Il caso Amazon: tangenti ai dipendenti da parte di alcuni venditori in cambio di dati sensibili

Torna a far discutere il caso Amazon e dei dipendenti che avrebbero ottenuto bustarelle da parte dei venditori per favorire l'algoritmo.

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Torna a far discutere il caso Amazon e dei dipendenti che avrebbero ottenuto bustarelle da parte dei venditori per favorire l'algoritmo.

Amazon protagonista di un caso che sta tenendo banco da alcuni mesi. Si tratta della fuga di dati sensibili per agevolare venditori terzi. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal a finire nel mirino sono stati alcuni dipendenti allontanati dal colosso in seguito ad alcune denunce. Dopo vari mesi di indagine si è arrivati al licenziamento dei lavoratori implicati. 

Una storia di tangenti per favorire i venditori

Era dalla fine della scorsa estate che Amazon era impegnata nell’indagine e ora alcuni dipendenti in Usa, India e in Cina sarebbero stati allontanati da Jeff Bezos. I fatti parlano chiaro, i dipendenti sarebbero stati implicati in un affare con venditori esterni. In cambio di tangenti venivano avvantaggiati nell’algoritmo. Ad oggi, Amazon è uno dei colossi dell’e-commerce più importanti del mondo se non il più importante e non è raro trovare il suo nome nelle prime pagine. L’esempio lampante sono gli ormai ben noti negozi senza casse oppure le trovate relative ai dipendenti. Le ultime notizie sul gigante americano, però, parlano di un brutto affare di tangenti messo in atto da alcuni venditori esterni aiutati da dipendenti.

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Tutto è nato con l’avvio di Amazon Marketplace, la piattaforma che permette ai venditori esterni di vendere tramite il sito pagando una cifra annuale a cui aggiungere la percentuale sulle vendite. Nel nostro paese si paga 39 euro ad esempio. Da quando esiste, Amazon Marketplace ha dato vita ad un giro d’affari milionario, 200 milioni di dollari solo nel 2017, ma la concorrenza è davvero spietata nonostante possa rappresentare una vetrina importante per chi vende.

Grazie all’algoritmo presente all’interno del sito è possibile essere più o meno visibili e questo può portare ad enormi vantaggi per chi deve vendere la merce.

Nel mirino anche le finte recensioni

Quello che è successo è abbastanza semplice: alcuni dipendenti del colosso avrebbero ricevuto tangenti, si parla anche di 2mila dollari per ogni atto, da parte di alcuni venditori esterni per falsare i risultati ed agire sull’algoritmo. Sembra che, come riporta anche Il Sole 24 Ore, i lavoratori coinvolti nella vicenda avrebbero dato ai venditori i dati sensibili relativi ad alcuni prodotti tra cui chiavi di ricerca e informazioni varie per falsare dunque gli algoritmi e finire nei primi posti, ciò significa più visibilità e più vendite. Amazon utilizza vari metodi per creare la lista in cui prodotti e venditori devono apparire sul sito, tra questi sicuramente il numero e la qualità delle recensioni, click degli utenti, popolarità di un certo prodotto, feedback sul venditore etc.

Una volta ottenute certe informazioni, i venditori implicati sono riusciti ad essere più visibili nelle ricerche. Oltretutto sembra che i dipendenti coinvolti nella vicenda avrebbero anche inserito finte recensioni con ottimi voti nella sezione dei venditori “amici” mentre altre negative in quelli di altri venditori non coinvolti.

L’indagine è andata avanti per alcuni mesi, ora Amazon ha cancellato centinaia di recensioni sospette, oltre ad aver allontanato i soggetti coinvolti nella vicenda e bloccato l’accesso dei venditori a dati sensibili, limitando anche alcune tecniche per sviare l’algoritmo. 

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