Il crac di Cipro sarebbe un grosso problema per l’Eurozona

Braccio di ferro tra Bruxelles e Nicosia sugli aiuti a Cipro. Troika al lavoro sulle privatizzazioni, ma la Germania chiede più controlli sul riciclaggio delle banche cipriote

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Braccio di ferro tra Bruxelles e Nicosia sugli aiuti a Cipro. Troika al lavoro sulle privatizzazioni, ma la Germania chiede più controlli sul riciclaggio delle banche cipriote

Il governatore Mario Draghi ha avvertito che anche se Cipro ha dimensioni piccole, il rischio sistemico sull’Eurozona derivante da un suo crac non sarebbe tale. Un messaggio rivolto all’Eurogruppo, il cui ultimo vertice dedicato proprio a Nicosia è risultato inconcludente, rinviando le decisioni sul da farsi per fine mese. Ma i tempi stringono e oltre la scadenza di marzo, l’isola rischia il default. Si attendono aiuti per 17 miliardi, di cui almeno 8-9 alle sole banche. Una cifra irrisoria, rispetto ai pacchetti più consistenti varati in favore della Grecia, ma che rappresenta il 100% del pil della piccola repubblica.  

Crisi di Cipro: è fuga dei depositi dall’isola

La situazione sociale, economica e finanziaria di Nicosia è grave. Con un tasso di disoccupazione al 22% e un debito pubblico stimato pari al 145% del pil nel mese di febbraio, in pochi credono che non sia necessario ricorrere a una qualche forma di ristrutturazione dell’indebitamento. Alcuni esperti tedeschi, capeggiati dal nuovo presidente dell’Eurogruppo, Joeroen Dijsselbloem, hanno proposto il coinvolgimento del settore bancario cipriota, attraverso la decurtazione di una percentuale dei suoi depositi. In sostanza, i correntisti si vedrebbero tagliate le somme depositate, trasferite in capo allo stato, per risanare il debito. Peccato che la sola proposta, respinta dal governo di Nicosia, abbia messo già in fuga miliardi di capitali dagli istituti; un miliardo a gennaio e altri 1,7 miliardi nelle sole prime due settimane di febbraio. cioè qualcosa come quasi il 16% del pil isolano e in soli 45 giorni. Una proposta, in particolare, punta al taglio dei depositi per cifre superiori a 100 mila euro. Un modo sicuro, secondo molti commentatori, per mandare in bancarotta Cipro e non solo. Anche perché il 70% del debito è nelle mani proprio delle banche, con i primi due istituti nazionali esposti per 17,5 miliardi (oltre il 100% del pil) verso la Grecia, con crediti in sofferenza valutati in 23 miliardi, pari al 127% del pil. Un sovradimensionamento bancario, oggetto degli strali di Berlino, che sostiene che gli istituti ciprioti abbiano depositi per 26 miliardi da parte degli oligarchi russi; un flusso immenso di denaro riciclato da Mosca sull’isola. E senza garanzie di trasparenza, il governo tedesco ha fatto sapere che non invierà un solo centesimo dei suoi contribuenti agli “amici” di Cipro. Per cercare di attutire la crisi delle casse statali, gli esperti della Troika (UE, BCE e FMI) si recheranno sull’isola nei prossimi giorni, dove valuteranno l’impatto sulle finanze pubbliche del processo di privatizzazione degli asset statali, caldeggiato da Bruxelles. Cedendo ai privati la compagnia telefonica, quella elettrica e l’autorità portuale si ricaverebbero 2-3 miliardi, nemmeno il 20% del pil e, soprattutto, una cifra del tutto insufficiente a mettere in sicurezza i conti pubblici. Ecco, quindi, che torna l’ipotesi di un “haircut” in stile greco, ma puntare sui depositi sembra un’azione di autolesionismo estremo, perché con la fuga dei capitali in atto da settimane, lo stato dovrebbe procedere a un taglio sempre più grande, a parità di gettito atteso dalla misura.  

Aiuti a Cipro: Nicosia teme i precedenti dei Pigs

Ancora una volta, quindi, la soluzione mancante è figlia di una politica assente in Europa. Il pacchetto di aiuti che dovrebbe arrivare a fine mese sarà frutto di un ennesimo braccio di ferro tra la Germania e il resto la Troika, con la prima che la spunterà sul piano dell’austerity richiesta. Proprio ciò che spaventa Nicosia, dopo gli esempi fallimentari di Atene, Lisbona, Madrid e, non ultimo, di Roma.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa