Il collasso della lira turca e il pericolo di una crisi finanziaria in stile argentino, ma senza paracadute

Lira turca al collasso sui timori di imminenti controlli sui capitali ad Ankara. Le sanzioni USA accelerano i deflussi finanziari.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca al collasso sui timori di imminenti controlli sui capitali ad Ankara. Le sanzioni USA accelerano i deflussi finanziari.

Non smette di collassare la lira turca, che ieri ha chiuso la seduta con un crollo del 3,8% e al nuovo minimo storico di 5,33 contro il dollaro. Quest’oggi, il calo era proseguito fino a mezzogiorno, quando il cambio segnava 5,3548, ma verso la fine della seduta guadagnava lo 0,75%, attestandosi a 5,29. A metà giornata, infatti, la banca centrale accresceva l’accesso alla liquidità in dollari di 2,2 miliardi, al fine di attenuare la pressione sulla valuta domestica, riuscendo perlomeno ad arrestare le perdite. Tuttavia, il sentimento sui mercati finanziari è quasi di panico, tanto che sui titoli di stato è ormai “sell-off” a piene mani: i rendimenti biennali sono esplosi nell’ultimo mese da meno del 19% al 21,37% di oggi, mentre i decennali sono passati nel frattempo dal 16,7% al 18,9%, ma arrivando fino al 19,2% delle ore scorse.

Lira turca crollata ai nuovi minimi storici sulle sanzioni USA contro ministri di Erdogan

Ormai, è fuga dei capitali dalla Turchia, con la Borsa di Istanbul a segnare un pesante -18% quest’anno, che si somma al -29% accusato dalla lira turca, portando a -47% il totale delle perdite in dollari per gli investitori stranieri. A rinvigorire le vendite nelle ultime sedute sono state le sanzioni USA comminate contro un paio di ministri turchi, in relazione alla detenzione del pastore evangelico Andrew Brunson, accusato dalle autorità di Ankara di avere partecipato al fallito golpe di due anni fa. In realtà, il presidente Recep Tayyip Erdogan punta a sfruttare il caso per ottenere concessioni da Washington sul predicatore islamico Fethullah Gulen, suo ex amico, ma oggi grande accusatore di quello che definisce il regime islamista turco.

Rischio di controlli sui capitali

Ad ogni modo, tensioni geopolitiche si stanno sommando a quelle di natura più prettamente finanziaria. I mercati si attendono che Ankara vari controlli sui capitali per cercare di arrestarne la fuga. A differenza dell’Argentina, che di recente ha dovuto alzare repentinamente i tassi di quasi il 13% al 40%, tagliare il deficit fiscale programmato e annunciare lo stanziamento di nuovi aiuti dall’FMI per 50 miliardi di dollari, nulla di tutto ciò accadrà in Turchia, nonostante i sintomi di una tempesta finanziaria sostanzialmente simile a quella accusata da Buenos Aires per assenza di fiducia tra gli investitori. Erdogan impedisce un adeguato rialzo dei tassi, né varerà una stretta fiscale per fermare la corsa dei rendimenti sovrani.

Lira turca sul mancato rialzo dei tassi 

E allora? L’unica soluzione possibile sarebbe ormai quella di imporre restrizioni ai movimenti dei capitali, che similmente a quanto accadde tre anni fa in Cina, rischiano di restare “intrappolati” fino a quando non tornerà la calma. Scontando un simile scenario, non si potrà che assistere a nuovi cali per la lira turca e a ulteriori crolli per azioni e obbligazioni. A quattro passi dall’Italia, una crisi finanziaria sta travolgendo quella che sino a poco tempo fa sembra tra le economie emergenti più promettenti e con cui la UE ha intrattenuto nel 2017 scambi commerciali per 180 miliardi, registrando un surplus di 12,6 miliardi.

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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