Il crollo delle azioni Juventus è giustificato dalla sconfitta a Madrid agli ottavi di Champions?

Il crollo in borsa subito dalla Juventus è stato giustificato o deve essere considerato solo una reazione emotiva del mercato?

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Il crollo in borsa subito dalla Juventus è stato giustificato o deve essere considerato solo una reazione emotiva del mercato?

E’ stata una seduta da dimenticare quella di ieri per le azioni Juventus a Piazza Affari. Il titolo ha perso l’11%, crollando a 1,288 euro dagli 1,449 della chiusura di mercoledì, reagendo così alla sconfitta per due reti a zero subita dai bianconeri in trasferta contro l’Atletico Madrid alla gara di andata degli ottavi di Champions League. La capitalizzazione della società all’Ftse Mib è passata in una sola giornata dagli 1,45 agli 1,3 miliardi di euro, perdendo circa 150 milioni.

Diremmo che Jimenez e Godin abbiano messo KO le azioni, che nei scorsi 8 mesi hanno segnato un rialzo di quasi il 150% con l’arrivo a Torino di Cristiano Ronaldo, grazie all’ultimo calciomercato estivo. Reazione eccessiva della borsa a quella che, comunque, resta solo una sconfitta?

Atletico Madrid-Juventus, ottavi di Champions tra due grandi squadre per ricavi e debiti 

Per capirlo, dobbiamo cercare di calcolare quanti soldi perderebbe la Juventus nello sciagurato caso in cui la squadra di Massimiliano Allegri non fosse capace di ribaltare il risultato allo stadio Allianz nella gara di ritorno contro l’Atletico e non accedesse ai quarti di finale. Partiamo dalla distribuzione dei premi in Champions League. La mancata qualificazione ai quarti comporterebbe un perduto incasso di 10,5 milioni; l’accesso alle semifinali frutterebbe altri 12 milioni e, infine, giocarsi la finale assicurerebbe almeno altri 15 milioni, a cui si sommerebbero 4 milioni nel caso di vittoria. Non è finita, perché in quest’ultimo caso, si giocherebbe anche la Supercoppa UEFA, che garantirebbe altri 3,5 milioni, a cui andrebbe sommato un altro milione nel caso di vittoria.

Il fattore “market pool” sui diritti TV

Questo, per quanto riguarda solamente i premi. Bisogna mettere in conto anche i mancati incassi allo stadio Allianz per le due gare casalinghe che non verrebbero giocate. Parliamo di una tra andata e ritorno ai quarti e un’altra alle semifinali. Qui, non è possibile stimare con esattezza il minore introito, ma tenendo conto che contro il Manchester United a novembre fu battuto il record di poco meno di 5 milioni di euro, grazie alla vendita dei biglietti a una media di 115 euro, tenendo presente che tra i tifosi bianconeri l’atmosfera diverrebbe ancora più esaltante con la disputa delle gare più importanti della Champions, dovremmo mettere in conto 9-10 milioni di euro ai botteghini per le ultime due partite.

Infine, il “market pool”. Trattasi del complesso meccanismo per la ripartizione dei diritti TV tra le squadre che giocano la massima competizione calcistica in Europa. Essa avviene assegnando a ciascuna federazione nazionale una quota, da distribuire al suo interno attraverso due calcoli paralleli. Alle squadre italiane spettano 60 dei 292 milioni in tutto stanziati dalla UEFA. I primi 30 vengono ripartiti tra le quattro squadre che hanno acceduto alla Champions, secondo l’ordine di classifica nello scorso campionato di Serie A (40%, 30%, 20% e 10%). La Juventus, da prima classificata, ha la certezza di dovere incassare il 40% di 30 milioni, cioè sui 12 milioni. Quanto ai secondi 30 milioni, la ripartizione avviene in proporzione al numero delle partite giocate in Champions rispetto al totale giocate da tutte le italiane.

