Il candidato successore anti-Merkel ammette che la Germania ha beneficiato dell’euro debole

La Germania si prepara alla fine dell'era Merkel e il papabile successore della cancelliera alla guida del partito ha usato parole irrituali per un conservatore tedesco su euro e BCE. Quale significato hanno?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Germania si prepara alla fine dell'era Merkel e il papabile successore della cancelliera alla guida del partito ha usato parole irrituali per un conservatore tedesco su euro e BCE. Quale significato hanno?

La Germania vive una fase di transizione verso la fine dell’era Merkel. La cancelliera non si ricandida per il ruolo di segretario della CDU al congresso di dicembre ad Amburgo e queste saranno, quindi, le sue ultime settimane da leader del centro-destra tedesco dopo 18 anni. Nonostante si sia dichiarata intenzionata a rimanere alla guida del governo federale fino al 2021 e si sia mostrata disponibile a collaborare con chiunque vinca la sfida per la successione, in molto dubitano che riuscirà effettivamente a completare il mandato, specie se i sondaggi saranno confermati e a vincere tra un mese sarà Friedrich Merz, attuale presidente di BlackRock in Germania e già capogruppo della CDU-CSU al Bundestag fino al 2002, quando fu costretto a lasciare prima la leadership e dopo il ruolo di deputato per via della inimicizia proprio con la cancelleria. Il 62-enne esponente dell’alta conservatrice della CDU tenta un rivincita personale e nel caso sconfiggesse la più centrista Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK), delfina di Frau Merkel, le elezioni anticipate in Germania sarebbero molto probabili nel 2019.

Cosa accadrà all’Italia senza la cancelliera Merkel?

E che Germania sarebbe sotto Merz? L’uomo è noto per avere proposto agli inizi del Duemila una riforma fiscale, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto far sì che tutte le norme sulle tasse entrassero in un sottobicchiere per la birra (“Bierdeckel”). Rispetto alla cancelliera, ha posizioni più conservatrici, ma ieri ha rivelato un volto di sé apparentemente contrastante con l’immagine che si ha di lui. Partecipando a un convegno del think-tank Chatham House sulla Sfida per la Crescita dell’Europa, ha dichiarato che “bisogna ammettere con franchezza che la Germania ha beneficiato dell’euro debole, che per altri stati continua a mostrarsi forte”, chiedendo per questo che proprio il suo paese faccia di più per difendere l’Europa e sostenendo anche che “nonostante gran parte dei tedeschi siano contrari alle politiche della BCE, queste hanno beneficiato proprio la Germania”.

Le esternazioni clamorose di Merz

Un’ammissione, che fa ben sperare nel caso in cui fosse effettivamente Merz a ereditare le redini del partito dalla cancelliera. Quest’ultima, che pure in patria è stata spesso dipinta come troppo spostata a sinistra, tanto che il quotidiano economico conservatore Handelsblatt nel 2013 le dedicò una copertina con tanto di “Compagna Merkel”, eppure mai si è spinta fino a chiarire alla pubblica opinione come l’euro abbia recato all’economia tedesca i maggiori benefici, mentre altri stati dell’area abbiano patito sofferenze derivanti proprio dalle sue storture, ossia da un’unione monetaria incompleta. Anzi, la cancelliera ha sempre giocato con le ambiguità, chiudendo gli occhi dinnanzi alle ricostruzioni tendenziose e spesso palesemente interessate della crisi, che negli ultimi anni sono state sostenute da ampie frange del centro-destra in Germania.

Il silenzio della Germania sulla manovra di bilancio dell’Italia la dice lunga sulla fine dell’era Merkel

Anche sulla Brexit, Merz mostra una posizione diversa da quella della Merkel, quando sostiene che l’uscita del Regno Unito rappresenta la più grande minaccia per l’Europa, al contempo confessandosi contrario all’ipotesi di un secondo referendum, perché anche se i “Leave” fossero minoranza, la loro opposizione si radicalizzerebbe contro la UE. Semmai, spiega, Londra potrebbe tornare un giorno a fare parte delle istituzioni comunitarie, magari “tra 10 anni”. Una ventata di onestà intellettuale e di pragmatismo, che non era quanto ci saremmo aspettati da un candidato con il vento poppa e che da destra corre in queste settimane per ereditare da Mutti lo scettro di segretario, prodromico alla conquista della cancelleria quando verrà il suo tempo.

