Il curioso boom in borsa della fallita Hertz

Dopo la bancarotta di maggio, il titolo della società è arrivato a decuplicarsi a Wall Street, mentre i vertici aziendali avevano persino fatto richiesta al giudice di emettere nuove azioni.

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Dopo la bancarotta di maggio, il titolo della società è arrivato a decuplicarsi a Wall Street, mentre i vertici aziendali avevano persino fatto richiesta al giudice di emettere nuove azioni.

Il 22 maggio scorso, il colosso delle auto a noleggio Hertz portava i libri in tribunale, facendo richiesta al giudice di ammissione al Chapter 11, la legge fallimentare americana. Non ce l’ha fatta a reggere i mesi di “lockdown”, con conseguenti cancellazioni di voli in tutto il mondo. Il quasi azzeramento della mobilità internazionale ha sostanzialmente annullato la domanda di auto da noleggiare negli aeroporti, specie tra quanti viaggiano per affari, che sono i principali clienti di Hertz.

Ma nelle due settimane successive alla richiesta di bancarotta è accaduto l’incredibile: i prezzi delle azioni sono quasi decuplicati, passando da 56 centesimi a 5,53 dollari. Ancora oggi, pur avendo il titolo ripiegato agli 1,24 dollari della chiusura di ieri, sosta su livelli più che doppi rispetto alla seduta successiva al fallimento. Stiamo parlando di una società, che molto presto dovrebbe effettuare il delisting dal NYSE, cioè non sarà più quotata in borsa.

Sul fronte delle obbligazioni, si è verificato qualcosa di simile. Il prezzo del bond con scadenza ottobre 2024 è schizzato da meno di 12 centesimi a oltre 44 centesimi, attestandosi ieri sera a 27. Stesso discorso per l’altro “callable” in scadenza nell’ottobre 2022: ieri valeva 28 centesimi tondi, ma si partiva da poco più di 11 e si era arrivati a quasi 45.

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La fame di azioni

Se tutto questo vi sembra assurdo, il meglio deve arrivare: un paio di settimane fa, prendendo atto del boom in borsa delle azioni, i vertici di Hertz hanno fatto richiesta al giudice per ottenere il consenso di emettere 246 milioni di nuove azioni e incassare così 1 miliardo di dollari. Consenso accordato, per la serie “chi sono io per impedire a un pollo di essere spennato?”.

Increduli, i dirigenti della società hanno fatto notare al tribunale che esiste una forte domanda dei titoli Hertz, per cui non sarebbe una cattiva idea monetizzare da tale richiesta. Senonché, qualche giorno fa hanno annunciato di avere rinunciato a dar seguito all’operazione, probabilmente per non incorrere in una sfilza di azioni legali a cui gli azionisti darebbero vita una svolta svegliatisi.

In effetti, nello stesso prospetto informativo legato all’emissione stava scritto esplicitamente che il valore delle azioni potrebbe tendere a zero e che non vi sia alcuna certezza che la società sia in grado di rimborsare al possessore anche un solo centesimo del valore a bilancio del titolo. Ricordiamoci, infatti, che le azioni sono titoli di capitale e che rappresentano per l’azienda una passività, cioè soldi che dovrebbe restituire ai soci nel caso di liquidazione, pur solo successivamente al pagamento dei debiti verso i creditori e i dipendenti. E poiché gli assets risultano formalmente a un valore di poco superiore ai debiti (25,8 contro 24,35 miliardi), le probabilità di parziale o mancato rimborso delle azioni sarebbero elevate.

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Scommessa sulla ripresa

E adesso passiamo alle ragioni di questa apparente follia. Perché mai qualcuno dovrebbe comprarsi una fetta del capitale di una società fallita? E’ chiaro che il mercato stia scontando uno scenario meno pessimistico di quello emerso con il Chapter 11 di maggio. Lo scorso mese, negli USA sono stati creati a sorpresa 2,5 milioni di posti di lavoro non agricoli, segno che l’economia americana si stia riprendendo dallo shock Covid più in fretta di quanto ipotizzato. Lo stesso mercato delle auto di seconda mano risulta in deciso rinvigorimento, un buon segno per una società che ha un parco macchine di 700.000 veicoli nel mondo e dal controvalore stimato in 15 miliardi.

Inoltre, le compagnie aeree americane, e pian piano anche europee e nel resto del mondo, stanno tornando a volare, pur ancora non tra continente e continente e con forti limitazioni tra stato e stato.

E anche questo depone a favore delle valutazioni di una società legata al business dei noleggi negli aeroporti. Si tenga anche conto che le obbligazioni emesse dalla sussidiaria olandese non rientrano nella richiesta di bancarotta, così come le attività all’infuori degli USA. Infine, il boom delle azioni Hertz viene legato al trading effettuato da milioni di persone attraverso la nuova piattaforma gratuita Robinhood, che sta già tanto facendo discutere per via del suicidio di un ventenne dopo avere visualizzato una maxi-perdita sul suo conto.

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In tanti stanno scommettendo che la parte “in bonis” della società venga assorbita da una nuova “good company”, sgravata dai debiti e messa nelle condizioni di tornare a maturare utili con la ripresa della congiuntura internazionale. Per il resto, stiamo parlando di un tipico caso di trading legato a un orizzonte temporale corto, se non istantaneo: acquisto per rivendere un attimo dopo a prezzi più alti. Fino a quando dura, è tutto molto bello.

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