestre.

Più debiti che pil, la strada che porta da Roma ad Atene

Pertanto, il pil dell’area è aumentato di oltre il 14%, doppiando il +7% registrato dal debito. E scomputando dai dati quelli riferiti all’Italia, troviamo che nel resto dell’Eurozona il pil è aumentato del 15,3% e il debito di appena il 6,4%, per cui il rapporto tra le due variazioni è stato di 2,4. In pratica, per ogni 1 euro in più di debiti sono stati creati 2,40 euro di ricchezza. A questo punto, siamo in grado di verificare l’incidenza del maggiore debito e del maggiore pil dell’Italia rispetto alle variazioni di tutta l’area: il primo ha inciso per circa il 28,5% dell’intero aumento dello stock, mentre il secondo solo per il 9,2%.

Considerando che al termine del 2018, il peso dell’economia italiana nell’area risultava del 15,2%, possiamo ben concludere che l’Italia tende a incidere nella crescita del debito di tutta l’area in proporzioni quasi doppie, mentre contribuisce alla crescita economica per appena il 60% del proprio peso.

Raffrontando, infine, l’incidenza del maggiore debito con l’incidenza del maggiore pil, otteniamo il rapporto assai amaro di 3,1. Ciò significa che il nostro contributo al debito nell’Eurozona è stato dal 2014 in poi superiore a 3 volte rispetto a quello che abbiamo offerto in termini di crescita. Se fossimo un’azienda, diremmo che l’Italia sarebbe il socio a perdere, perché tende a portare in dote proporzionalmente molti più debiti che assets. Non stupiamoci se il mercato resti guardingo sui nostri bond, pretendendo i più alti rendimenti dopo quelli della Grecia nell’area. E il differenziale tra decennale ellenico e BTp è sceso pericolosamente sotto i 100 punti base, viaggiando in area 60 bp. Come dire che siamo sempre più risucchiati da Atene, mentre persino Lisbona, grazie a una crescita soddisfacente, riesce ad avvicinarsi a Berlino.

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