Quali conseguenze vi sarebbero in Germania, se Merz diventasse leader della CDU? Sul piano politico, il dissenso con la cancelliera da un lato e gli alleati di governo socialdemocratici dall’altro monterebbero. Se alle elezioni europee del maggio prossimo, il partito andasse meglio delle previsioni e delle percentuali a cui si è ridotto nei sondaggi (26-27%), l’uomo ne approfitterebbe per reclamare il voto anticipato, qualora confidasse in una probabile vittoria e nella possibilità di formare una maggioranza almeno con i liberali. Se, invece, dalle europee la CDU uscisse con le ossa rotte, Merz potrebbe chiedere la testa della cancelliera, prendendone il posto con il voto di sfiducia costruttivo tipico della Germania dal 1949. A quel punto, la maggioranza si sgretolerebbe e l’asse con l’SPD verrebbe rimpiazzato da un’alleanza con liberali e Verdi, la prima opzione di Frau Merkel dello scorso anno, naufragata dopo due mesi di intense trattative. Resta da vedere se i Verdi, il cui exploit elettorale li colloca oggi al secondo posto nei sondaggi, accetterebbero di fare da junior partner dei conservatori o non approfitterebbero del boom per avallare nuove elezioni e incassare il successo.

Che Germania sarebbe sotto Merz?

L’aspetto più interessante della dichiarazione di Merz sta nella politica estera. Egli non contrasterebbe la BCE con la richiesta sotterranea di accelerare il percorso di uscita dall’accomodamento monetario, mentre percorrerebbe insieme alla Francia la strada delle riforme per l’euro, così da renderlo una moneta davvero compatibile con gli interessi nazionali di tutti gli stati membri. Già, ma queste sembrano le parole del finanziere Merz, non dell’esponente dell’ala conservatrice della CDU, la stessa che lamenta da destra una posizione della Merkel troppo accondiscendente con i partner “spendaccioni” del Sud Europa e che ostacola proprio i propositi di riforma presentati oltre un anno fa dal presidente francese Emmanuel Macron. Credibile che i “falchi” fiscali e monetari in Germania finiranno per completare l’unione monetaria avallando quelle misure che ad oggi a Berlino nemmeno la sinistra ha il coraggio di difendere?

La Germania di Angela Merkel cade vittima delle proprie bugie sull’euro

Sembra strano, ma non sarebbe impossibile. Ciò che è mancato all’era Merkel è stata una visione d’insieme e di lungo periodo dell’euro, della UE e dello stesso ruolo della Germania. La cancelliera ha difeso un modello economico improntato sull’austerità fiscale, semplicemente per l’incapacità di vendere ai tedeschi la più ampia rappresentazione di cosa sia la moneta unica per la loro economia. Le relazioni tra i partner sono state basate su rapporti di credito-debito, che hanno finito per alienare le opinioni pubbliche di parecchi stati, minacciando la sopravvivenza stessa dell’euro, a partire dall’Italia. Sempre ieri, ad Helsinki il PPE ha eletto il bavarese Manfred Weber candidato alla presidenza della Commissione. L’uomo è un conservatore aperto a una qualche alleanza non già con il mondo sovranista tout court, quanto con i suoi esponenti più presentabili e meno radicalizzati, tra cui la Lega di Matteo Salvini. Merz e Weber sarebbero pezzi di un puzzle che si starebbe componendo sotto i nostri occhi e che ci mostrano una Germania assai diversa da quella ancora retta da Frau Merkel.

Merz-Weber sposterebbero a destra l’asse politico tedesco e ciò lascerebbe immaginare una Berlino meno propensa ad abbracciare progetti di ulteriori cessioni di sovranità alla UE. Ne sarebbero felici i sovranisti, anche se da rigoristi fiscali, meno ancora di oggi i tedeschi consentirebbero agli altri stati dell’euro di violare i vincoli di bilancio; a meno che non siano rassicurati sul fatto che a pagare possano essere gli stati virtuosi. In sostanza, l’unione monetaria verrebbe concepita in maniera diversa da oggi, meno solidale, ma anche per questo meno restrittiva, con la porta aperta per quanti non fossero in grado o volenterosi di rispettarne le regole. Affinché questo non si trasformi in pietanza per gli speculatori (e Merz veste da anni i panni del finanziere), servirebbe assegnare alla BCE altri compiti, come quello di prestatore di ultima istanza. I falchi rappresentati da Merz scatterebbero dalla sedia alla sola idea, ma le parole proferite ieri scompigliano lo scenario. La Germania sarà forse più pragmatica dopo l’era Merkel e per paradosso della storia, proprio sotto l’eventuale guida di coloro che negli anni passati a Berlino hanno frenato ogni tipo di riforma a Bruxelles.

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Argomenti: Crisi Euro, Germania, Politica, Politica Europa