Il cambio euro-dollaro resta sopra 1,10, il mercato è cauto su nuovi stimoli BCE

Cambio euro-dollaro stabile dopo il board BCE. Il mercato scruta la tempistica di eventuali nuovi stimoli e guarda alla Fed.

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Cambio euro-dollaro stabile dopo il board BCE. Il mercato scruta la tempistica di eventuali nuovi stimoli e guarda alla Fed.

A 6 giorni dalla conferenza stampa della BCE, in cui il governatore Mario Draghi ha annunciato il probabile varo di nuovi stimoli monetari a dicembre, il cambio euro-dollaro resta sopra la soglia di 1,10 e rispetto alla chiusura del giovedì scorso, perde solo lo  0,3%, come se il mercato avesse scontato in un’unica seduta il potenziamento del QE e l’ulteriore taglio dei tassi, magari in attesa di verificare se anche la Federal Reserve si terrà più accomodante sui tassi USA. Una prima risposta l’avremo stasera, al termine della riunione del Fomc, il braccio operativo della banca centrale americana in politica monetaria. Quest’oggi, poi, dal board di Francoforte sono arrivate 2 voci critiche all’ipotesi di nuovi stimoli. Una è quella del governatore della banca centrale estone, Ardo Hansson, che non vede la necessità di compiere un simile passo a dicembre, avvertendo che tagliare ancora i tassi rappresenterebbe uno scostamento dalla forward guidance e minerebbe alla credibilità della BCE, che appena 13 mesi fa aveva promesso che non ci sarebbero stati più nuovi tagli. L’altra voce in dissenso è stata del governatore lettone, Ilmars Rimsevics, che non solo crede che sarebbero necessari almeno 6 mesi per studiare e attuare nuovi stimoli, ma ha anche giudicato “insufficiente” il QE, “come dare un’aspirina a un malato grave”, mostrando profondo scetticismo sulla sua capacità di curare i mali dell’economia dell’Eurozona. Le 2 posizioni non sarebbero isolate, ma potrebbero essere solo l’avanscoperta di un dissenso più ampio, che passerebbe per le banche centrali più grandi, come la Bundesbank e la Banca di Francia, oltre ad altri istituti del Centro-Nord Europa, vicini tradizionalmente alla Germania. Se  così fosse, Draghi necessiterebbe di più tempo per convincere il board a sostenere nuove misure accomodanti. In  fondo, per lui si tratta di ammettere anche che quelle già attuate hanno fallito l’obiettivo, come sostenuto dai suoi detrattori.  

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