Sinora, sappiamo che Inter e Milan hanno disputato 6 gare a testa e sono uscite dalla Champions. Roma e Juve ne giocheranno con certezza almeno 8 a testa. Lo scenario peggiore per il club torinese sarebbe uscire agli ottavi e vedere avanzare la Roma fino in finale. Lo scenario migliore, chiaramente, sarebbe di arrivare in finale, con la Roma a fermarsi agli ottavi, battuta evidentemente alla gara di ritorno contro il Porto in trasferta. Nel primo caso, la Juventus incasserebbe meno di 7,3 milioni, in quanto avrebbe diritto a spettanze per 8 gare su un totale di 33 giocate dalle italiane. Nel secondo caso, invece, l’incasso s’impennerebbe a 11,8 milioni, in quanto le spetterebbero pagamenti per 13 gare su un totale di 33. Questi sarebbero i due scenari estremi, ma sono possibili altri intermedi, con Juve e Roma ad avanzare entrambe almeno ai quarti o una sola delle due ad arrivare ai quarti e non accedere alle semifinali, etc.

Azioni Juventus in bolla con Cristiano Ronaldo?

Le perdite per la Juventus nel caso di sconfitta agli ottavi

Sommando quanto calcolato sinora, troviamo che: i mancati premi ammonterebbero a complessivi 37,5 nel caso scontassimo il solo mancato approdo in finale per la Juve.

Scontando anche la mancata vittoria, il conto salirebbe a 41,5 milioni. A questo punto, verrebbero persi pure i 3,5 milioni della mancata gara per l’assegnazione della Supercoppa UEFA, nonché il restante milione per la mancata vittoria. Dunque, i premi persi arriverebbero a un massimo di 46 milioni. A questi, vanno sommati almeno 9-10 milioni di mancati incassi ai botteghini all’Allianz e, infine, i minori diritti TV, che per quanto detto arriverebbero fino a un massimo di 4,5 milioni, dati dalla differenza tra scenario migliore e scenario peggiore sopra delineati. In tutto, una cifra intorno ai 60 milioni di euro.

A questo punto, torniamo alla domanda iniziale: la borsa avrebbe esagerato con le vendite massicce di ieri delle azioni Juventus? Fino a mercoledì sera, il titolo capitalizzava 2,88 volte il fatturato dell’ultima stagione 2017/2018, per cui se applichiamo questo multiplo ai 60 milioni traballanti per via del possibile arresto dei bianconeri agli ottavi, si ottiene un valore pari a circa 173-4 milioni. Questa sarebbe la minore capitalizzazione che la società sconterebbe sul mercato nel caso peggiore, anche se inclusiva di premi relativi alle due vittorie (in Champions e alla Supercoppa), che non è detto fossero stati già messi in conto nel rialzo azionario degli ultimi mesi. Ad ogni modo, sembra proprio che il crollo del titolo Juve a Piazza Affari sia stato del tutto giustificato dai numeri di cui vi abbiamo dato spiegazione.

Aggiungiamo che un flop a Torino rischia di avere contraccolpi negativi anche sul merchandising, che proprio con l’arrivo di CR7 è stato rilanciato, grazie all’accelerazione nelle vendite di magliette e gadget. Resta agli uomini di Allegri sconfessare le previsioni degli investitori. Una vittoria tutt’altro che impossibile alla gara di ritorno contro l’Atletico rilancerebbe le azioni e se la prestazione fosse convincente, magari il mercato tornerebbe a scontare lo scenario migliore, recuperando ai livelli di capitalizzazione toccati l’altro ieri.

Quanto al bond emesso solo una settimana fa, già prezza sotto la pari, a 98,755, sebbene nella seduta di ieri la quotazione sia persino risalita. Nessun problema reale di sostenibilità dell’obbligazione, che oltre tutto non ha incrementato la massa debitoria della società, ma certo che nel caso di mancato accesso ai quarti, il contraccolpo rischia di esservi, dato che il collocamento del titolo è stato accompagnato da un piano industriale che ha come obiettivo l’aumento dei ricavi, grazie anche all’attesa migliore performance della squadra in Champions nei prossimi anni. Nulla sarebbe perduto, ma le previsioni andrebbero almeno nell’immediato ridimensionate.

Perché il bond “Ronaldo” emesso dalla Juventus è stato un successo

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