Il “car sharing” di Di Battista esprime in pieno il concetto venezuelano dell’economia

I "grillini" ostentano ogni giorno di più la loro vocazione anti-mercato e cercano di sfruttare la crisi economica per attuare quel concetto di "decrescita felice" delle origini.

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Alessandro Di Battista is back! Il tour in America Latina si è concluso per l’ex deputato romano del Movimento 5 Stelle e auto-candidatosi come portavoce, pur silurato dal fondatore Beppe Grillo. Dibba scalpita, sa che è arrivato il momento di capitalizzare quella residuale credibilità che gli proviene dall’essersi tenuto fuori dalla politica ufficiale negli ultimi due anni, cioè da quando i suoi compagni pentastellati sono al governo, prima con la Lega e dopo con il PD. Non ha mai gradito la svolta dell’agosto scorso, ossia l’alleanza con il vecchio “nemico” del Nazareno. E sa che per conquistare i cuori di un elettorato tramortito e confuso dal doroteismo grillino deve invocare le parole d’ordine degli inizi di quella veloce scalata ai vertici del movimento.

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E così, Dibba lancia il suo progetto per la difesa dell’ambiente, impostato su una piattaforma nazionale per il “car sharing”. Nella sua idea, non avrebbe senso né aumentare la tassazione sul carburante (qualcosa giusta riesce a dirla), né varare incentivi per l’acquisto di auto elettriche, dato che sarebbero comunque in pochi a poterne sostenere la spesa. Ed ecco la soluzione: un’impresa pubblica metterebbe a disposizione degli italiani su tutto il territorio nazionale “migliaia di auto elettriche” da usare in condivisione. I ricavati verrebbero utilizzati dalla stessa impresa per rafforzare il progetto e arrivare a una progressiva sostituzione delle auto private con auto dello stato, chiaramente sempre elettriche.

Lo spirito anti-mercato dei 5 Stelle

Il primato dello stato sul mercato, la proprietà che scompare per cedere il posto alla condivisione e al concetto di fruizione di un servizio, l’impresa pubblica che si sostituisce a quella privata.

Nelle poche parole di Dibba è condensato tutto il credo dei grillini sull’economia. Potremmo definirla una visione “à la Venezuela”, senza sottintendere a quanto pubblicato dallo spagnolo Abc su una presunta mazzetta da 3,5 milioni di dollari pagata dal regime di Hugo Chavez nel 2010 all’ora neonato M5S. Non vi sono prove certe della sua esistenza e il punto non è nemmeno questo. I pentastellati non hanno avuto bisogno di alcun finanziamento di Caracas per plaudire pubblicamente al modello “chavista”. Sono statalisti e anti-mercato gratis.

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Dibba è sempre stato su posizioni più di sinistra all’interno del movimento, in contrasto per questo con l’ala destra capeggiata da Luigi Di Maio. Eppure, oggi come oggi i due “caudillos” si ritrovano concordi nel voler segare l’albero su cui siede il premier Giuseppe Conte, che da parte sua vorrebbe fare le scarpe a tutti e annientare i vecchi dirigenti per diventare il leader unico e indiscusso dei 5 Stelle. La rievocazione delle tematiche ambientali, della lotta al consumismo, al mercato e l’invocazione dello stato-imprenditore, etico e paternalistico sono gli ingredienti essenziali sui quali Dibba punta a conquistare ciò che resta del movimento, puntellando il governo dall’esterno, che di suo non è certo un fautore del capitalismo.

Chi pensava che concetti come “decrescita felice” fossero scomparsi dalla mentalità grillina per puro opportunismo politico si sta già ricredendo. Il programma giorno per giorno dell’esecutivo è un’accozzaglia di ricette per estendere il controllo dello stato sull’economia, una somministrazione quotidiana di tranquillanti con cui indebolire le resistenze del ceto medio dinnanzi all’obiettivo non dichiarato di rendere l’economia privata asservita allo stato e non viceversa. In questo mondo a 5 Stelle, la proprietà non ha senso e deve semmai essere goduta in armonia con le prescrizioni dello stato, il quale punta a renderla non necessaria, redistribuendo ricchezza e fornendo a tutti ciò di cui hanno bisogno, chiaramente mettendo le mani in tasca ai ceti “avidi” che si ostinano a ragionare all’antica.

Non scherzateci tanto quando ascoltate un Dibba, perché la capacità di seduzione delle masse che ha questo modo di pensare cresce esponenzialmente con la crisi dell’economia.

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