In Cina scricchiola il debito corporate: 64 aste di bond cancellate ad aprile

Debito delle imprese a rischio in Cina, dove numerose aste sono state cancellate e sempre più imprese hanno liquidità sufficiente al solo pagamento delle scadenze.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Debito delle imprese a rischio in Cina, dove numerose aste sono state cancellate e sempre più imprese hanno liquidità sufficiente al solo pagamento delle scadenze.

La Cina, seconda economia del pianeta, è un gigante dai piedi di argilla, a leggere alcuni dati inquietanti sul suo enorme debito totale, pari a quasi il 300% del pil. A preoccupare è qui specialmente l’indebitamento delle imprese, che ormai è salito al 165% del pil dal 98% del 2008. Negli USA, per fare un raffronto, esso si attesta al 70%. Il mercato dei corporate bond vale 18.800 miliardi di yuan, qualcosa come 3.000 miliardi di dollari. Ed è proprio quest’ultimo a segnalare qualche tensione, anche se appare ancora esagerato parlare di vero allarme. Gli spread tra i rendimenti richiesti dal mercato per le obbligazioni delle sette principali società cinesi con rating AAA si mostrano in crescita e si attestando attualmente sopra i 90 punti base, in rialzo di quasi 20 bp dall’inizio dell’anno, quando erano ai minimi dal 2007. Ma cosa ben più importante è che 64 società cinesi hanno rinviato o cancellato in aprile le loro aste di bond per complessivi 61,9 miliardi di yuan (9,6 miliardi di dollari), in attesa di tempi migliori. Si tratta di un numero sei volte maggiore di quello dello stesso mese del 2015. La crisi del debito privato cinese si può anche riassumere con una constatazione: le società non finanziarie quotate presso la Borsa di Shanghai e quella di Shenzen oggi mediamente generano cash sufficiente per onorare le scadenze, quando nel 2010 esso risultava sei volte più elevato.

Svalutazione yuan non ha aiutato mercato debito cinese

Gli scricchiolii sarebbero legati anche ai timori sul cambio, dopo che la People’s Bank of China (PBoC) ha iniziato nell’agosto dello scorso anno a svalutare lo yuan con piccoli interventi. Rispetto ai massimi toccati quest’anno, i rendimenti dei bond cinesi denominati in dollari sono diminuiti di 57 bp a 250 bp, intorno ai minimi del 2007. Le società cinesi sono sovra-indebitate e per spezzare la spirale, il governo di Pechino, d’intesa con le autorità di controllo sulla finanza, ha deciso da mesi di consentire il default delle aziende più deboli, in modo da lanciare un segnale forte a entrambi i lati del mercato, ai quali serve disciplina: alle banche suggerisce che sono finiti i tempi dei prestiti facili e con scarse garanzie; alle imprese, che dovranno fare attenzione a indebitarsi, perché nessuno potrebbe soccorrerle. Obiettivo non secondario è anche il taglio della capacità produttiva in eccesso, vero mostro dell’imprenditoria locale, come dimostra il caso dell’acciaio, il cui mercato sarebbe attraversato da una produzione eccedente la domanda per non meno di 340 milioni di tonnellate.    

Rallentamento economia cinese, serve cautela con il debito

Tuttavia, questa strategia ha un limite, coincidendo con il rallentamento dell’economia cinese, cresciuta nel primo trimestre di quest’anno del 6,7% tendenziale, nel range 6,5-7% prefissato dal governo, ma pur sempre ai minimi dal 1990. Se le banche stringessero eccessivamente i cordoni della borsa, infatti, la crescita rallenterebbe sotto i target perseguiti dall’esecutivo, per cui serve cautela. Lo scorso giovedì, il governatore Zho Xiaochuan ha annunciato il lancio di un piano, noto come “debt-for-equity swaps”, che consiste nel consentire alle banche commerciali di tramutare i crediti inesigibili nei confronti delle società più deboli in azioni. Ad oggi, le norme impediscono loro di farlo, mentre apportando alcune modifiche, la SASAC (State-owned Assets Supervision and Administration Commission) assegnerebbe loro questa possibilità, anche se non sono noti i dettagli del piano.

Effetti collaterali del piano taglia-debito

L’intento di Pechino è da un lato di smaltire parte del debito a carico delle società più in crisi, dall’altro di consentire alle banche di ridurre le sofferenze, trasformandole in capitale. Gli analisti non sono stati teneri con una siffatta iniziativa, spiegando come si corra il rischio di consegnare ai creditori un pugno di mosche, visto che il capitale azionario di cui entrerebbero in possesso potrebbe valere poco. A fronte di ciò, le imprese potrebbero non risolvere i loro guai, data la scarsa generazione di cash a cui vanno incontro molte di esse. Il piano potrebbe avere come conseguenza immediata una restrizione del credito bancario alle società, l’ultima cosa di cui la Cina avrebbe bisogno, dopo essere stata investita da un crollo azionario da ben 5.000 miliardi di dollari, che ha lambito proprio il settore bancario, il quale aveva finanziato il boom di Shanghai. A completare lo scenario inquietante vi è anche la crisi del settore immobiliare, che registrerebbe 70 milioni di case invendute, dopo il boom dei prezzi degli anni scorsi, oggi in caduta al di fuori delle prime 5 città dello sterminato paese. Sarà anche per questo che la PBoC stia cercando in tutti i modi di mantenere elevata la liquidità, tanto che il monte-prestiti a marzo è risultato in crescita del 16% su base annua.    

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Argomenti: Economie Asia, Rallentamento dell'economia cinese